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Lo sai che? Cosa fare per difendersi dai vicini molesti

Lo sai che? Pubblicato il 9 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 9 gennaio 2018

Contestazioni tra vicini di casa: dallo stalking ai rumori, dal gocciolamento di acqua all’immondizia.

Sono numerosi i casi di molestie condominiali: dal rumore notturno allo gocciolamento dell’acqua del balcone del piano superiore, dallo sbattimento dei tappeti al furto della posta nella cassetta delle lettere, dai piccoli dispetti al parcheggio abusivo sull’altrui posto auto. Quando si vive in condominio ci vuole tolleranza, ma è ancor più importante rispettare il quieto vivere di tutti e non compiere comportamenti che possano rendere insopportabile la convivenza. Secondo infatti la giurisprudenza, proprio in ambito condominiale si dovrebbe registrare quella collaborazione e comunione di intenti che deriva dal fatto di condividere la proprietà di alcuni beni (le scale, il cortile, l’androne, ecc.): un comportamento non corretto è ancor più grave rispetto a quello di un estraneo. Nel valutare come difendersi dai vicini molesti bisogna anche considerare l’intensità e la frequenza dei comportamenti in contestazione: se, infatti, da un lato la Cassazione ha escluso la possibilità di risarcimenti per danni di poco valore o dettati da questioni di mero principio, laddove le molestie siano invece ripetute nel tempo e tali da creare uno stato di timore o ansia, si può facilmente sconfinare nello stalking condominiale.

In questa breve guida descriveremo quelle che sono le condotte più frequenti che sono vietate dalla legge e come difendersi.

Rumore del vicino

La molestia che più frequentemente che genera conflitti in condominio è costituita dal rumore. La legge non stabilisce orari durante i quali astenersi dal dare fastidio ai vicini di casa con schiamazzi, strumenti musicali, stereo o televisione, pulizie di casa o festini, ma dice genericamente che i rumori non devono mai superare la normale tollerabilità; questo significa che vanno valutati caso per caso, non solo in base al momento della giornata (lo stesso rumore può essere insopportabile di notte e appena percepibile di giorno), ma alla frequenza (un rumore occasionale non dà fastidio ma se persistente può diventare molesto) e al luogo in cui si trova l’edificio (nel centro città, dove il rumore di fondo è più elevato, è più difficile che un televisore ad alto volume possa recare fastidio nel cuore del giorno).

Se il vicino è oltremodo rumoroso si può chiamare un avvocato affinché lo diffidi e gli chieda il risarcimento del danno; in caso di mancato rispetto dell’ordine impartito, si può agire in tribunale in via d’urgenza per ottenere una condanna ad astenersi dalle condotte moleste (a volte è stata ordinata l’insonorizzazione dei locali, come nel caso di chi vive con un cane). Se il rumore è talmente forte da disturbare non solo il vicino del piano di sotto, ma tutto lo stabile o il quartiere scatta il reato di disturbo della quiete pubblica e si può denunciare.

Se l’inquilino è in affitto può recedere dal contratto di locazione prima della scadenza, salva la possibilità del padrone di casa di rivalersi contro il responsabile.

Gocciolamento dell’acqua dal balcone di sopra

Se il vicino del piano di sopra innaffia le piante o stende i panni e questi determinano uno stillicidio sulla proprietà sottostante del vicino, questi può diffidare il condomino dal non ripetere tali condotte. In caso contrario, qualora l’episodio si ripeta si può configurare il reato di getto di cose pericolose.

Leggi anche 12 cose che il vicino di casa non può impedirti di fare

Sbattere tappeti fuori dal balcone e gettare altra immondizia

Sbattere tappeti e tovaglie fuori dal balcone non costituisce reato di getto di cose pericolose. Tuttavia, la condotta, se ripetuta, può costituire un danno di natura civile. Qui siamo però nell’ambito di quei danni di scarso rilievo che non consentono tutela giudiziaria a meno che il vicino impertinente sporchi o macchi il divanetto da esterni o altri oggetti di valore. In sintesi, non si può fare nulla se, di tanto in tanto, sul nostro balcone finiscono gli avanzi del pasto di chi vive di sopra.

C’è poi l’arresto fino a un mese o ammenda di 206 euro sono le pene che possono essere applicate a chi getta mozziconi di sigarette, detersivi corrosivi e cenere sul balcone del vicino. Il reato in gioco è di nuovo quello di «getto pericoloso di cose».

Puzza dall’appartamento vicino o di barbecue

Secondo una recente sentenza della Cassazione [1], integra il reato di «getto pericoloso di cose» il comportamento di chi emette odori da cucina che superano la normale tollerabilità. Insomma, per l’odore di fritto o di sugo si rischia il penale. Secondo la Cassazione, la contravvenzione è configurabile anche nel caso di «molestie olfattive» generate da privati e non da attività commerciali, industriali o da locali di ristorazione.

In caso di barbecue si pone anche il problema del fumo che non deve entrare nelle case dei vicini. C’è chi, come un Giudice di Pace di Torino, ritiene i fumi della grigliata «in grado di provocare un sensibile disturbo e disagio in un’abitazione privata e di contribuire a deprimervi la qualità della vita» [2]. Secondo questo parere, pertanto, va interpretato in questa direzione il codice civile quando parla di «non superare la normale tollerabilità» e di «avere riguardo della condizione dei luoghi». La Cassazione ha invece detto che «in tema di emissione di gas, vapori, fumi atti ad offendere, molestare o imbrattare i vicini, tali immissioni possono essere autorizzate soltanto entro i limiti della tollerabilità normale, e quindi previa adozione delle misure necessarie ad evitare il superamento di tali limiti o di quelli imposti da specifiche normative» [3]. Dove per «specifiche normative» si intende l’eventuale regolamento comunale o condominiale che stabilisce quando, dove e come si può fare il barbecue. Regolamenti che più volte la Cassazione ha definito legittimi [4]. Leggi Il vicino può impedirmi di fare il barbecue?

Il cattivo odore può anche venire dagli animali del vicino: si pensi a chi vive al primo piano e non pulisce il terreno dagli escrementi del cane. Anche in tal caso, oltre a una denuncia all’Asl, il vicino rischia anche una querela per la molestia olfattiva (il capo di imputazione resta sempre quello di «getto di cose pericolose»).

Parcheggio abusivo

Chi vive al primo piano ha il diritto di chiedere che il vicino non lasci il motore acceso sotto la propria finestra. Più ricorrente è il caso di chi invece parcheggia l’auto impedendo a un altro condomino di accedere o uscire dal garage. In tal caso, non si può chiamare il carro attrezzi se si è all’interno di un cortile condominiale, ma si può querelare il colpevole per violenza privata.

Danneggiamento

Il vicino che danneggia la proprietà privata, ad esempio l’auto nel cortile, non è più passibile di procedimento penale. Difatti il reato di danneggiamento è stato depenalizzato a meno che non venga commesso sulla strada pubblica (il penale scatta infatti in presenza di cose esposte alla pubblica fede).

Stalking condominiale

Una cosa è la continua lite di condominio e un’altra lo stalking condominiale. Quest’ultimo viene punito dal codice penale [4] quando c’è una serie di atti persecutori che danneggiano la serenità di un individuo. In pratica, se le molestie e le minacce vengono reiterate nel tempo diventano atti persecutori. Un fenomeno meglio noto come stalking. In questo caso niente ammenda: la pena è la reclusione da sei mesi a cinque anni. Gli atti persecutori non devono essere diretti necessariamente a una stessa persona: i giudici di cassazione hanno condannato per stalking un maniaco che aveva preso di mira i condomini di un intero edificio. Si pensi anche al caso del condomino che inserisce la propria spazzatura nei bidoncini altrui della differenziata.

Il potere dell’amministratore

L’amministratore di condominio non può intervenire nelle liti private tra proprietari salvo che il comportamento illecito costituisca una violazione del regolamento di condominio e questi sia stato autorizzato – dal regolamento stesso – a infliggere sanzioni pecuniarie.

Facciamo qualche esempio. L’amministratore non può intervenire se Tizio butta materiale sotto la finestra, sporcando il balcone di Caio; se Tizio insulta Caio o riempie di cartacce la sua cassetta delle lettere; se dall’appartamento di Tizio giungono infiltrazioni d’acqua nell’appartamento di Caio ed è dimostrato che la perdita non dipende da tubature di proprietà del condominio.

Al contrario, l’amministratore ha il dovere di intervenire in due casi:

  • se la lite riguarda un comportamento che costituisce anche violazione del regolamento condominiale: per esempio: un condomino che, a differenza di quanto prescritto nel regolamento, usa l’aspirapolvere alle 5 di mattina; un soggetto che lascia puntualmente il portone dell’edificio aperto, agevolando l’ingresso di sconosciuti nello stabile, ecc.
  • se la lite riguarda questioni legate all’uso delle parti comuni: per esempio: un condomino che parcheggia l’auto nel giardino in modo da impedire il transito alle altre auto; un condomino che sporca l’ascensore ecc.

Farsi giustizia da sé è una cattiva idea: due coniugi esasperati dai rumori e dalle immissioni moleste di un panificio hanno pensato di vendicarsi gettando acqua sul negozio. Risultato: condanna penale per molestie ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

note

[1] Cass. sent. n. 14467/17 del 24.03.2017.

[2] GdP Torino, sent. del 10.06.2010.

[3] Cass. sent. n. 3204/1992.

[4] Art. 612-bis cod. pen.

[4] Cass. sent. n. 1064/2011, n. 1195/1992 e n. 23/2004.


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