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Gli adblock sono legali?

11 gennaio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 gennaio 2018



I software che bloccano la pubblicità sul web sono usati anche in Italia. Ma più che sulla legalità si discute sul danno che creano alle e-imprese.

Per essere legale, è legale. Altro discorso è che sia giusto o conveniente. Anche le sigarette sono legali, pur con tutti i danni che provocano. Una al giorno non fa niente, consumarle frequentemente…lo sappiamo.

Così succede con gli adblock, cioè con le applicazioni create per bloccare la pubblicità su un sito Internet. Gli adblock sono legali all’estero (Germania in primis). In Italia si usano, anche se non c’è una normativa chiara. Ma non per questo sono sempre convenienti. Né per il sito che ospita la pubblicità né – di conseguenza – per chi naviga in rete.

Cerchiamo di capire il meccanismo, i pro e i contro. Si sa che gli utenti del web cercano di «saltare» o di evitare le pubblicità, spesso senza pensare che proprio senza quella pubblicità il sito che stanno visitando rischierebbe di non esistere.

Sono questi gli utenti che attivano gli adblock. Vediamo come funzionano e che cosa comporta il loro utilizzo.

Che cos’è un adblock e come funziona

Il meccanismo dell’adblock («ad» come advertising, cioè pubblicità, e «block» come blocco, quindi, appunto, blocco della pubblicità) non è complicato. Il programma riconosce le Url che contengono qualsiasi tipo di annuncio pubblicitario e blocca la sua visualizzazione nel momento in viene caricato il contenuto.

Tuttavia, chi naviga su Internet ha la possibilità di decidere almeno questo: può scegliere di attivare l’adblock solo per alcuni siti e di lasciare che gli annunci commerciali compaiano su altri. In altre parole, può personalizzare il blocco della pubblicità attraverso una white list (quella che contiene i siti con pubblicità) ed una black list (la lista nera con i siti sui quali la pubblicità è bloccata). Questo grazie ad un filtro disponibile sull’applicazione.

Perché l’adblock è legale?

Dicevamo che in Italia non c’è una normativa chiara che renda gli adblock legali. Si può solo dare uno sguardo all’estero, in particolare in Germania, dove la Corte d’Amburgo si è pronunciata a favore di queste applicazioni.

Senza considerare, però, che chi produce un software di adblock spesso si fa pagare da alcune aziende per comparire sulla white list, cioè su quella che consente la visualizzazione della pubblicità. Secondo i giudici tedeschi, non c’è in questa pratica alcun favoreggiamento della concorrenza sleale.

In buona sostanza, si cerca di avvantaggiare l’utente che non vuole più vedere degli spot o delle pubblicità grafiche prima, durante o dopo la visualizzazione del contenuto che sta cercando. Sia sul pc, sia sul tablet, sia sullo smartphone.

Quali sono le conseguenze degli adblock

Anche se legali, gli adblock possono creare un danno considerevole a chi vuole avviare o ha già avviato un’attività su Internet. Pensate ai giornali online, ai blogger, ai siti che, proprio grazie alla pubblicità, riescono non solo a trarre profitto ma anche a generarlo alla collettività, creando posti di lavoro.

Il più grande paradosso è che chi oggi osanna il web come la madre di tutte le libertà di opinione, di informazione e di espressione è proprio quello che, grazie all’uso degli adblock, limita la pubblicità ed impedisce a chi propone l’opinione, l’informazione e l’espressione libere di sopravvivere.

Qualcuno ha mai chiesto che dai prodotti cartacei o dalla televisione sparisca la pubblicità? Che ne sarebbe delle reti private se gli spot venissero bloccati dai telespettatori? Chi pagherebbe il personale, le produzioni, i programmi a cui tutti sono affezionati? Lo stesso succede sul web: niente pubblicità, niente contenuti. E niente possibilità di crescita nemmeno per chi vuole pubblicizzare la propria attività o il proprio prodotto su un mezzo accessibile a milioni e milioni di persone.

Adblock: la scelta di La Legge per Tutti

Anche La Legge per Tutti, seguendo la scelta già operata da numerosi giornali, ha deciso di bloccare gli Adblock, ossia i software che impediscono la visualizzazione dei banner pubblicitari sulle pagine del sito. Ecco la motivazione, pubblicata sul nostro sito dal fondatore e direttore di La Legge per Tutti, Angelo Greco:

«La decisione, seppur con grande difficoltà, è stata presa nell’ottica di tutelare tutti i propri lettori. La realizzazione di contenuti di qualità ha un costo elevato anche sul web e chi decide di sviluppare un sito attendibile e aggiornato, dedicando l’intera giornata e quella dei propri dipendenti all’editoria, deve essere giustamente retribuito (come del resto la Costituzione impone per ogni forma di lavoro).

Internet ha un grande vantaggio per i suoi utenti: consente la fruizione di contenuti in forma completamente gratuita. Oggi si può accedere a una informazione globale e indipendente senza bisogno di acquistare le riviste dal giornalaio o costose enciclopedie a rate come un tempo facevano i nostri genitori. Il costo dell’attività di quanti creano i contenuti digitali è sostenuto interamente dai pubblicitari attraverso l’inserzione dei banner. Chi peraltro si collega da mobile a una linea wi-fi non perde neanche traffico dalla propria scheda. Immaginando una rete dove nessuno pul guadagnare dall’informazione avremmo contenuti di scarsa qualità o non indipendenti, perché orientati a spingere i lettori ad altre azioni di natura commerciale.

La pubblicità fa vivere l’informazione indipendente e gratuita

La Legge per Tutti ha subito una perdita economica di circa il 10% dagli Adblock, il ché ha costretto la società a ridurre i propri investimenti in personale dipendente. Se si tiene conto di tutti i siti che si si finanziano tramite pubblicità, ciò ha una notevole ricaduta sul mercato occupazionale.

Si può anche contestare la scelta di un sito di guadagnare con i banner pubblicitari piuttosto che far pagare un abbonamento a tutti gli utenti, ma noi riteniamo quest’ultima soluzione sia sicuramente più costosa per tutti i lettori. Se, dall’altro lato, l’informazione non dovesse essere in quale modo retribuita, non si potrebbero pagare i giornalisti e i professionisti che collaborano – dietro retribuzione – con il sito; l’alternativa sarebbe chiudere definitivamente ogni attività.

Ci teniamo comunque a sottolineare che laleggepertutti.it è offerta gratuitamente agli utenti grazie proprio al supporto della pubblicità. Nessun utente paga un abbonamento per accedere all’informazione legale che noi offriamo per favorire la conoscenza della legge. I banner pubblicitari presenti sul nostro sito non sono invasivi e sono posizionati nel pieno rispetto degli utenti. Non coprono o oscurano i contenuti, né tendono a forzare click su malware.

Se hai attivato sul tuo computer un Adblock, da oggi in poi non avrai più la possibilità di navigare su laleggepertutti.it a meno che non disattivi tale software limitatamente alle pagine del nostro sito. Non dovrai perciò disabilitare gli Adblock da tutti gli altri siti».

(Leggi l’articolo completo qui).

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