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Fast food automatizzati: ledono i diritti civili?

31 Marzo 2017


Fast food automatizzati: ledono i diritti civili?

> Business Pubblicato il 31 Marzo 2017



Ecco in quali casi la meccanizzazione rischia di essere lesiva dei diritti individuali, in particolare per i soggetti in difficoltà. La class action contro Eatsa.

I fast food automatizzati diventano sempre più una realtà, a discapito dei lavoratori ma non solo. A quanto pare, infatti, l’automatizzazione non facilita affatto gli utenti ed in alcuni casi addirittura non garantisce il rispetto dei diritti civili del consumatore. Ecco cosa è emerso da una recente causa proposta negli Stati Uniti.

Il fast food automatizzato non è accessibile a tutti

L’automatizzazione dovrebbe favorire tutti, con tempi più rapidi, a favore del consumatore che riduce così le code alla cassa.

Ma non vale per tutti. Ad esempio non è così per i non vedenti, che, ad esempio, non possono interfacciarsi con un pannello digitale.

Proprio per questo le associazioni dei ciechi in america si sono scagliati contro un importante fast food americano, rivendicando i propri diritti civili.
La causa collettiva, la class action, depositata a New York, riguarda la catena Eatsa, una catena americana di fast food che è famosa per la proposta di cibi sani, in gran parte vegetariani e vegani.

Eatsa e l’automatizzazione del servizio

La ditta è famosa anche per la completa automatizzazione, che gli permette di ridurre i costi di personale: l’ordinazione si fa tramite tablet posti all’ingresso del chiosco e si inserisce il nominativo, pagando solo con carta di credito o col cellulare. A ciò si aggiunga che perfino la consegna del pasto è recapitata da camerieri robotizzati: il pasto si preleva da una parete fatta di cubi trasparenti. Un sistema altamente tecnologico che, però, non favorisce tutti.

L’Eatsa in tribunale: nessun avviso sonoro per ciechi

L’automatizzazione tramite touch-screen non garantisce le stesse funzionalità e quindi gli stessi standard qualitativi a persone meno dotate come i non vedenti o gli ipovedenti, di fatto precludendo a questa categoria di utenti l’intera esperienza Eatsa.

Certo bisogna specificare che la tecnologia touch-screen, di per sè, garantisce generalmente l’accessibilità anche agli ipovedenti ed ai non vedenti, funzioni tuttavia non adottate dalla Eatsa. Anche i “cubi” dove arrivano i piatti in maniera automatizzata non hanno avvisi sonori o altre forme di riconoscimento per i non vedenti.
Insomma l’intera esperienza di Eatsa, affermano i promotori della class action, è preclusa a chi non vede. La class action è stata proposta dall’American Council of the Blind: l’accusa è di violazione di diritti civili.

lazione di diritti civili.


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