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Lo sai che? Chi dichiara che alla guida c’era un altro che rischia?

Lo sai che? Pubblicato il 10 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 gennaio 2018

Dichiarazione di un falso conducente per non perdere i punti della patente: che rischio?

Hai preso una multa con l’autovelox: dopo aver superato il limite di velocità, la telecamera della polizia ti ha scattato una foto proprio mentre passavi con la tua automobile. Non hai fatto in tempo ad accorgerti della presenza del controllo elettronico della velocità e ora ti tocca pagare una sanzione salata. Alla violazione del codice della strada è tuttavia collegata anche la decurtazione dei punti dalla patente, cosa che ti preoccupa ancor più della multa visto che ti sono rimasti pochi punti e temi di perdere la patente e dover tornare a scuola guida. Fra l’altro, la macchina ti serve per lavorare e non puoi proprio permetterti di restare a piedi. A questo punto devi decidere cosa fare: il verbale che ti è stato spedito a casa con la raccomandata ti chiede, infatti, di comunicare, entro 60 giorni, i dati dell’effettivo conducente. Il che è necessario per l’irrogazione della sanzione accessoria della decurtazione dei punti. In caso contrario – già lo sai – c’è una sanzione ulteriore da pagare (da euro 286 a 1.142 euro) e non hai la possibilità di farvi fronte. Così ti viene in mente il vecchio «trucco della nonna»: dichiarare che alla guida della tua auto c’era un parente – magari uno che ormai non usa più l’auto – per far togliere a lui i punti. Ma che rischia chi dichiara che alla guida c’era un altro? La questione è stata di recente affrontata dalla Cassazione [1].

Come abbiamo già spiegato, magari in modo più approfondito, nell’articolo Che rischio se dichiaro che alla guida c’era un altro, se l’automobilista multato, con relativa decurtazione dei punti della patente, non viene immediatamente identificato, la sanzione viene inviata al proprietario dell’auto, che entro 60 giorni deve comunicare i dati di chi era alla guida durante la violazione del Codice della strada, così che la sottrazione dei punti della patente ricada sull’effettivo colpevole. Ma se questi, per evitare la decurtazione dei punti della patente, si mette d’accordo con un’altra persona e fornisce i dati di quest’ultima, commette reato. La polizia può accorgersi dell’inganno proprio dalle fotografie di cui è in possesso e che rivelano l’identità del conducente, l’età, il sesso. Insomma, per evitare una sanzione amministrativa si rischia il penale. Ne vale davvero la pena?

Nel momento in cui l’automobilista dichiara le generalità dell’effettivo conducente dell’auto non fa altro che rilasciare una dichiarazione in un atto pubblico, quello cioè che andrà alle autorità ai fini della decurtazione dei punti. È chiaro quindi che qualsiasi falsità commessa in tale certificazione finisce per avere effetti di tipo penale.

Quella che può sembrare, superficialmente, solo una facile e furba via d’uscita per evitare la sottrazione di punti alla patente, porta invece a conseguenze pesanti. Chi dichiara il falso in un atto pubblico, come il protagonista della nostra vicenda, può infatti incorrere in una condanna penale. Oltre a essere

un dovere etico, assumersi le proprie responsabilità conviene anche per mantenere la fedina penale pulita.

Cosa rischia invece chi dichiara di non ricordare chi era alla guida? Anche in questo caso la situazione non è migliore. Sebbene si rimane nell’ambito amministrativo e non penale, secondo la Cassazione il proprietario dell’auto deve essere sempre in grado di ricordare a chi ha prestato il mezzo e, quindi, è responsabile se non fornisce alcuna dichiarazione o se, nella dichiarazione, riferisce di non essere in grado di risalire al nome dell’effettivo conducente. In tal caso la sanzione ulteriore, quella da 286 a 1.142 euro, è scontata.

note

[1] Cass. sent. n. 19527/16 dell’11.05.2016.


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