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Lo sai che? Morosità in condominio: si può pagare a rate?

Lo sai che? Pubblicato il 10 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 gennaio 2018

L’amministratore può concedere ai condomini morosi di saldare a rate le pendenze con il condominio?

L’amministratore di condominio che riceve da un condomino la richiesta di dilazione di pagamento con scadenze più favorevoli rispetto a quelle riportate nel piano di riparto si trova dinanzi a un quesito al quale non è semplice dare una risposta: vi è infatti un netto contrasto tra la prassi e ciò che viene previsto dalla legge. Spesso, infatti, accade che gli amministratori accordino autonomamente le dilazioni per evitare le lungaggini connesse al recupero forzoso del credito e per evitare di convocare assemblee che, in molti casi, vanno deserte o quasi. Ciò non toglie che, in realtà, dalla lettera della legge emerge chiaramente che in materia di riscossione delle quote condominiali, l’amministratore non ha autonomi poteri decisionali ma deve procedere al recupero delle stesse senza travalicare quanto viene stabilito dall’assemblea. In proposito risulta particolarmente utile quanto è stato stabilito dal Tribunale di Milano [1] secondo cui “nei rapporti tra ciascuno dei condomini e l’amministratore risultano applicabili le regole attinenti al mandato con rappresentanza. Tale deve considerarsi la stipulazione di una transazione, in quanto contratto che comporta la disposizione dei diritti delle parti”.

La condotta dell’amministratore che sottoscriva autonomamente la transazione, peraltro, “si pone in contrasto con gli obblighi su di lui incombenti per legge [2] che gli impone di eseguire le delibere assembleari”. Di conseguenza, se un condomino si rivolge all’amministratore per proporre un piano di rientro e di dilazione del suo debito, è opportuno che quest’ultimo, prima di sottoscriverlo, convochi un assemblea e metta la proposta ai voti, richiedendo anche l’esonero dall’onere di agire in via giudiziale nei confronti del condomino moroso. Per l’approvazione è richiesto un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio.

note

[1] Trib. Milano, sent. n. 5021/2017.

[2] Art. 1130, n. 1, cod. civ.


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