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Lo sai che? La tassa occulta sui risparmi

Lo sai che? Pubblicato il 9 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 9 gennaio 2018

Il risparmio in banca viene tassato? Cosa si rischia a lasciare i soldi in giacenza sul conto corrente?

Agli italiani piace investire i risparmi nel mattone: la ricchezza immobiliare costituisce il principale rendimento del risparmiatore medio. Secondo l’stat, l’80% dei cittadini vive in una casa di proprietà, anche se spesso piccola e da ristrutturare. Ma siamo anche un popolo che non ama rischiare (comprensibile vista la strutturale instabilità politica ed economica), cosicché gran parte dei residui guadagni viene lasciata sul conto corrente “a vista”. Si tratta di una allocazione del denaro senza alcuna efficienza e utilità. Il rendimento è pressoché pari a zero: si stima una media dello 0,4% annui. Se si confronta tale dato con un’inflazione che, nel 2017, è stata pari all’1,2%, se ne trae una triste e ineluttabile conseguenza: perdita di potere di acquisto. L’abitudine degli italiani a lasciare sotto il materasso i propri risparmi è costata al popolo ben 10 miliardi di euro di diminuzione del valore: una tassa occulta pari a ben 5 volte il canone Rai. In pratica, gli italiani stanno pagando un balzello senza neanche accorgersene. Anzi, forse proprio la necessità di preservare il denaro da imposte e da altre “attenzioni” del fisco costituisce la prima causa di impoverimento delle famiglie.

Quanti soldi perde, ogni anno, un risparmiatore medio? Il calcolo è dato dalla differenza tra l’inflazione e il rendimento che riconosce la banca. Se, ad esempio, la banca garantisce interessi attivi pari a 0,2% e l’inflazione è pari a 1,2%, il correntista perde ogni anno 1 euro su ogni 100 euro. Tanto vale il “costo della sicurezza” e della tranquillità. Ma non c’è da stupirsi: qualsiasi consulente finanziario raccomanda di preservare una parte del proprio patrimonio in liquidità. Anzi, se guardiamo gli altri Stati europei, l’Italia non è così arretrata. Se nel nostro Paese il 31,4% della ricchezza è liquida (secondo la Banca d’Italia, le famiglie hanno ben 1.329 miliardi di euro nei conti correnti), in Francia lo è il 28% mentre in Spagna e Germania addirittura il 40%.

Tuttavia bisogna considerare che le recenti manovre di politica monetaria a livello europeo e la leggera ripresa economica stanno riportando – forzatamente – un vecchio nemico di sempre: l’inflazione. Più aumenta l’inflazione e più aumenta la tassa occulta sui risparmi. E siccome è prevedibile che, nei prossimi anni, l’inflazione tornerà a crescere, aumenterà anche il balzello sui conti correnti. Maggiore povertà per chi non ama spendere.

I risparmi vengono tassati? Al momento, possiamo quantomeno contare sul fatto che, salvo l’imposta sul conto corrente, i risparmi non vengono tassati. Ad essere tassati sono gli acquisti, non solo con le imposte indirette (l’Iva su tutte, le accise e le varie imposte sull’acquisto dei beni), ma anche con i controlli “postumi”: il redditometro, ad esempio, è un metro che ha l’Agenzia delle Entrate per verificare che il denaro utilizzato per acquistare beni di lusso o, comunque, rivelatori di capacità contributiva (di solito contante) non sia stato sottratto all’imposizione fiscale. «Tanto spendi, tanto guadagni» dice giustamente il fisco e se, nella bilancia tra entrate e uscite non c’è corrispondenza, arriva la richiesta di chiarimenti.

Ma se i soldi vengono lasciati sul conto corrente ci sono rischi? Al di là di quelli appena descritto per via dell’inflazione, una fedele dichiarazione dei redditi non dovrebbe costare alcuna sorpresa. In verità, come abbiamo detto nell’articolo La tassa sui risparmi in banca, anche il risparmio accumulato in banca è indice di potere di acquisto; né è possibile occultarlo visto che tale dato viene periodicamente comunicato dall’istituto di credito all’Agenzia delle Entrate tramite l’Anagrafe dei conti correnti. Vien da sé che un contribuente con un reddito mensile di mille euro al mese, che alla fine dell’anno ha una giacenza in banca di 13mila euro, deve aver avuto necessariamente altre entrate per mangiare e dormire; e se di queste non vi è traccia nei documenti fiscali, il rischio di un accertamento è tutt’altro che remoto. Insomma, l’eccesso di risparmio genera sospetti.


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