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Lo sai che? Affissione del codice disciplinare di lavoro e sanzioni

Lo sai che? Pubblicato il 11 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 11 gennaio 2018

Illegittima la sanzione disciplinare al dipendente se il datore di lavoro non prova che il codice disciplinare è stato appeso in azienda.

Se il datore di lavoro ti invia una contestazione per aver un comportamento vietato dal codice disciplinare e tu ritieni di non essere stato a conoscenza di tale regolamento, spetta a lui dimostrarne l’affissione. Il codice disciplinare deve essere infatti portato a conoscenza di tutti i lavoratori ed essere appeso in un luogo visibile a tutti. In caso contrario la sanzione è illegittima. Sono questi alcuni importanti chiarimenti offerti dalla Cassazione con una sentenza dell’altro ieri [1]. Per comprendere quali sono i diritti del dipendente, quanto questi può contestare l’addebito e come difendersi, quali sono gli obblighi previsti dalla legge in materia di affissione del codice disciplinare di lavoro e delle relative sanzioni facciamo un passo indietro.

Affissione del codice disciplinare

In base allo Statuto dei lavoratori [2], il codice disciplinare – ossia il regolamento interno contenente tutte le norme comportamentali, le relative sanzioni e le procedure di contestazione delle stesse – deve essere portato a conoscenza dei lavoratori mediante affissione in luogo accessibile a tutti.

Per essere valido, il codice disciplinare deve essere anche chiaro e comprensibile, descrivendo in modo puntuale (anche in modo schematico) le condotte vietate.

Non si può sostituire l’affissione del codice disciplinare ad altri metodi e forme per portare a conoscenza dei lavoratori le norme comportamentali. Quindi non è sufficiente un’email, un avviso in bacheca che ricorda ai dipendenti la possibilità di consultare il contratto collettivo o il codice disciplinare stesso se custodito in un determinato ufficio o in un casso insieme ad altre carte [3]. Non è possibile la pubblicazione in un altro luogo che non sia l’azienda stessa interessata o in un locale dotato di un ingresso disagevole. L’accesso al luogo di affissione deve essere libero e comodo, non difficoltoso. Non è però necessario affiggere il codice disciplinare in un luogo ove tutti i dipendenti devono per forza passare come il corridoio comune o l’entrata [4].

La sanzione è subordinata all’affissione del codice disciplinare

Per poter infliggere la sanzione disciplinare è necessario che il codice fosse appeso in azienda nel momento in cui la condotta contestata è stata commessa; non rileva se è stato a lungo affisso, ma poi tolto, oppure se è stato affisso in un momento successivo.

Spetta al datore di lavoro dimostrare l’avvenuta ed ininterrotta affissione del codice disciplinare. Se manca tale dimostrazione, la sanzione è nulla e non ha effetti.

Secondo la Suprema Corte, l’affissione del codice disciplinare può omettersi «in tutti i casi nei quali il comportamento sanzionatorio sia immediatamente percepibile dal lavoratore come illecito, perché contrario al cosiddetto minimo etico o a norme di rilevanza penale. Si pensi al caso del furto: non c’è certamente bisogno di un regolamento interno a specificare che rubare è vietato.

note

[1] Cass. sent. n. 279/18 del 9.01.2018.

[2] Art. 7 Statuto dei lavoratori:

«1. Le norme disciplinari relative alle sanzioni, alle infrazioni in relazione alle quali ciascuna di esse può essere applicata ed alle procedure di contestazione delle stesse, devono essere portate a conoscenza dei lavoratori mediante affissione in luogo accessibile a tutti. Esse devono applicare quanto in materia è stabilito da accordi e contratti di lavoro ove esistano.

2. Il datore di lavoro non può adottare alcun provvedimento disciplinare nei confronti del lavoratore senza avergli preventivamente contestato l’addebito e senza averlo sentito a sua difesa.

3. Il lavoratore potrà farsi assistere da un rappresentante dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato.

4. Fermo restando quanto disposto dalla legge 15 luglio 1966, n. 604, non possono essere disposte sanzioni disciplinari che comportano mutamenti definitivi del rapporto di lavoro; inoltre la multa non può essere disposta per un importo superiore a quattro ore della retribuzione base e la sospensione dal servizio e dalla retribuzione per più di dieci giorni.

5. In ogni caso, i provvedimenti disciplinari più gravi del rimprovero verbale non possono essere applicati prima che siano trascorsi cinque giorni dalla contestazione per iscritto del fatto che vi ha dato causa.

6. Salvo analoghe procedure previste dai contratti collettivi di lavoro e ferma restando la facoltà di adire l’autorità giudiziaria, il lavoratore al quale sia stata applicata una sanzione disciplinare può promuovere, nei venti giorni successivi, anche per mezzo dell’associazione alla quale sia iscritto ovvero conferisca mandato, la costituzione, tramite l’ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, di un collegio di conciliazione ed arbitrato, composto da un rappresentante di ciascuna delle parti e da un terzo membro scelto di comune accordo o, in difetto di accordo, nominato dal direttore dell’ufficio del lavoro. La sanzione disciplinare resta sospesa fino alla pronuncia da parte del Collegio.

7. Qualora il datore di lavoro non provveda, entro dieci giorni dall’invito rivoltogli dall’ufficio del lavoro, a nominare il proprio rappresentante in seno al collegio di cui al comma precedente, la sanzione disciplinare non ha effetto. Se il datore di lavoro adisce l’autorità giudiziaria, la sanzione disciplinare resta sospesa fino alla definizione del giudizio.

8. Non può tenersi conto ad alcun effetto delle sanzioni disciplinari decorsi due anni dalla loro applicazione.».

[3] Cass. sent. n. 1861/1990.

[4] Cass. sent. n. 20733/2007.

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 12 ottobre 2017 – 9 gennaio 2018, n. 279
Presidente Nobile – Relatore Pagetta

Fatto

1. Con sentenza n.1575/2011 la Corte di appello di Palermo ha confermato, con motivazione parzialmente diversa, la sentenza di primo grado che aveva respinto la domanda di ST Microelectronics s.r.l. intesa all’accertamento della legittimità della sanzione disciplinare di sospensione dal lavoro e dalla retribuzione per un giorno irrogata al dipendente G.R. e annullato la sanzione medesima.
1.2. Il giudice di appello, premesso che in prime cure la illegittimità della sanzione era stata fondata sulla mancanza di prova dell’affissione del codice disciplinare, ha osservato che, a differenza di quanto ritenuto dal primo giudice, la mancata articolazione nel ricorso introduttivo del giudizio di primo grado di mezzi di prova destinati a provare l’affissione del codice disciplinare, non precludeva, a fronte, peraltro, di contestazione a riguardo del lavoratore formulata solo in sede di memoria di costituzione e non anche nel corso del procedimento disciplinare, la possibilità, all’udienza fissata per la discussione, di formulare richieste istruttorie in merito; in concreto, tuttavia, in tale udienza, la richiesta istruttoria della società era stata formulata senza specificare l’articolato di prova, indicare gli eventuali testimoni e senza neppure chiedere un termine per integrare la richiesta del mezzo istruttorio con la dovuta specificità e completezza; quanto rilevato rendeva inammissibile la istanza in sede di gravame. Né era condivisibile l’assunto della superfluità dell’affissione, fondata sulla circostanza della non necessità della stessa per avere il lavoratore violato quel minimo etico che gli avrebbe consentito di rendersi conto della gravità della condotta, principio che la giurisprudenza di legittimità aveva ritenuto applicabile anche alle sanzioni conservative (Cass. 1026/2011) atteso che la peculiarità dell’addebito, sostanzialmente consistito nella pretesa del lavoratore di prestare la propria attività in difformità ad un contestato provvedimento di collocazione in ferie d’ufficio, rendeva difficile affermare di essere in presenza di condotta adottata in violazione di basilari e generali regole di comportamento, per di più se connotata dal convincimento di esercitare un diritto.
2. Per la cassazione della decisione ha proposto ricorso, sulla base di due motivi, ST Microelectronics s.r.l.; la parte intimata non ha svolto attività difensiva.

Ragioni della decisione

1. Con il primo motivo di ricorso si deduce violazione degli artt. 2697 cod. civ., 244 e 421 cod. proc. civ.. Si censura la decisione osservando che la mancata indicazione del luogo di affissione del codice disciplinare non rendeva la istanza istruttoria generica in quanto il giudice ben avrebbe potuto richiedere alla parte l’integrazione della prova ai sensi dell’art. 244 comma 3 cod. proc. civ., che la mancata indicazione dei testi non determinava decadenza ma mera irregolarità che abilitava il giudice all’esercizio dei poteri di cui all’art. 421 cod. proc. civ. (Cass. 21.8.2004 n. 1652).
2. Con il secondo motivo si deduce violazione dell’art. 7 Legge n. 300 del 1970. Si censura la decisione per avere escluso la riconducibilità della condotta addebitata alla violazione dei generali doveri facenti capo al lavoratore, violazione per la cui sanzionabilità non si richiedeva, quindi, l’affissione del codice disciplinare; in questa prospettiva si evidenzia che la inosservanza dell’ordine di servizio relativo alle ferie costituiva da parte del lavoratore un’insubordinazione e grave lesione dell’obbligo di fedeltà.
3. Ragioni di ordine logico, collegate al rilevo dirimente dell’eventuale accoglimento del secondo motivo di ricorso, ne impongono l’esame con carattere di priorità.
3.1. Esso è infondato. Non sussiste la denunziata violazione dell’art. 7 St. lav. in quanto la decisione è stata adottata in dichiarata adesione alla giurisprudenza di questa Corte in tema di estensibilità alle sanzioni conservative del principio secondo il quale in tutti i casi nei quali il comportamento sanzionatorio sia immediatamente percepibile dal lavoratore come illecito, perché contrario al c.d. minimo etico o a norme di rilevanza penale, non è necessario provvedere all’affissione del codice disciplinare, (Cass. 03/01/2017 n. 54; Cass. I 29/05/2013 n. 13414; Cass. 27/01/2011 n. 1926). Ove, invece, con il motivo in esame, al di là della formale enunciazione della rubrica, dovesse ritenersi censurata la esclusione della condotta addebitata dal novero di quelle per le quali non è richiesta l’affissione del codice disciplinare, la valutazione del giudice di merito, in quanto sorretta da motivazione logica e congrua risulta sottratta al sindacato del giudice di legittimità.
4. Il primo motivo di ricorso è anch’esso infondato alla luce della consolidata giurisprudenza di questa Corte secondo la quale al fine dell’ammissibilità della istanza istruttoria si richiede che le prove per interrogatorio formale e per testi, secondo quanto richiesto negli art. 230 e 244 cod. proc. civ., siano dedotte per articoli separati e specifici (Cass. 02/02/2015 n. 1808; Cass. 07/06/2011 n. 12292). Nel caso di specie, per come pacifico e per come confermato dalla stessa riproduzione in ricorso del verbale dell’udienza nel corso della quale era stata formulata la istanza istruttoria, non risultava alcuna capitolazione delle circostanze sulle quali era richiesta la prova relativa all’affissione del codice disciplinare. Tanto è sufficiente a determinare il rigetto del motivo risultandone assorbita ogni ulteriore doglianza.
5. A tanto consegue il rigetto del ricorso. Non si fa luogo al regolamento delle spese non avendo la parte intimata svolto attività difensiva.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.


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