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Lo sai che? Quando presentare la lettera di dimissioni

Lo sai che? Pubblicato il 9 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 9 gennaio 2018

Quando licenziarsi e quali motivazioni dare nella lettera di dimissioni: esiste un modello da scaricare e inviare al datore di lavoro?

Ti sei stancato del tuo attuale lavoro e vorresti cambiare azienda. In verità, di recente, ci sono state diverse contestazioni con il tuo capo e, onde evitare che sia questi a licenziarti, vorresti essere tu a dare prima le dimissioni. Nello stesso tempo vuoi conoscere i tuoi diritti e sapere cosa ti spetta al momento della cessazione del rapporto. Il tuo principale problema però, in questo momento, è se puoi andartene da un giorno all’altro, se sei obbligato a dare il preavviso o se devi fornire una motivazione specifica alla tua scelta di dimetterti. Hai letto con attenzione il contratto di assunzione e non c’è alcun riferimento alla possibilità di licenziarsi in qualsiasi momento. Così ti chiedi quando presentare la lettera di dimissioni e quali frasi utilizzare per non incappare in una responsabilità.

In questo articolo ti spiegheremo come muoverti, quando e come licenziarti e soprattutto quali motivazioni devi fornire per ottenere l’assegno di disoccupazione dall’Inps. Ma procediamo con ordine.

C’è un termine minimo prima di potersi dimettere?

Prima di chiarire quando presentare la lettera di dimissioni è necessaria una precisazione terminologica a scanso di equivoci. Anche se in molti dicono «mi licenzio», il termine corretto è «mi dimetto». Il licenziamento è, infatti, un atto che proviene sempre e solo dal datore di lavoro, mentre le dimissioni sono una scelta del dipendente. Se è il dipendente ad andarsene, correttamente si dice «dimissioni»; se è l’azienda a mandare via il dipendente, più correttamente si parla di «licenziamento».

Detto ciò vediamo quando è possibile dare le dimissioni. A differenza del datore di lavoro, il quale può licenziare solo per specifiche ragioni (leggi Come licenziare un dipendente assunto), il lavoratore può recedere, unilateralmente, in qualsiasi momento e senza dare spiegazioni, dal contratto di lavoro rassegnando le dimissioni senza particolari motivi o vincoli. L’unico obbligo è quello di dare il preavviso. Il preavviso va ovviamente dato prima dell’abbandono del posto di lavoro; in alternativa il dipendente potrebbe dimettersi con effetto immediato ma sarebbe costretto a versare all’azienda la cosiddetta «indennità sostitutiva di preavviso» che gli viene sottratta dall’ultima busta paga. La durata del preavviso e l’entità dell’indennità sostitutiva sono indicati nel contratto collettivo nazionale di categoria.

Le dimissioni si possono fare solo online, attraverso una procedura telematica (a tal fine è necessario un consulente del lavoro o il Caf). Ciò al fine di evitare il triste fenomeno della lettera di dimissioni firmata già all’atto dell’assunzione per consentire al datore di lavoro di mandare via il dipendente in qualsiasi momento, senza che questi possa impugnare il licenziamento. Pertanto, non è possibile rassegnare le dimissioni con un documento in forma libera, né per fatti concludenti. Non esiste neanche un modello di lettera di dimissioni, in quanto la procedura è standardizzata e attuata secondo le regole tecniche ministeriali.

Le dimissioni non devono essere accettate dal datore di lavoro che, pertanto, le subisce senza poter obiettare.

Dimissioni e assegno di disoccupazione

Salvo che le dimissioni siano avvenute per giusta causa (v. dopo) il lavoratore dimissionario non ha diritto all’indennità di disoccupazione che spetta, invece, solo nel caso di licenziamento (anche se il licenziamento avviene per motivi disciplinari dettati da colpa del dipendente). Il dipendente che chiede all’Inps l’indennità di disoccupazione deve però dimostrare che le dimissioni sono avvenute per giusta causa.

Dimissioni con preavviso e senza

Il lavoratore, abbiamo detto, è tenuto a dare il preavviso delle dimissioni salvo vi sia una giusta causa che non consenta la prosecuzione del rapporto neanche per un solo giorno. Durante il periodo di preavviso, il lavoratore continua a svolgere le proprie regolari attribuzioni e ha diritto ad essere retribuito normalmente.

Oltre che per le dimissioni per giusta causa, il preavviso non è dovuto per le dimissioni della lavoratrice madre e del padre lavoratore, nonché per i casi in cui è prevista la libera recedibilità (ad esempio in caso di dimissioni rassegnate durante o al termine del periodo di prova).

Il lavoratore può decidere di smettere immediatamente di lavorare già dal giorno successivo alle dimissioni, rinunciando al preavviso ma dovendo pagare l’indennità sostitutiva all’azienda (v. quanto detto sopra).

La durata minima garantita

Il contratto di lavoro può contenere una clausola di durata minima garantita (cosiddetto patto di stabilità) a favore del datore di lavoro, la facoltà del lavoratore di rassegnare le dimissioni è limitata per un certo periodo di tempo fissato nel patto. In tal caso il rapporto di lavoro è a tempo indeterminato con l’unica differenza che, nel corso della durata minima stabilita, esso è come se fosse a termine: quindi, durante tale periodo le parti possono recedere dal contratto solo per giusta causa. In caso di dimissioni anticipate rispetto al termine di durata garantita, il lavoratore è tenuto a risarcire il danno che ne derivi al datore.

Dimissioni per giusta causa

Il lavoratore ha diritto di recedere immediatamente dal rapporto, senza obbligo di dare il preavviso, in presenza di un grave inadempimento del datore di lavoro tale da non permettere la prosecuzione, neppure per un solo giorno, del rapporto di lavoro. Ciò succede nei casi di grave inadempimento da parte del datore come:

  • mobbing ai danni del dipendente da parte del superiore gerarchico o dei colleghi di lavoro;
  • mancato pagamento di più di una mensilità dello stipendio o grave e sistematico ritardo  nel versamento dello stipendio;
  • omesso versamento dei contributi;
  • mancato rispetto delle norme sulla sicurezza sul luogo di lavoro (si pensi anche al mancato rispetto del divieto di fumo nei locali di lavoro);
  • incarichi incompatibili con le condizioni di salute del dipendente;
  • mancato rispetto delle norme sulla sanità e sulla salute;
  • comportamenti violenti, offensivi o ingiuriosi del superiore gerarchico verso il dipendente;
  • illegittimo trasferimento dettato da motivi discriminatori o che, comunque, non trova ragione in motivi aziendali collegati alla produzione;
  • molestie sessuali;
  • demansionamento: si tratta dello svuotamento del numero e del contenuto delle mansioni, tale da determinare un pregiudizio al bagaglio professionale del lavoratore;
  • pretesa del datore di lavoro di prestazioni illecite del dipendente.

Il lavoratore ha diritto a ottenere l’indennità di disoccupazione al pari del lavoratore che è stato licenziato.

L’atto di recesso non deve immediatamente contenere i motivi delle dimissioni, tuttavia il lavoratore deve invocare la giusta causa di dimissioni contestualmente alla comunicazione del recesso.

Dimissioni nel contratto a termine

Un particolare regime delle dimissioni del dipendente vale nel caso di contratto a termine, ossia a tempo determinato. In questo caso il dipendente non può più dimettersi quando vuole, ma deve sempre fornire una giusta causa di dimissioni. Se il lavoratore si dimette senza giusta causa è tenuto a risarcire il danno al datore di lavoro. Il solo preavviso quindi non basta se non è supportato da un valido motivo. La giusta causa è un fatto di gravità tale da non consentire la prosecuzione, neppure provvisoria, del rapporto di lavoro.

Se invece le dimissioni avvengono in presenza di una giusta causa, il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno, determinato in misura pari all’ammontare delle retribuzioni che avrebbe percepito se il contratto avesse avuto la durata prevista, a meno che, nel frattempo, non abbia trovato un’altra occupazione

Dimissioni nel periodo di prova

Se prima dell’assunzione formale al lavoratore è stato chiesto un periodo di prova, questi può sempre dimettersi in qualsiasi momento e senza dare giustificazioni o preavvisi. Difatti, vige il principio di libero recesso dalla prova sia per il dipendente che per il datore di lavoro. Le parti possono però stabilire una durata minima garantita del periodo di prova per consentire l’effettività dell’esperimento (prevedendo, ad esempio, un obbligo risarcitorio in capo al lavoratore che si dimette anticipatamente:). In tal caso il recesso può avvenire solo dopo la scadenza di tale periodo.


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