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Rubare all’autogrill: cosa rischio?

16 febbraio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 febbraio 2018



Furto in autogrill: secondo la Corte di Cassazione è furto aggravato dall’esposizione dei beni alla pubblica fede.

Il furto è senz’altro il reato contro il patrimonio più diffuso; rubare è, per alcuni, una vera e propria professione. Peccato che la gran parte dei furti abbia ben poco di professionale. Se pensate a ladri raffinati come Arsenio Lupin, sbagliate di grosso. I furti più diffusi sono del tipo “prendi i soldi e scappa”. È quello che accade negli autogrill. Ma cosa si rischia a rubare all’autogrill? Leggiamo.

Cosa rischio se rubo?

Il codice penale punisce il furto con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 154 a 516 euro [1]. Il reato consiste nello spossessamento di una cosa mobile ai danni di chi la detiene, al fine di trarne un profitto per sé o per gli altri. Il delitto è punibile a querela della persona offesa solamente quando non sia aggravato oppure quando sia di lieve entità o cagioni un danno minimo [2].

Il furto comporta quindi un passaggio del bene mobile dall’originario detentore a chi se ne impossessa. Il furto è uno dei cosiddetti reati comuni, cioè un reato che può essere commesso da chiunque, senza la necessità di rivestire qualche particolare qualità (ad esempio, non sono reati comuni l’abuso d’ufficio e il peculato perché possono essere commessi soltanto da un pubblico ufficiale, quindi da un soggetto qualificato).

L’elemento soggettivo del reato è il dolo: chi sottrae un bene ad un altro deve essere consapevole della propria condotta. Se l’impossessamento avvenisse “per caso” (si pensi, ad esempio, a chi, all’uscita da un locale, prenda l’ombrello di un’altra persona anziché il proprio perché identici) non si integrerebbe il furto. Volendo essere ancor più precisi, il dolo deve essere specifico: la norma parla infatti di un preciso scopo che persegue il ladro: quello dell’arricchimento proprio o altrui. Quindi, chi si appropria di una cosa altrui per un fine diverso, non commetterà furto (si immagini chi, per evitare la concorrenza nella vendita, privi il titolare del vicino negozio delle chiavi per entrare).

Oggetto del furto deve essere la cosa mobile altrui: non è possibile, pertanto, rubare una casa, bene immobile per eccellenza. Interessantissimo è che lo stesso articolo che si occupa di definire la figura del reato abbia cura di specificare espressamente che si considera cosa mobile anche l’energia elettrica e ogni altra energia che abbia un valore economico.

Cosa rischio se rubo all’autogrill?

Rubare all’autogrill è, senza ombra di dubbio, un furto. Fin qui, nulla di nuovo. Il problema è che si tratta di un furto aggravato, cioè di una sottrazione punita più severamente dalla legge, con la reclusione da due a sei anni e con la multa da 927 a 1.500 euro [3].

Per i furti aggravati, inoltre, è prevista la procedibilità d’ufficio nei confronti del colpevole. Cosa significa? Scopriamolo nel prossimo paragrafo.

Cosa significa procedibilità d’ufficio e a querela di parte?

Abbiamo detto che il furto può essere punito a querela della persona offesa oppure, se trattasi di furto aggravato come quello negli autogrill, d’ufficio. Cosa significa?

Secondo il codice di procedura penale [4], la querela è una condizione di procedibilità con la quale si manifesta la volontà di procedere in ordine ad un fatto che costituisce reato. In termini più semplici, la querela è la volontà, manifestata per iscritto o verbalmente da chi è vittima del reato, di perseguire l’autore del fatto delittuoso. Senza questo “consenso” la legge non può punire l’autore del reato.

Al contrario, si procede d’ufficio quando non c’è alcun bisogno che la vittima esterni la sua volontà di far punire il colpevole, in quanto lo Stato procederà indipendentemente da essa. Perché allora alcuni reati sono punibili a querela e altri no? Perché di norma i primi sono meno gravi e, per evitare di ingolfare ancor più la macchina della giustizia, la legge ha pensato di lasciare alla discrezionalità della vittima la loro perseguibilità. Oppure per ragioni di convenienza: ad esempio, il codice penale persegue d’ufficio alcuni delitti contro il patrimonio (furto in abitazione, truffa, ecc.); quando questi, però, sono commessi a danno del coniuge  legalmente separato, ovvero del fratello o della sorella, diventano punibili a querela [5]. La ragione è molto semplice: l’ordinamento lascia alla discrezionalità della persona offesa la scelta di punire o meno una persona a lei legata da sentimenti affettivi o da parentela.

Rubare all’autogrill: perché è furto aggravato?

Abbiamo detto che il furto aggravato è procedibile d’ufficio; questo significa che non c’è bisogno dell’esplicita manifestazione di volontà della persona offesa perché si proceda nei confronti dell’autore del reato.

Quando il furto è aggravato? È il codice penale a stabilire le circostanze nelle quali il delitto può ritenersi tale. In sintesi, le aggravanti condensano i casi in cui il delitto sia realizzato con violenza sulle cose, con mezzi fraudolenti, oppure sia commesso da un gruppo di persone o, ancora, su beni necessariamente esposti alla pubblica fede (esempi classici: il furto d’auto parcheggiata in luogo non protetto o il furto della merce negli scaffali del supermercato).

Proprio a quest’ultima categoria appartiene il furto in autogrill. Secondo la Corte di Cassazione, rubare all’autogrill significa sottrarre beni che sono pubblicamente esposti, per di più ad un flusso notevole di persone, considerata la funzione e la posizione degli autogrill [6]. Il furto è aggravato perché il reo approfitta di una situazione estremamente favorevole; in soldoni, viene punito con una pena maggiore perché il titolare di quei beni ha scarse possibilità di difenderli.

Pertanto, chi ruba all’autogrill rischia la pena della reclusione da due a sei anni e della multa da 927 a 1.500 euro.

note

[1] Art. 624 cod. pen.

[2] Art. 626 cod. pen.

[3] Art. 625 cod. pen.

[4] Art. 336 cod. proc. pen.

[5] Art. 649 cod. pen.

[6] Cass., sent. n. 33869/17 del 11/07/2017.

Autore immagine: Pixabay.com

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