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Quali sono i reati nelle fiabe?

9 Gennaio 2018 | Autore:


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Biancaneve, Cenerentola, Cappuccetto Rosso: tutti i crimini delle fiabe più famose.

Forse non tutti se ne sono accorti, ma le fiabe che leggiamo ai bambini prima di andare a dormire sono piene zeppe di reati, alcuni anche tremendi! Il mondo fatato che pensiamo di raccontare ai più piccoli, in realtà, può essere addirittura peggiore della realtà. Non ne siete convinti? Leggete questo articolo e scoprirete quali sono i reati nelle fiabe.

I reati nelle fiabe: Biancaneve

Tutti conoscono la storia di Biancaneve, generalmente attribuita ai fratelli Grimm. Ma avete letto bene di cosa parla? Di una donna che cerca di uccidere la figlia del marito! E ci riesce pure, se non fosse che, per non far spaventare davvero i bimbi, la fiaba termini con Biancaneve che viene in qualche modo restituita alla vita (dal bacio del principe, secondo la celeberrima trasposizione animata; accidentalmente, secondo la fiaba originale).

Se tutto ciò fosse accaduto in Italia, la matrigna di Biancaneve sarebbe stata condannata all’ergastolo per omicidio pluriaggravato dalla premeditazione, dall’utilizzo di un mezzo venefico (la mela) e dalla particolare crudeltà [1].

È pur vero che Biancaneve, alla fine, non morirà. Se vi fosse stato un procedimento penale ancora pendente nei confronti della perfida regina, il pubblico ministero avrebbe dovuto modificare il reato contestato in tentato omicidio.

Anche la situazione dei nani desta più di qualche perplessità. Siamo sicuri che fossero piccoli uomini? E se fossero stati bambini? In questo caso, potrebbe configurarsi il reato, in forma aggravata, di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, che punisce con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da cinquecento a mille euro per ciascun lavoratore reclutato, chiunque:

  • recluta manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori;
  • utilizza, assume o impiega manodopera, anche mediante attività di intermediazione, sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno [2].

Non vogliamo parlare, poi, della crudeltà verso gli animali? La malefica regina, prima ancora di occuparsi personalmente della figliastra, incarica un cacciatore di uccidere Biancaneve, ordinandogli, come prova della sua morte, di portarle le viscere (il cuore, secondo la cinematografia) della giovane! Il cacciatore, però, mosso a pietà, decide di ingannare il suo mandante portando alla regina le interiora di un cinghiale. Scelta saggia, ma non proprio legale: chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni [3].

I reati nelle fiabe: Cappuccetto Rosso

Altrettanto nota (e crudele) è la fiaba di Cappuccetto Rosso. Anche qui, delitti a non finire: uccisioni di persone e animali. E non solo.

Anche in questo racconto è presente l’omicidio e l’uccisione di animali (il cacciatore taglia la testa al lupo e lo sventra per far uscire Cappuccetto Rosso e la nonna). Ma v’è un altro reato, commesso dal lupo quando veste i panni della nonna: quello di sostituzione di persona. Secondo il codice penale, è punito con la reclusione fino a un anno chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendosi illegittimamente ad altra persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome o un falso stato [4].

I reati nelle fiabe: Cenerentola

Tocca a Cenerentola, fiaba famosissima, narrata in centinaia di versioni e attribuita a numerosi autori (Perrault, Grimm, Basile). Dal punto di vista giuridico, si tratta di una storia tristissima.

Cenerentola è praticamente ridotta in schiavitù dalla matrigna e dalle sorellastre. La legge italiana punisce con la reclusione da otto a venti anni chiunque esercita su una persona poteri corrispondenti a quelli del diritto di proprietà ovvero chiunque riduce o mantiene una persona in uno stato di soggezione continuativa, costringendola a prestazioni lavorative o sessuali ovvero all’accattonaggio o comunque al compimento di attività illecite che ne comportino lo sfruttamento [5].

A ciò si aggiunge senz’altro il reato di maltrattamenti contro familiari, secondo cui chi maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione o custodia, è punito con la reclusione da due a sei anni [6].

Ricorderete, poi, che Cenerentola, per recarsi al ballo, approfitta della magica trasformazione di alcuni animaletti. In particolare, la versione cinematografica della fiaba mostra come un’intera carrozza venga trascinata da sei topolini trasformati in cavalli. Ebbene, il codice penale italiano punisce con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da cinquemila a trentamila euro chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche [7]. Non è una fatica insopportabile, per dei poveri topi, trascinare un’intera carrozza?

Sorvoleremo sul fatto che le sorellastre di Cenerentola, pur di calzare la scarpetta, arrivino ad amputarsi le dita e i calcagni dei piedi. A tutto c’è un limite.

I reati nelle fiabe: Hansel e Gretel

C’è forse una fiaba più disperata, immorale e anti-giuridica di Hansel e Gretel? Due bambini vengono condotti dai genitori nel bosco e là abbandonati. Per la legge, l’abbandono di persone minori o di incapaci è un reato grave, punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni, per di più aggravato dal fatto che l’illecito è commesso dai genitori [8].

Hansel e Gretel, nel bosco, si rifugiano presso una bella casetta di marzapane: peccato che sia abitata da una strega che si nutre (guarda caso) di bambini! Non analizzeremo dal punto di vista giuridico l’istinto cannibalesco della malvagia megera, quanto, piuttosto, la reazione dei due sfortunati bimbi. È noto che Hansel e Gretel riescano a sfuggire alle grinfie della strega, giungendo perfino ad ucciderla bruciandola nel forno dalla stessa preparata per cucinare i bambini.

Hansel e Gretel hanno commesso omicidio? No, perché ne andava della loro stessa vita. Secondo il codice penale, non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui dal pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa (per un approfondimento sul tema della legittima difesa si legga questo articolo) [9].

Raccontare una fiaba è reato?

Dopo questa carrellata di orrori giuridici, ecco il quesito finale: raccontare una fiaba è reato? Sicuramente no, se la narrazione avviene in casa, con i soli figli che ascoltano. Diversa potrebbe essere la situazione nel caso di una lettura pubblica: secondo la legge italiana, chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati è punito, per il solo fatto dell’istigazione, con la reclusione da uno a cinque anni [10].

Le fiabe sono infarcite di crimini, spesso elogiati perché simbolo della vittoria del bene sul male. Ma è proprio così? Un reato non è sempre un reato, anche se a farne le spese è un “cattivo”? Non vorremo che i nostri figli seguano l’esempio di principi azzurri che, pur di soddisfare i loro impulsi, impugnano le armi per farsi sommaria giustizia?

Ma soprattutto, questo autore non ha niente di meglio da fare che gettare ombre sulle fantasie dei bambini? (Se non ne avete abbastanza, scoprite quali sono i reati di Babbo Natale e quali della Befana).

note

[1] Artt. 575, 576 e 577 cod. pen.

[2] Art. 603-bis cod. pen.

[3] Art. 544-bis cod. pen.

[4] Art. 494 cod. pen.

[5] Art. 600 cod. pen.

[6] Art. 572 cod. pen.

[7] Art. 544-ter cod. pen.

[8] Art. 591 cod. pen.

[9] Art. 52 cod. pen.

[10] Art. 414 cod. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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