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Lo sai che? I diritti di chi ha la tosse

Lo sai che? Pubblicato il 8 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 8 gennaio 2018

La tosse può nascondere un banale raffreddore ma anche una malattia grave: quali sono gli esami da fare e i diritti al lavoro? Si può arrivare all’invalidità?

La tosse non è una malattia ma il sintomo di una malattia. È un gesto, voluto o involontario, per liberare le vie respiratorie da secrezioni o da un corpo estraneo (il bocconcino che si è «messo di traverso», ad esempio) oppure un riflesso provocato dalla gola troppo secca o da un’irritazione delle vie respiratorie.

Tuttavia, la tosse può nascondere una patologia anche grave. Per questo, chi ha questo disturbo in modo frequente deve spesso fare degli esami e degli approfondimenti per capire che cosa nasconde questo fastidioso segnale.

Quali sono, allora, i diritti di chi ha la tosse? Variano a seconda delle cause che la provocano: un’allergia, una bronchite cronica, un’infezione, un’infiammazione della laringe o della trachea, ecc.

Perché abbiamo la tosse?

Le cause più diffuse della tosse sono:

  • l’asma bronchiale: provoca all’inizio dell’attacco di asma una tosse secca che poi si evolve in un’espettorazione di muco denso, soprattutto di notte e al mattino presto;
  • la bronchite cronica: provoca una tosse con frequente produzione di muco;
  • la bronchite acuta: provoca tosse continua che da secca di evolve in tosse grassa nell’arco di pochi giorni;
  • lo scolo retronasale: la tosse viene provocata dallo scolo di muco dalla parte posteriore del naso verso la gola;
  • la polmonite;
  • il reflusso gastroesofageo: la tosse viene provocata dall’entrata nelle vie respiratorie degli acidi che salgono dallo stomaco ed infiammano la trachea e la laringe;
  • le neoplasie polmonari: la tosse cronica viene provocata da un tumore;
  • la pertosse: è una patologia che presenta una tosse convulsiva e violenta e, all’atto di inspirare, un caratteristico rantolio;
  • la tubercolosi (Tbc);
  • il fumo: provoca una tosse cronica e particolarmente fastidiosa soprattutto al risveglio, segno di un’infiammazione della parete dei bronchi.

Cosa devo fare quando ho la tosse frequente?

Chi ha la tosse persistente deve accertare la vera causa di questo disturbo. Il medico di base sarà in grado di determinare se si tratta di una semplice influenza, di un raffreddore, di uno scolo retronasale oppure se la tosse nasconde qualcosa di più serio come una bronchite o una polmonite o, peggio ancora, un problema grave a livello polmonare.

In questo caso, si passerà alla prescrizione di una radiografia toracica. Se anche questo esame desse risultato negativo, sarebbe opportuna una visita dall’otorinolaringoiatra oppure dallo pneumologo (attraverso una broncoscopia) per valutare, rispettivamente, un disturbo alle vie respiratorie oppure a livello polmonare.

È raccomandabile anche un esame gastroesofageo (una gastroscopia o una pH-metria, cioè una valutazione dell’indice di acidità dello stomaco e/o dell’esofago) per accertare l’eventuale reflusso.

Quali sono i diritti al lavoro di chi ha la tosse?

Se, dunque, non è una malattia ma un sintomo, quali sono i diritti di chi ha la tosse? Può sembrare una scusa banale per stare a casa chiamare il proprio datore di lavoro e dirgli: «Oggi non vengo perché ho la tosse». Il problema è quello che nasconde questo disturbo. E, come abbiamo visto, non sono patologie da trascurare. E allora la telefonata dirà: «Oggi non vengo perché devo fare degli esami o degli accertamenti clinici».

Assenze al lavoro per visite mediche

Le assenze per visite mediche, analisi o terapie dovute ad eventuali patologie manifestate da chi ha la tosse possono essere indennizzate o meno, secondo quanto disposto dal contratto collettivo. Le possibilità sono due:

  • permessi retribuiti tramite la presentazione, da parte del dipendente, di un’attestazione medica che certifichi le prestazioni sanitarie effettuate e l’orario in cui sono state eseguite;
  • scomputo delle assenze, su base oraria, dal monte di ore di permessi retribuiti spettanti, come rol (riduzione dell’orario di lavoro) o ex festività;
  • concessione di permessi non retribuiti.

Se, come detto, la tosse può essere sintomo di un tumore ai polmoni o alle vie respiratorie, il lavoratore ha il diritto di chiedere dei permessi al lavoro per poter fare degli esami più approfonditi.

La prima cosa da fare è chiedere un’impegnativa al medico di base che dimostri la necessità di fare una visita o degli esami specialistici. Al termine della visita, il lavoratore dovrà presentare all’azienda il relativo certificato che deve riportare i dati del dipendente, della struttura in cui questi è stato visitato, la data ed il tempo impegnato. Lo stesso deve fare il lavoratore che sceglie di farsi visitare da un privato senza passare dal medico di famiglia.

I giorni di malattia

Il medico può ritenere opportuno, dopo una visita specialistica invasiva (una broncoscopia, una gastroscopia, ecc.), che il paziente debba avere qualche giorno di riposo. In questo caso, il medico curante redige e trasmette all’Inps, per via telematica, il certificato di malattia e fornisce il numero di protocollo del certificato al lavoratore. Quest’ultimo ha il compito di avvertire immediatamente l’azienda dell’assenza e di inviare il protocollo della trasmissione del certificato medico al datore di lavoro.

La visita fiscale

Assentarsi dal lavoro per un riposo richiesto dal medico significa assentarsi per malattia. Per tanto, si deve essere reperibili per una eventuale visita fiscale in queste fasce orarie:

  • dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00, per i lavoratori del settore privato;
  • dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00, per i dipendenti pubblici.

Nel caso in cui il lavoratore debba sottoporsi a terapie o visite specialistiche, le assenze alla visita fiscale sono giustificate. Resta inteso, comunque, che il dipendente deve preavvertire il datore di lavoro e fornire idonea attestazione.

Dalla tosse si può arrivare all’invalidità?

Può sembrare un’esagerazione, certo. Sicuramente tra le patologie indicate nella tabella che stabilisce le percentuali di invalidità non troveremo la tosse. Anche perché, come abbiamo detto e ripetuto, la tosse non è una malattia vera e propria ma il sintomo di una malattia.

Se, però, dagli esami specialistici richiesti dal medico si scopre che questo disturbo è provocato da una patologia seria, allora sì: si può arrivare all’invalidità. Ovviamente, i diritti di chi ha la tosse per una complicanza invalidante variano a seconda della patologia in sé e, quindi, della percentuale assegnata.

Ricordiamo che al di sotto del 33% di invalidità, al paziente non spetta alcuna agevolazione, in quanto non viene formalmente riconosciuto invalido civile. Invece:

  • dal 33% al 45% si ha diritto ad ausili e protesi (nel caso di chi ha la tosse per un problema respiratorio può rattarsi, ad esempio, di un respiratore da utilizzare la notte);
  • dal 46% al 50%, chi ha tra 18 e 55 anni ha diritto al collocamento obbligatorio delle categorie protette;
  • dal 51% al 66% si ha diritto ai congedi per le cure;
  • dal 67% al 73% si ha diritto anche all’esenzione dal ticket sanitario per la patologia di cui si è affetti;
  • dal 74% al 99%, chi ha tra 18 e 65 anni ha diritto all’assegno mensile di invalidità;
  • al 100% si ha diritto alla pensione di inabilità.

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1 Commento

  1. Articolo interessante che da uno sguardo d’insieme ad una malattia, quella respiratoria, sempre più grave perché spesso specchio di grosse patologie che vanno curate in tempo. Diventa d’obbligo inoltre una vita più sana e meno stressante di quella che conduciamo oggi: non vorremmo che la salute degli italiani andasse all’ultimo posto. Spesso si arriva a delle decisioni importanti quando è ormai troppo tardi. E si lascia invece troppo spazio ad aspetti che sono del tutto insignificanti nel comune vivere civile. Grazie sempre.

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