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Medico del Pronto Soccorso: come tutelarsi dalle richieste di risarcimento

20 gennaio 2018


Medico del Pronto Soccorso: come tutelarsi dalle richieste di risarcimento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 gennaio 2018



Sono medico di Pronto Soccorso, proprietaria di un appartamento e un automobile. Sebbene abbia un’assicurazione lavorativa, mi risulta che questa non sempre copra eventuali richieste di risarcimento da parte della Corte dei Conti. Come posso tutelare il mio patrimonio e quali sono i costi?

Prima di rispondere compiutamente al quesito è bene premettere che la miglior tutela del proprio patrimonio, nel caso di richiesta di risarcimento danni da responsabilità civile, è sempre costituita dalla stipula di un’assicurazione professionale tagliata su quelle che sono le specifiche e peculiari necessità di ciascun soggetto assicurato.

Occorre precisare che la Legge 24/2017 (cosiddetta Legge Gelli) all’articolo 10 prevede che il personale del Servizio Sanitario Nazionale, sebbene non abbia l’obbligo di stipulare una copertura assicurativa, a meno che non svolga anche attività di tipo privato, in caso di colpa grave, può comunque essere sottoposto – come dalla lettrice rilevato – ad azione di rivalsa dinnanzi alla Corte del Conti, al fine di permettere al Sistema Sanitario Nazionale di recuperare l’esborso subito. Pertanto, ove un medico operi come dipendente pubblico, questi potrà (pur in assenza di un obbligo a riguardo) sottoscrivere una polizza finalizzata a garantire una copertura in caso di colpa grave. Per quanto di necessità si ricorda che il dolo, comunque, non può essere assicurato.

In particolare è sempre bene verificare, ad esempio, che la polizza assicurativa preveda una copertura in caso di contenzioso penale, la copertura per il passato ed il futuro per un congruo termine in modo da non rimanere scoperti in caso vi sia richiesta di risarcimento danni, cosiddetta “clausola claim made”, che garantisce all’assicurato la copertura qualora la domanda di risarcimento del danno sia proposta nel periodo di validità-efficacia della polizza pur se il comportamento illecito da cui deriva la responsabilità si sia verificato prima della stipulazione del contratto.

Ciò premesso, nel caso in cui si volesse ulteriormente porre al riparo i propri beni da eventuali aggressioni di terzi, gli strumenti offerti dal diritto italiano sono diversi.

In ogni caso, va evidenziato, che non possono essere stipulati in frode ai creditori, pena la loro revoca.

In generale la legge prevede che il primo ombrello messo a disposizione per la tutela del patrimonio è il fondo patrimoniale.

Il suddetto istituto, introdotto con la riforma del diritto di famiglia del 1975, è uno strumento, espressamente disciplinato dal nostro codice civile (articoli 167 e seguenti), utilizzato da ciascuno od ambedue i coniugi, ovvero da un terzo in favore dei coniugi, per porre un vincolo su alcuni beni, espressamente individuati: beni immobili, mobili iscritti in pubblici registri e titoli di credito che vengono così destinati a far fronte ai bisogni della famiglia di talchè non possono essere aggrediti dai creditori (salve le ipotesi di revocatoria), costituendo un patrimonio separato. È necessario l’atto pubblico.

Secondo il costante orientamento giurisprudenziale, nel concetto di bisogni della famigliaè ricompreso non solo quanto indispensabile alla vita della famiglia, bensì anche le esigenze volte al “pieno mantenimento ed all’armonico sviluppo della famiglia, nonché al potenziamento della sua capacità lavorativa, restando escluse solo le esigenze voluttuarie o caratterizzate da intenti meramente speculativi” (Cass. 7 gennaio 1984, n. 134). Si discute se i redditi da lavoro vi rientrino.

Il fondo viene meno in caso di annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio a meno che non vi siano figli minori ed allora dura fino al compimento della maggiore età dell’ultimo figlio.

Poichè la lettrice nel suo quesito non fornisce indicazioni circa il suo stato civile, ed il fondo patrimoniale presuppone l’esistenza di una famiglia fondata sul matrimonio, non è possibile, allo stato, consigliarle detta opzione.

Un ulteriore strumento messo a disposizione dal nostro ordinamento sono gli atti di destinazione.

Si tratta di atti con i quali un soggetto – detto conferente – può imprimere una specifica destinazione, meritevole di tutela secondo il nostro ordinamento, a beni immobili o mobili iscritti in pubblici registri per un tempo non superiore a novant’anni o per la durata della vita della persona beneficiaria.

I beni cui viene impresso tale particolare vincolo formano un complesso distinto dal patrimonio del conferente e non possono essere aggrediti dai creditori a meno che non si tratti di debiti contratti per la realizzazione della finalità individuata.

Anche in questo caso è prevista la forma pubblica per la validità dell’atto.

L’ultimo strumento al quale è possibile pensare è il trust.

Il trust, istituto giuridico di diritto inglese, trova riconoscimento in Italia a seguito della Convenzione de L’Aja del 1° luglio 1985, in vigore dal 1° gennaio 1992. La legge Finanziaria del 2007 ed alcune circolari dell’Agenzia delle Entrate, in particolare la n. 48/E del 6 agosto 2007, ne hanno disciplinato gli aspetti fiscali e tributari.

Un soggetto, denominato disponente, nel caso specifico la lettrice, trasferisce beni di proprietà ad un affidatario, denominato trustee (che potrebbe essere sempre la lettrice), affinché quest’ultimo li amministri e li gestisca, in maniera autonoma, nell’interesse di uno o più beneficiari (nulla esclude che il beneficiario possa essere la lettrice) o per il raggiungimento di uno scopo.

I beni trasferiti in trust diventano una massa distinta ed autonoma da quella del disponente, del trustee e del beneficiario.

Al trustee può essere trasferito qualsiasi bene come ad esempio titoli di credito, somme di denaro, azioni di aziende di famiglia, quote di società immobiliari, preziosi ed opere d’arte, quote di fondi comuni di investimento, azioni quotate in Italia o all’Estero, immobili.

Può, inoltre, essere trasferita sia la piena proprietà sia la nuda proprietà di un bene.

Le modalità di trasferimento dipenderanno dalle caratteristiche dei diversi beni, il che richiede una valutazione specifica di ogni determinata situazione.

Infine per quanto riguarda i costi, questi variano a seconda delle opzioni scelte e del professionista di fiducia che sarà incaricato.

Il consiglio pratico che si offre alla lettrice, pertanto, è di verificare le condizioni di polizza assicurativa stipulata dall’Ente per il quale presta attività lavorativa, esaminare con molta attenzione la copertura assicurativa da lei già stipulata ed eventualmente integrarla e successivamente indirizzarsi verso uno degli strumenti di segregazione patrimoniale sopra individuati, come ad esempio il trust che ha caratteristiche di flessibilità e dinamicità maggiori rispetto agli altri.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Serafina Funaro

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