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Assenzio: è illegale?

10 gennaio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 gennaio 2018



L’assenzio è un liquore superalcolico in passato vietato in Italia. Vediamo la legge italiana e le direttive europee.

L’assenzio è una pianta dalla quale si ricava un distillato ad alta gradazione alcolica. Esso ha numerose proprietà anche se, in effetti, quando oggi si parla di assenzio, ci si riferisce quasi sempre al superalcolico in bottiglia. A causa della sua altissima gradazione, intorno a questo liquore è sorta una legislazione che, in un primo momento, ne aveva decretato l’illegalità. Qual è la situazione oggi? L’assenzio è illegale?

Assenzio: il divieto della legge italiana

In Italia, per lungo tempo la fabbricazione, l’importazione, la vendita in qualsiasi quantità ed il deposito dell’assenzio sono stati vietati. Facevano eccezione solamente le bevande che, avendo un contenuto alcoolico inferiore al ventuno per cento del volume, contenevano infuso di assenzio come sostanza aromatica [1].

La diffidenza mostrata nei confronti di questo liquore era dovuta alle conseguenze che ad esso si attribuivano: il legislatore fascista era molto sensibile alle tematiche dell’alcol e delle droghe per via dei disordini pubblici che la loro assunzione poteva determinare.

Assenzio: la normativa europea

A seguito dell’emanazione di alcune direttive europee [2] la situazione è mutata: occupandosi degli aromi destinati ad essere impiegati nei prodotti alimentari e ai materiali di base per la loro preparazione, i provvedimenti comunitari, tra le altre cose, hanno reso legale l’assenzio, permettendo così ai vari Stati membri di adottare normative che riportassero tale distillato nel libero commercio.

In attuazione di queste direttive, l’Italia ha modificato la propria legislazione rendendo legale l’assenzio anche nel nostro Paese [3].

Assenzio: definizione europea

Il destino dell’assenzio, ancora una volta, passa per l’ordinamento europeo. L’Unione Europea, infatti, per meglio regolamentare il fenomeno, ha tentato di stabilire una definizione legale per i distillati di erbe identificabili con il nome di assenzio. Parlamento e Commissione, purtroppo, non hanno ancora trovato un punto d’incontro.

Il problema di fondo sta nel fatto che l’assenzio è il risultato di una preparazione che segue differenti metodi. In altre parole, esistono molte ricette per la preparazione tradizionale del distillato, ognuna propria degli Stati membri dell’Unione Europea.

La definizione inizialmente presentata dalla Commissione Europea si basava sulla presenza di un contenuto minimo di tujone, sostanza capace di creare allucinazioni e causare epilessia, da alcuni ritenuta responsabile di effetti simili al thc (ovvero il tetraidrocannabinolo, uno dei maggiori principi attivi della cannabis e l’unico cannabinoide ad avere proprietà psicoattive), e di anetolo, composto utilizzato per conferire alla bevanda l’aroma di anice.

Secondo il Parlamento europeo che ha bocciato la proposta della Commissione, non tutte le ricette tradizionali prevedrebbero l’impiego di anetolo come aromatizzante: alcuni produttori di distillati definiti come assenzio, infatti, utilizzerebbero varietà di artemisia prive di tujone, anziché la ben nota artemisia absinthium, in cui la sostanza è contenuta. Il contenuto di tujone, quindi, non dovrebbe dunque essere considerato come una caratteristica indispensabile dell’assenzio.

Il problema sembrerebbe banale, ma non lo è, in quanto potrebbero crearsi incomprensioni sull’effettiva portata della legalità dell’assenzio, a seconda degli elementi di cui effettivamente si compone.

note

[1] Art. 105 T.u.l.p.s.

[2] Direttive 88/388/CEE e 91/71/CEE.

[3] D. lgs. n. 107/1992 del 25.01.1992.

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