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Lo sai che? Cosa vuol dire illegale

Lo sai che? Pubblicato il 12 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 12 gennaio 2018

Illegale, illecito, immorale, illegittimo: piccolo dizionario giuridico per fare chiarezza su alcuni termini.

«Quello che stai facendo è illegale!»: quante volte abbiamo sentito esprimere ad alta voce questo rimprovero? Oppure: «Il tuo comportamento è illegittimo!», con l’indice accusatore rivolto verso di noi e il tono di voce di chi si erge a paladino della giustizia.

Ma siamo sicuri che il giustiziere di turno sappia cosa sta dicendo? Cosa vuol dire illegale? E, se si commette qualcosa di veramente illegale, a quale sanzione si va incontro (oltre a quella morale del bacchettone di turno)? Facciamo chiarezza con questo articolo.

Cos’è illegale?

Una condotta è illegale quando non rispetta la legge. Tutto qui? Sì. Il fatto, però, è che “la legge” è una locuzione troppo generica per poter consentire di individuare una sanzione precisa al comportamento colpevole. La legge, infatti, a rigore, è solamente quella emanata dal Parlamento (legge in senso formale) oppure, in senso leggermente più ampio, quella emanata dal governo su delega delle Camere (decreto legislativo) o in casi straordinari di necessità e urgenza (decreto legge, il quale deve essere convertito in legge dal Parlamento entro sessanta giorni). In queste ultime due ipotesi si parla di legge in senso sostanziale.

Tutti gli altri provvedimenti (decreti, regolamenti, statuti, perfino la stessa Costituzione) non sono leggi in senso tecnico. Questo significa che chi non rispetta le norme di un regolamento non pone in essere una condotta illegale? No: anche la violazione di un provvedimento diverso dalla legge costituisce un comportamento illegale, ma nel senso più ampio del suo significato.

Illegale, pertanto, potrebbe essere tradotto come contrario alla legalità, cioè a tutto ciò che contribuisce a rendere la società conforme ai precetti dell’ordinamento giuridico.

C’è differenza tra illegale e illecito?

Fatta questa necessaria premessa, affrontiamo ora le diverse sfumature che il concetto di illegale può nascondere. Si tratta di sviscerare bene il contenuto di una parola che, come detto, è troppo generica.

Una prima differenza potremmo farla con il concetto di illecito. Illegale e illecito sono sinonimi? Non proprio. Secondo il codice civile, la causa del contratto è illecita quando è contraria a norme imperative, all’ordine pubblico e al buon costume [1]. Cosa significa?

Le norme imperative sono quelle inderogabili, cioè quelle a cui non è possibile fare eccezione. Norma imperativa, ad esempio, è quella che statuisce la nullità di un contratto in assenza di accordo tra le parti [2]; oppure, lo è una norma penale.

Per ordine pubblico si intendono i principi fondamentali dell’ordinamento giuridico, ricavabili sia dalla legislazione vigente che dalla Costituzione. Ad esempio, un contratto che leda la dignità umana sarebbe nullo per contrarietà all’ordine pubblico; lo stesso potrebbe dirsi per una disposizione che pone un’intollerabile discriminazione (razziale, ad esempio).

Il buon costume fa riferimento al complesso dei principi della morale sociale vigenti in un determinato momento storico. Di conseguenza, anche nel mondo giuridico esiste l’immoralità: è immorale, ad esempio, il contratto stipulato per ottenere prestazioni sessuali in cambio di denaro. La conseguenza è sempre la nullità del negozio giuridico.

La nozione di illecito, quindi, è propria del diritto civile e fa riferimento alla contrarietà a norme imperative, ordine pubblico e buon costume. È pur vero, però, che si utilizza questo termine anche in altre occasioni: ad esempio, spesso i giuristi parlano di illecito penale. Non è sbagliato ma, se volessimo attenerci ad una terminologia davvero rigorosa, dovremmo riferire l’illecito solamente al campo civilistico.

C’è differenza tra illegale e illegittimo?

Illegale e illegittimo sono quasi sinonimi. In realtà, l’illegittimità dovrebbe ricondursi solamente a quei casi in cui un atto, un provvedimento o anche un comportamento non siano conformi ad una procedura stabilita dalla legge. In altre parole, è illegittimo ciò che non ha le qualità o le condizioni richieste dalla legge (o da determinate norme) per essere riconosciuto giuridicamente valido.

È chiaro, quindi, che l’illegittimità è normalmente riconducibile ad un atto (tutt’al più ad un comportamento) e non a una persona. Ad esempio, un provvedimento è illegittimo se emanato da un’autorità incompetente. Ma illegittima può essere anche un’istituzione o un ente. Di un governo che non rappresenta il popolo, ad esempio perché non eletto regolarmente oppure eletto in base ad un sistema che non tutela il diritto di voto dei cittadini, si dice che è illegittimo, non illegale.

Il reato è illegale?

La nozione di illegale contiene in sé tanti significati, un po’ come i cerchi concentrici che si formano su uno specchio d’acqua colpito da un sasso. Potremmo dire che l’illegalità massima si raggiunge quando una condotta diventa penalmente perseguibile. Il reato è sicuramente una condotta illegale.

I reati sono quelle condotte che l’ordinamento giuridico decide di punire con una sanzione che, nel diritto penale, viene definita pena. La pena per eccellenza è la reclusione, cioè il carcere, da scontare a tempo determinato o indeterminato (ergastolo). La pena, però, può anche essere pecuniaria, cioè può consistere in una somma di denaro da pagare allo Stato (multa o ammenda).

In sintesi, è reato quella condotta illegale che viene punita dalla legge con l’ergastolo, la reclusione, la multa, l’arresto o l’ammenda. In base al tipo di pena, poi, si distingue tra delitti e contravvenzioni.

I delitti sono quei reati per cui è prevista la pena dell’ergastolo, della reclusione o della multa, mentre le contravvenzioni sono quei reati per cui è prevista la pena dell’arresto e/o dell’ammenda.

Quindi, delitti e contravvenzioni sono entrambi reati. Tra le due specie esistono delle differenze apprezzabili soprattutto sul piano processuale: ad esempio, le contravvenzioni si prescrivono, di solito, in quattro anni, mentre per i delitti ne occorrono almeno sei; nelle contravvenzioni è indifferente l’elemento psicologico della condotta (cioè, il dolo o la colpa), mentre nei delitti questa distinzione è molto importante (infatti il delitto è, di regola, doloso).

note

[1] Art. 1343 cod. civ.

[2] Art. 1418 cod. civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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