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Lo sai che? Come verificare un assegno circolare

Lo sai che? Pubblicato il 10 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 gennaio 2018

Ti è appena stato fatto un assegno circolare e vuoi essere assolutamente certo che non sia falso. Ecco come fare

Quando si parla di assegni si entra sempre in una discussione a dir poco delicata. Si accetta questo metodo di pagamento spesso con una bella dose di ansia, senza mai fidarsi troppo fino in fondo. Eppure è molto diffuso e lo si usa per acquisti di beni di grande valore, ma anche di più piccola entità. Le domande però sono sempre le stesse: sarà falso? Sarà coperto? Come faccio a capirlo? Quesiti che balenano nella testa del povero beneficiario di assegno, che ha sempre un po’ paura di ritrovarsi con in mano un titolo di credito carta straccia. Vediamo allora in dettaglio in cosa consiste questa tipologia di pagamento e come verificare un assegno circolare.

Cosa sono gli assegni?

Il pagamento tramite assegno è diffuso pressoché ovunque. Lo si usa per pagare l’acquisto di beni di discreto valore, ma lo si può anche usare in negozi un po’ più piccoli. A volte invece la classica frase “non si accettano assegni”è l’avviso che il negoziante stesso ha deciso di non utilizzare questo strumento per scelta sua e non potrai pagarlo in questo modo.

Fatto sta che l’assegno è uno di dei principali metodi di pagamento alternativi alla moneta ed è costituto da un titolo di credito cartaceo con il quale una persona (il traente) che dispone di soldi in conto corrente, ordina alla sua banca di pagare una certa somma a un soggetto beneficiario [1].

Se vogliamo pagare con assegno, e quindi evitare che circoli denaro contante, dobbiamo sapere che ne esistono due tipi:

  • Assegno bancario

Un titolo con cui il correntista ordina alla propria banca di pagare a persone beneficiarie una certa cifra. È rilasciato dalla banca stessa (mentre l’assegno postale viene rilasciato dalle Poste) e non è trasferibile. Di solito il cliente di una banca chiede che gli vengano rilasciati i classici libretti degli assegni bancari, che saranno utilizzati per importi di spesa pari o superiori a mille euro. Questo assegno può essere pagato dalla banca del cliente correntista al momento in cui il beneficiario si presenta a riscuotere. Resta sempre e comunque un blocco in mano al cliente e compilabile da lui in persona nel momento in cui vuole fare acquisti.

  • Assegno circolare

È sempre un titolo di credito, ma non è compilabile dal cliente. Viene infatti  emesso dalla banca stessa e contiene somme effettivamente disponibili nel conto corrente della persona che paga al momento della sua emissione. L’importo dell’assegno può essere direttamente versato su un conto corrente. La banca quindi si impegna a erogare una certa somma, indicata nell’assegno, a favore del beneficiario del titolo di credito.

Come si emette un assegno circolare?

Come abbiamo anticipato nel paragrafo precedente, l’assegno circolare è un metodo abbastanza sicuro, perché viene emesso direttamente dalla banca, che si accerta prima dell’effettiva disponibilità economica in conto corrente a copertura di quello specifico assegno.

Per emetterlo la persona titolare del conto deve andare in banca e chiederne la specifica emissione. L’istituto bancario controlla che sul conto corrente del cliente ci sia effettivamente la cifra che copre l’importo dell’assegno. Una volta accertatosi di questo, emette l’assegno. Se i soldi sul conto non ci sono oppure non ce ne sono abbastanza, il correntista dovrà prima effettuare un versamento sul conto che copra almeno il valore dell’assegno che sta chiedendo. Solo così il beneficiario che dovrà riscuoterlo, arrivato agli sportelli della banca non si ritroverà con un pugno di mosche in mano.

Ricordiamo poi che non è obbligatorio essere correntisti per poter chiedere un assegno circolare. Anche chi non è titolare di conto corrente può richiederlo. Ferma restando la necessità di chiederlo in maniera esplicita e, in tal caso, la banca lo rilascerà solo dopo il versamento in deposito della somma a copertura dell’assegno.

La riscossione dell’assegno circolare poi ha una scadenza: il beneficiario ha otto giorni di tempo per incassarlo se abita nello stesso Comune della banca che lo emette, quindici giorni se abita in un Comune diverso dalla banca.

Quali dati contiene un assegno circolare?

Perché sia valido, l’assegno circolare deve riportare specifici dati compilati:

  • La tipologia di titolo di credito – assegno circolare
  • La clausola di non trasferibilità (a meno che l’importo non sia inferiore a mille euro, in tal caso può essere girato)
  • Firma della banca emittente
  • Nome e cognome del beneficiario (oppure la ragione sociale) e unico soggetto legittimato a incassarlo
  • Data di emissione
  • Luogo di emissione
  • Promessa di pagamento a vista dell’importo
  • Importo scritto in lettere e cifre

Come verificare un assegno circolare?

Detto tutto ciò, risulta molto difficile, se non impossibile, ottenere un assegno circolare scoperto, proprio perché viene emesso direttamente dalla banca, che ha preventivamente accertato o si è assicurata della disponibilità di denaro sul conto corrente, prima di emetterlo al cliente. Se vieni pagato con un assegno circolare non rischi di non trovare i soldi che devi avere nel momento in cui ti rechi in banca a incassare quanto ti è dovuto.

Il fatto che non possa essere scoperto non significa però che un assegno circolare non possa essere falso. Anzi purtroppo spesso il pericolo più grande è proprio questo: la truffa. Cerchiamo di capire meglio allora come verificare un assegno circolare.

Andare in banca con chi lo rilascia

Uno dei modi che potrebbero aiutarti a verificare un assegno circolare potrebbe essere quello di accompagnare personalmente la persona che ha deciso di pagarti con assegno. Andate in banca assieme, così tu vedi la procedura di emissione. Ecco che avrai la certezza di essere di fronte a un assegno circolare vero, emesso davvero dalla banca del cliente e coperto.

Controllare i dati

Un altro modo per verificare l’assegno che ti è stato fatto è controllare in modo dettagliato la correttezza nella compilazione dei dati. Controlla poi la consistenza della carta (non deve essere troppo sottile né troppo grossa). Fai anche il classico check della filigrana (proprio come faresti con le banconote). Anche gli assegni hanno la famosa filigrana da controllare in controluce, magari con l’utilizzo di una piccola torcia chela mette in evidenza. Occhio anche al numero identificativo dell’assegno: è bene controllare che il numero riportato nel corpo dell’assegno coincida con quello scritto in calce.

Chiedere il bene emissione

Se hai dubbi sulla veridicità dell’assegno circolare che hai in mano la cosa migliore può essere quella di contattare la tua banca e chiederle di effettuare una verifica, chiedendo il bene emissione: una sorta di strumento interbancario attraverso cui la banca che ha emesso l’assegno (se lo ha emesso) ti tranquillizza dicendoti che è stata lei a emettere quel dato assegno circolare.

La procedura è di norma la seguente:

  • Il beneficiario dell’assegno contatta la sua banca e gli chiede di attivare questa prassi del bene emissione per verificare l’assegno circolare
  • La banca del beneficiario si attiva e attraverso questa prassi interbancaria contatta la banca che in teoria dovrebbe aver emesso l’assegno, chiedendole chiarimenti sulla veridicità dell’assegno
  • La banca emittente controlla l’assegno, attraverso i dati e il numero identificativo e risponde rassicurando la banca del cliente beneficiario oppure negando la validità di quell’assegno circolare.
  • La banca del beneficiario comunicherà l’esito del controllo al cliente

Il bene emissione è una semplice richiesta di informazioni in merito alla verifica dell’assegno circolare e in teoria non costituisce un titolo. Però la banca, una volta che rilascia l’informazione sulla validità o meno dell’assegno non può dire eresie, falsità o inesattezze [2]. In pratica la banca in questione è responsabile dell’informazione rilasciata. Se sbaglia e comunica dati errati, può essere chiamata a risarcire i danni.

note

[1] R. d. n. 1736 del 21 dicembre 1933

[2] Cassazione sentenza n. 24084 del 2008

Autore immagine Pixabay 


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