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Lo sai che? Donazione: quando impugnarla per violazione di legittima

Lo sai che? Pubblicato il 10 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 gennaio 2018

Ipotizzando che un atto di donazione tra vivi di un immobile sia stato registrato nel 2015 quale è il periodo entro il quale è possibile procedere alla sua impugnazione per eventuale lesione della quota di legittima?

La possibilità di impugnare una donazione come lesiva della legittima si prescrive in 20 anni dall’atto della donazione o in 10 anni dalla morte del donante.

Il codice civile [1], a riguardo, stabilisce che:

«Gli immobili restituiti in conseguenza della riduzione sono liberi da ogni peso o ipoteca di cui il legatario o il donatario può averli gravati (…). I pesi e le ipoteche restano efficaci se la riduzione è domandata dopo venti anni dalla trascrizione della donazione, salvo in questo caso l’obbligo del donatario di compensare in denaro i legittimari in ragione del conseguente minor valore dei beni, purché la domanda sia stata proposta entro dieci anni dall’apertura della successione. Le stesse disposizioni si applicano per i mobili iscritti in pubblici registri».

«Se i donatari contro i quali è stata pronunziata la riduzione hanno alienato a terzi gli immobili donati e non sono trascorsi venti anni dalla trascrizione della donazione, il legittimario, premessa l’escussione dei beni del donatario, può chiedere ai successivi acquirenti,nel modo e nell’ordine in cui si potrebbe chiederla ai donatari medesimi, la restituzione degli immobili. L’azione per ottenere la restituzione deve proporsi secondo l’ordine di data delle alienazioni, cominciando dall’ultima. Contro i terzi acquirenti può anche essere richiesta, entro il termine di cui al primo comma, la restituzione dei beni mobili, oggetto della donazione, salvi gli effetti del possesso di buona fede. Il terzo acquirente può liberarsi dall’obbligo di restituire in natura le cose donate pagando l’equivalente in danaro. Il decorso del termine è sospeso nei confronti del coniuge e dei parenti in linea retta del donante che abbiano notificato e trascritto, nei confronti del donatario e dei suoi aventi causa, un atto stragiudiziale di opposizione alla donazione. Il diritto dell’opponente è personale e rinunziabile. L’opposizione perde effetto se non è rinnovata prima che siano trascorsi venti anni dalla sua trascrizione».

Quindi se nel 2025 il donante è ancora vivo non c’è più alcuna possibilità di impugnare la donazione dell’immobile. Viceversa si fosse aperta la successione prima di questa data, ci sarebbero 10 anni di tempo dalla morte del donante per impugnare l’atto del 2015, qualora, ovviamente, vi sia stata una lesione della legittima. Occorre considerare infatti, che sia nel caso di testamento sia nel caso di semplice annotazione nell’atto di donazione, è possibile per un soggetto privilegiare un erede rispetto ad un altro (ad esempio un genitore privilegiare un figlio rispetto all’altro e al coniuge), precisando che la donazione stessa è fatta “in quota disponibile”, ossia lasciando all’erede in questione la quota detta appunto “disponibile”, vale a dire della quale si può disporre per testamento anche per privilegiare chi già è tutelato dalla legittima. Nel caso di coniuge e due figli la quota disponile è pari al 25% dei beni posseduti. Quindi legittimamente, ossia senza nessuna possibilità che l’atto sia impugnato, un genitore può lasciare ad un figlio un quarto dei suoi beni in aggiunta alla quota che gli spetta per legge, ossia un altro quarto del totale.

note

[1] Art. 561 e 563 cod. civ.


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