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Ufficiale giudiziario per recupero crediti

12 Gennaio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 Gennaio 2018



Siamo in forte difficoltà economica e abbiamo creditori disposti a tutto pur di recuperare i soldi dovuti: ecco quando subentra l’ufficiale giudiziario

Non sono certo tempi facili e non tutti riescono a mantenere la propria situazione economica tale per tutta la vita. Nessuno è totalmente immune da problemi economici: può capitare di perdere il lavoro, di dover affrontare grosse spese, di ammalarsi e non riuscire più a lavorare. Così quegli acquisti fatti in precedenza non riescono più a essere saldati. Possono essere rate di finanziamenti grandi e piccoli, di mutui, crediti nei confronti di fornitori. Qualunque situazione in cui una persona non riesca a pagare la somma dovuta a un creditore può generare un iter poco piacevole di recupero credito. Come funziona esattamente? Se pensiamo al recupero crediti solo come a un’attività in mano alle società che agiscono da mediatrici, ci sbagliamo. Se il creditore si incaponisce perché vuole i suoi soldi, e noi con le buone non glieli diamo, lui può passare alle maniere davvero forti: va per vie legali e chiede al Tribunale un decreto ingiuntivo che può portare a un’esecuzione forzata e al pignoramento dei beni. Qui è chiamato ad agire l’ufficiale giudiziario per il recupero crediti, come esecutore degli atti dei giudici, ma anche come investigatore. Su cosa investiga? Come agisce? Vediamolo in dettaglio.

Cos’è il recupero crediti?

Capita nella vita di esporsi nell’acquisto di qualcosa (da una tv alla casa, e non solo), ma di non riuscire più a pagare le rate degli acquisti fatti. In questi casi al nostro creditore non importa affatto delle nostre difficoltà, pretende di essere pagato e si attiva in tutti i modi possibili per raggiungere il suo obiettivo. Il recupero credito quindi è quell’attività svolta per ottenere il pagamento del credito dovuto. Il nostro creditore può agire solitamente in tre modi:

  • Da solo – contattandoci via telefono, e-mail, raccomandata, e chiedendoci di pagarlo al più presto
  • Con l’aiuto di un avvocato
  • Tramite una società di recupero crediti – che agirà da mediatore, fin quando ed entro i limiti in cui sarà possibile farlo. Ricordiamo che questa società non è la titolare del credito e non può agire quindi in Tribunale. Cosa che può fare solo il titolare effettivo del credito, cioè il nostro creditore.

La via stragiudiziale

Quando parliamo di recupero crediti, dobbiamo tenere presente che non si va subito dritti all’azione legale. Il nostro creditore può scegliere inizialmente vie più informali e concilianti per riscuotere quanto gli dobbiamo evitando il contenzioso (che lo metterebbe di fronte a cifre da sborsare). Ecco che allora potrà decidere di attivarsi con lettere, telefonate, incontri, solleciti, call center e di seguire questi passi nei nostri confronti:

  • Contattarci direttamente, per chiederci di saldare il nostro debito e magari cercare un accordo con noi (o noi possiamo cercare un accordo con lui che ci consente di risolvere la situazione senza svenarci)
  • Inviare una lettera con raccomandata con ricevuta di ritorno in cui ci intima di pagare entro un termine stabilito
  • Un nuovo sollecito, telefonico o di persona, per cercare un punto d’incontro con noi e capire se si può negoziare una modalità di riscossione debito
  • Con la messa in mora, se vede che da parte nostra non c’è collaborazione (non sempre perché siamo cattivi, ma a volte semplicemente non siamo in condizione di pagare) e che abbiamo ignorato ogni tentativo. Ecco che allora ci manda una lettera in cui mette per iscritto la nostra situazione di debitori, intimandoci di saldare i nostri debiti entro un termine stabilito. Noi abbiamo 15 giorni di tempo per pagare, in caso contrario solitamente si passa alla via giudiziale.
  • Tramite una società di recupero crediti che, ricordiamo, non ha nessun potere legale su noi e i nostri debiti. È solo un mediatore che avrà il compito di riscuotere i soldi che dobbiamo per conto del nostro creditore. Anticipiamo già che nessun ufficiale giudiziario potrà bussarci alla porta per conto di una società di recupero crediti. Né incaricati della società potranno venire a pignorarci nulla.

La via giudiziale

La soluzione estrema – per noi e per il creditore – quando la via stragiudiziale non ha dato alcun frutto, sarà la via legale, quella in cui la questione viene demandata ad avvocati e giudici. È l’unico modo che potrà consentire eventualmente all’ufficiale giudiziario per il recupero crediti di venire a casa nostra e procedere al pignoramento.

Questa strada ci porterà sicuramente problemi non di poco conto. Per il creditore invece, sarà più costosa di quella stragiudiziale, ma al tempo stesso gli consentirà di avere in mano un atto esecutivo del giudice, con cui si potrà procedere all’esecuzione forzata e al pignoramento dei beni di noi debitori. È in questa fase che entra in gioco l’ufficiale giudiziario.

La procedura giudiziale permette al nostro creditore di andare davanti al Tribunale a chiedere un decreto ingiuntivo per un’azione esecutiva nei nostri confronti. In pratica il pignoramento dei nostri beni fino alla copertura del nostro debito.

Il decreto ingiuntivo è, appunto, un ordine del Tribunale o del Giudice di pace (in caso di importi dovuti fino a 5 mila euro) che ci intima di pagare la somma dovuta entro 40 giorni. Noi possiamo fare opposizione dando vita a una causa. In ogni caso, se ignoriamo il decreto ingiuntivo o viene emessa sentenza di rigetto a seguito della nostra opposizione, scatta la notifica dell’atto di precetto: l’ultimo atto prima dell’effettivo pignoramento.

Chi è l’ufficiale giudiziario?

L’odiato e temuto ufficiale giudiziario è a tutti gli effetti un pubblico ufficiale (ecco perché gli vengono consentite azioni molto delicate, che non sarebbero di norma permesse). Si può comunemente definire come una sorta di aiutante del Giudice, chiamato a dare concreta esecuzione agli atti che vengono emessi dal Tribunale. E lo fa notificando questi atti ai cittadini, suonando al campanello di casa e chiedendo loro di assolvere agli obblighi di legge. Da un po’ di tempo a questa parte la legge gli ha affidato un compito ancora più delicato: può agire come una specie di investigatore privato alla ricerca di beni di pignorare. Vediamo come.

Ufficiale giudiziario: quando interviene nel recupero crediti?

Se il nostro creditore si rivolge al Tribunale, il Presidente o il giudice nominato possono autorizzare l’ufficiale giudiziario ad investigare su quali beni siano in nostro possesso [1]. Vuol dire che potrà utilizzare gli strumenti telematici per accedere ai database delle pubbliche amministrazioni e dell’anagrafe tributaria, degli enti previdenziali e al pubblico registro automobilistico per raccogliere tutte le informazioni sui nostri beni, conti correnti, rapporti finanziari, rapporti di lavoro, al fine di individuare cosa di nostro può essere pignorato.

Ufficiale giudiziario: cosa può fare in caso di recupero crediti

Una volta fatti questi accertamenti, l’ufficiale giudiziario che agisce per un recupero crediti redige un apposito processo verbale in cui indica tutti i risultati ottenuti dalla ricerca telematica e può procedere a svolgere la sua funzione di pubblico ufficiale: cioè a dare esecuzione al pignoramento di questi beni.

Se nella sua attività di pignoramento, non riesce a trovare una cosa che invece risulta dalla sua ricerca telematica può intimarci – detto volgarmente – di vuotare il sacco entro 15 giorni, cioè di comunicargli il luogo in cui questi beni sono nascosti. Se non obbediamo a questo obbligo rischiamo una pena punita con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a euro 516 [2].

Detto ciò, quando qualcuno esige dei crediti da noi e si affida al Tribunale per riscuoterli, possono essere emanati diversi atti per intimarci al pagamento, pena pignoramento. Questi atti saranno notificati ed eseguiti dall’Ufficiale giudiziario:

  • Decreto ingiuntivo – ordine del Tribunale o del Giudice di pace (fino 5 mila euro) rivolto al debitore, che lo intima a pagare quanto dovuto, regolarizzando la propria posizione nei confronti del creditore, entro 40 giorni dalla notifica
  • Atto di precetto – se il debitore ignora il decreto ingiuntivo non sanando il debito o fa opposizione, ma questa viene rigettata, scatta il precetto: l’atto con cui si intima al debitore di pagare quanto dovuto entro 10 giorni, pena l’esecuzione forzata.
  • Pignoramento – con l’esecuzione forzata parte il pignoramento, che può essere mobiliare (di cose, oggetti, conti), immobiliare (case ed edifici) o pressi terzi (beni che sono nell’immediata disponibilità di un altro soggetto).

L’ufficiale giudiziario, tramite pignoramento, intima il debitore a non sottrarre quei beni individuati come garanzia della copertura del credito e che sono diventati oggetto di espropriazione.

A questo punto, possiamo evitare tutto questo, pagando la somma che andrebbe a coprire il nostro debito e possiamo farlo dando i soldi in mano all’ufficiale giudiziario. Così si interrompe il procedimento di pignoramento [3].

note

[1] Art. 492 bis legge 162 del 2014

[2] Art. 388 Cod. proc. pen.

[3] Art. 494 Cod. proc. pen.

Autore immagine: Pixabay 


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