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Le Guide Invalidità civile: quando e come ottenerla

Le Guide Pubblicato il 14 gennaio 2018

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Assegno di invalidità, pensione di inabilità, indennità di accompagnamento e indennità mensile di frequenza: le misure assistenziali a tutela degli invalidi.

Lo Stato viene incontro a quanti presentano una invalidità riconoscendo loro una serie di benefici di varia natura, i più importanti dei quali sono di tipo economico. Oltre a una serie di agevolazioni fiscali (si pensi alla possibilità di acquistare un’auto con la legge 104 con uno sconto sostanziale sul prezzo di acquisto e all’esenzione dal bollo auto), c’è anche il diritto all’assegno ordinario di invalidità, alla pensione di inabilità, l’indennità di accompagnamento (per chi, oltre all’invalidità al 100%, non è in grado di provvedere da solo alle proprie necessità quotidiane), l’indennità mensile di frequenza. I benefici vengono di norma proporzionati alla gravità dell’invalidità e ad altre condizioni. In tutti i casi è comunque necessario presentare una apposita domanda all’Azienda sanitaria di residenza che accerta, mediante una propria commissione medica, l’esistenza e l’entità dell’invalidità. La fruizione dei benefici decorre dal mese successivo a quello di presentazione della domanda suddetta. Se l’invalido non è soddisfatto della valutazione fatta dalla Commissione può presentare ricorso in tribunale. Questo è, per sommi capi, tutto l’impianto delle varie discipline in tema di tutela dell’invalido. Scendiamo ora nel dettaglio e vediamo come quando ottenere l’invalidità civile.

Assegno di invalidità: cos’è 

La misura assistenziale più tipica per chi presenta un’invalidità è il cosiddetto assegno ordinario di invalidità. Si tratta di una prestazione in favore di coloro ai quali è stata riconosciuta una invalidità tra il 74% e il 99%. La loro capacità lavorativa deve essere ridotta a meno di un terzo a causa dell’infermità fisica o mentale. La corresponsione dell’assegno viene curata dall’Inps ed è subordinata a particolari limiti di reddito. Non tutti quindi possono ottenere l’assegno di invalidità ma solo quanti versano in condizioni economiche disagiate (vedremo a breve quali sono i parametri per richiedere l’assegno di invalidità).

A chi spetta l’assegno di invalidità?

Hanno diritto a chiedere l’assegno di invalidità i lavoratori:

  • dipendenti;
  • autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri);
  • iscritti ad alcuni fondi pensioni sostitutivi e integrativi dell’assicurazione generale obbligatoria.

Inoltre il richiedente deve presentare i seguenti requisiti:

  • età compresa tra i 18 e i 65 anni e 7 mesi;
  • riconoscimento di una percentuale di invalidità compresa tra il 74% e il 99%;
  • una capacità lavorativa ridotta a meno di un terzo;
  • non svolgere alcuna attività lavorativa (salvo casi particolari);
  • cittadinanza italiana e residenza sul territorio nazionale;
  • cittadinanza straniera comunitaria: il richiedente deve essere iscritto all’anagrafe del Comune di residenza;
  • titolarità del permesso di soggiorno di almeno un anno per cittadini stranieri
  • extracomunitari legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato;
  • almeno 260 contributi settimanali (5 anni di contribuzione e assicurazione),
  • di cui 156 (3 anni di contribuzione e assicurazione) nel quinquennio precedente
  • la data di presentazione della domanda.

Non bisogna più iscriversi alle liste di collocamento, ma bisogna presentare ogni anno all’Inps una dichiarazione sostitutiva che attesti di prestare o non prestare attività lavorativa.

L’assegno di invalidità si trasforma in pensione di vecchiaia nel momento in cui il beneficiario compie l’età pensionabile. Questo manifesta ancor di più la sua natura di sostegno economico in luogo del reddito lavorativo.

Il beneficiario può chiedere il rinnovo prima della data di scadenza. Dopo 3 riconoscimenti consecutivi, l’assegno di invalidità è confermato automaticamente, salvo le facoltà di revisione.

Come ottenere l’assegno di invalidità?

Per ottenere l’assegno ordinario di invalidità bisogna presentare una domanda all’Inps. La domanda si fa ormai solo per via telematica. A tal fine ci si può avvalere dei servizi telematici dell’Inps, mediante il proprio codice Pin, oppure fare la richiesta tramite Caf e patronati.

Insieme alla domanda bisogna presentare la certificazione medica.

L’assegno decorre dal mese successivo a quello della domanda.

A quanto ammonta l’assegno di invalidità?

L’assegno di invalidità corrisponde a 13 mensilità che viene aggiornato periodicamente. La sua misura è pari a quella della pensione di inabilità per gli invalidi totali. I cittadini con particolari condizioni di disagio economico possono chiedere un’integrazione dell’importo.

L’assegno è incompatibile con qualsiasi pensione diretta di invalidità a carico dell’assicurazione generale obbligatoria, delle gestioni sostitutive, esonerative ed esclusive, nonché delle gestioni dei lavoratori autonomi, della gestione speciale minatori e delle altre casse e fondi di previdenza, compresi quelli dei liberi professionisti.

Pensione di inabilità: cos’è?

Oltre all’assegno di invalidità, lo Stato riconosce la cosiddetta pensione di inabilità ai mutilati e agli invalidi civili che hanno almeno 18 anni e non più di 65 anni. Si tratta, anche in questo caso, di un beneficio di natura economica erogato mensilmente dall’Inps.

Chi ha diritto alla pensione di inabilità?

La pensione di inabilità spetta solo in presenza dei seguenti requisiti:

  • età compresa tra i 18 e i 65 anni e 3 mesi. Al compimento dei 65 anni e 7 mesi di età, l’importo della pensione di inabilità viene adeguato a quello dell’assegno sociale;
  • assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa: la commissione medica deve aver riconosciuto pertanto un’inabilità lavorativa totale del 100% e permanente (invalidi totali);
  • a causa di infermità o difetto fisico o mentale;
  • stato di bisogno economico;
  • cittadinanza italiana e residenza sul territorio nazionale;
  • cittadini stranieri comunitari iscritti all’anagrafe del Comune di residenza;
  • cittadini stranieri extracomunitari legalmente soggiornanti nel territorio
  • dello Stato;
  • almeno 260 contributi settimanali (5 anni di contribuzione e assicurazione) di cui 156 (3 anni di contribuzione e assicurazione) nel quinquennio precedente la data di presentazione della domanda.

Il richiedente non deve lavorare. Quindi deve essere cancellato dagli elenchi di categoria dei lavoratori, dagli albi professionali e deve aver rinunciato ai trattamenti Inps a favore della disoccupazione o a qualsiasi altro trattamento sostitutivo o integrativo del reddito.

La pensione spetta anche se il richiedente è ricoverato in un istituto pubblico che provvede al suo sostentamento.

La pensione di inabilità è compatibile con l’indennità di accompagnamento e con tutte le pensioni percepite a titolo di invalidità.

A quanto ammonta la pensione di inabilità?

Si tratta di 13 assegni all’anno; l’importo varia di anno in anno. Per maggiori informazioni bisogna consultare il sito dell’Inps. Chi ha almeno 60 anni e una condizione economica particolarmente disagiata può chiedere un’integrazione dell’importo mensile.

Come chiedere la pensione di inabilità?

Per avere la pensione di inabilità va presentata domanda all’Inps solo per via telematica. Ci si può avvalere dei servizi telematici dell’Inps, mediante il proprio codice Pin, oppure fare la richiesta tramite Caf e patronati.

Insieme alla domanda bisogna presentare la certificazione medica.

L’assegno decorre dal mese successivo a quello della domanda.

Indennità di accompagnamento

Chi è invalido al 100% in modo permanente e, oltre a ciò, è anche impossibilitato a compiere gli atti quotidiani della vita per incapacità fisiche (come nel caso di problemi di deambulazione) o psichiche può chiedere l’indennità di accompagnamento, un sostegno al reddito per pagare chi si prenda cura di lui.  Si tratta di un assegno che viene versato per 12 mesi all’anno.

Chi ha diritto all’indennità di accompagnamento?

L’indennità di accompagnamento spetta solo in presenza dei seguenti requisiti:

  • riconoscimento di totale inabilità del 100%;
  • impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore,
  • ovvero impossibilità di compiere gli atti quotidiani della vita e la conseguente necessità di un’assistenza continua;
  • cittadinanza italiana;
  • per i cittadini stranieri comunitari, iscrizione all’anagrafe del Comune di residenza;
  • per i cittadini stranieri extracomunitari, permesso di soggiorno di almeno un anno;
  • residenza stabile e abituale sul territorio nazionale.

Per coloro che hanno più di 65 anni (non più valutabili sul piano dell’attività lavorativa) l’indennità spetta a condizione che abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni dell’età.

Ai minori titolari di indennità di accompagnamento, al compimento della maggiore età, viene automaticamente riconosciuta la pensione di inabilità riservata ai maggiorenni totalmente inabili. La prestazione spetta senza necessità di presentare domanda amministrativa e senza necessità di ulteriori accertamenti sanitari. Al raggiungimento della maggiore età bisogna presentare subito il modello che attesti il possesso dei requisiti socio-economici previsti dalla legge.

L’indennità di accompagnamento è compatibile e cumulabile con la pensione di inabilità e con le pensioni e le indennità di accompagnamento per i ciechi totali o parziali.

A chi non spetta l’indennità di accompagnamento?

L’indennità di accompagnamento non spetta agli invalidi che:

  • sono  ricoverati in reparti di lungodegenza o riabilitativi. Continua invece a essere corrisposta durante i periodi di ricovero per terapie contingenti di durata connessa al decorso della malattia e, previa domanda, per i periodi di documentata interruzione del ricovero, purché di durata non inferiore a un mese. Oppure, di nuovo, può essere concessa durante i periodi di allontanamento dalla struttura di ricovero di durata non superiore al mese;
  • percepiscano un’analoga indennità per invalidità contratta per causa di guerra, di lavoro o di servizio, salvo il diritto di opzione per il trattamento più favorevole.

Come chiedere l’accompagnamento?

Per avere l’indennità di accompagnamento bisogna recarsi alla Commissione medica dell’Azienda sanitaria con un certificato del proprio medico di base (il quale deve aver rilasciato al paziente il cosiddetto certificato medico introduttivo). 

La domanda per l’accompagnamento va presentata domanda all’Inps solo per via telematica. Ci si può avvalere dei servizi telematici dell’Inps, mediante il proprio codice Pin, oppure fare la richiesta tramite Caf e patronati.

Insieme alla domanda bisogna presentare la certificazione medica.

L’assegno decorre dal mese successivo a quello della domanda.

Indennità mensile di frequenza: cos’è?

Termina il quadro delle agevolazioni agli invalidi l’indennità mensile di frequenza. Si tratta di una prestazione economica che spetta agli invalidi civili minorenni cui siano state riconosciute dalla competente Commissione sanitaria difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni della propria età, nonché ai minori ipoacusici che presentino una perdita uditiva superiore ai 60 decibel nell’orecchio migliore nelle frequenze di 500, 1.000, 2.000 hertz o che, per la loro minorazione, devono far ricorso continuo o anche periodico a trattamenti riabilitativi o terapeutici. È quindi una prestazione a sostegno dell’inserimento scolastico e sociale, prevista per i ragazzi con disabilità fino al compimento dei 18 anni di età.

Il beneficio è limitato all’effettiva durata del trattamento o del corso e ha termine con il mese successivo a quello di cessazione della frequenza: la legge subordina il diritto all’indennità alla condizione dell’effettiva frequenza del corso o alla durata del trattamento terapeutico o riabilitativo.

A chi spetta l’indennità mensile di frequenza?

Per ottenere l’indennità mensile di frequenza bisogna presentare i seguenti requisiti:

  • età inferiore ai 18 anni;
  • riconoscimento di difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni propri della minore età;
  • minori ipoacusici che presentino una perdita uditiva superiore a 60 decibel nell’orecchio migliore nelle frequenze 500, 1.000, 2.000 hertz;
  • cittadinanza e residenza sul territorio nazionale;
  • cittadini stranieri comunitari iscritti all’anagrafe del Comune di residenza;
  • cittadini stranieri extracomunitari legalmente soggiornanti in Italia.

L’indennità è riconosciuta per il solo periodo di frequenza, pertanto requisito fondamentale è alternativamente:

  • la frequenza continua o periodica di centri ambulatoriali, di centri diurni anche di tipo semi-residenziale, pubblici o privati, purché operanti in regime convenzionale, specializzati nel trattamento terapeutico e nella riabilitazione e recupero di persone portatrici di handicap;
  • la frequenza di scuole pubbliche o private legalmente riconosciute di ogni ordine e grado a partire dagli asili nido;
  • la frequenza di centri di formazione o addestramento professionale pubblici o privati, purché convenzionati, finalizzati al reinserimento sociale dei soggetti.

Quando non spetta l’indennità mensile di frequenza?

L’indennità mensile di frequenza è incompatibile con:

  • l’indennità di accompagnamento di cui i minori siano eventualmente in godimento o alla quale abbiano titolo in qualità di invalidi civili non deambulanti o non autosufficienti;
  • l’indennità di accompagnamento in qualità di ciechi civili assoluti;
  • la speciale indennità prevista per i ciechi parziali;
  • l’indennità di comunicazione prevista per i sordi prelinguali.

Come fare ricorso contro il verbale della Commissione medica

Potrebbe avvenire che, una volta sottoposto a visita da parte della Commissione medica dell’azienda ospedaliera, il malato ritenga di contestare il risultato dell’accertamento. Ciò succede quando la Commissione riconosce un grado di invalidità inferiore rispetto alle aspettative del richiedente.

Il ricorso va fatto entro 6 mesi dalla notifica del verbale sanitario al Tribunale di residenza una domanda di accertamento tecnico per la verifica preventiva delle condizioni sanitarie. Il Giudice investito della causa nomina un medico dell’Inps che visiterà il cittadino e rilascerà un documento con l’esito della visita. La relazione tecnica redatta dal consulente deve essere trasmessa all’Inps e all’interessato.

Il Giudice fissa quindi il termine perentorio di 30 giorni entro il quale le parti (Azienda sanitaria e cittadino) devono dichiarare se intendono contestare le conclusioni del medico dell’Inps.

Se non ci sono contestazioni, il Giudice predispone il Decreto di omologazione dell’accertamento che diventa definitivo. Se invece si intende contestare la relazione del medico dell’Inps, bisogna proporre il ricorso introduttivo del giudizio, specificando i motivi della contestazione (è necessaria l’assistenza di un legale; a carico del cittadino l’anticipazione delle spese per la consulenza).

A questo punto inizia una causa vera e propria cui seguirà la sentenza definitiva.


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1 Commento

  1. Salve vorrei porre questo mio problema mio nipote ha dei problemi ,e quindi sono stati rilasciati tutti i certificati medici riguardo alla domanda ,di indendita di freguenza, il problema sta nel fatto che la commissione del comune di residenza per alcuni mesi 10 era inesistente ,in quanto il presidente ed alcuni medici che facevano parte sono risultati dimissionari oppure avevano raggiunti l’eta’per la pensione. Mi chiedo quanto un famiglia che vive una situazione di gravita’puo’ricevere l’aiuto visto che parliamo di un minore ?Grazie

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