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Legge 104 e diritto al buono pasto: cosa dice la normativa

14 Gennaio 2018


Legge 104 e diritto al buono pasto: cosa dice la normativa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Gennaio 2018



Buoni pasto e legge 104: per i giorni in cui il dipendente è in permesso e non va a lavoro può rivendicare i ticket restaurant?

Hai un familiare portatore di handicap e, in conseguenza di ciò, sei tra quei lavoratori titolari della “legge 104”. L’ormai famoso articolo 33 della legge 104 del 1992 ti consente, tre volte al mese, di assentati dal lavoro per prestare assistenza al disabile. Si tratta di «permessi retribuiti»: in buona sostanza percepisci regolarmente lo stipendio dall’azienda la quale, a sua volta, si fa rimborsare dall’Inps. Quando però il datore di lavoro ti rilascia i buoni pasto ti accorgi che questi sono in misura ridotta rispetto ai tuoi colleghi: ne mancano per l’appunto tre, uno per ogni giorno di permesso. Prima di aprire una contestazione, vuoi informarti e sapere cosa dice la normativa sulla legge 104 e sul diritto ai buoni pasto. In questo articolo ti spiegheremo, in modo semplice e immediato, cosa spetta al lavoratore dipendente che ha ottenuto i cosiddetti benefici della legge 104. Ti diremo, in particolare, se puoi rivendicare i buoni pasto anche per i giorni di permesso retribuito o meno.

Ricordiamo innanzitutto alcune regole su come funzionano i buoni pasto. Il buono pasto è un documento cartaceo o emesso in formato elettronico che consente al titolare di ricevere un servizio sostitutivo della mensa di importo pari al valore facciale del buono pasto. In pratica, in tutte le aziende – pubbliche o private – ove il datore non ha previsto una mensa interna, ai lavoratori possono essere forniti i buoni pasto da spendere nei negozi convenzionati al fine di sopperire alle esigenze legate all’alimentazione del giorno di lavoro.

Il diritto del lavoratore ai buoni pasto sussiste tanto nel caso in cui durante la fascia oraria concordata per il pranzo il lavoratore sia impegnato al lavoro, quanto nel caso in cui egli abbia terminato di lavorare, ma i tempi di percorrenza non gli consentano di raggiungere la propria abitazione entro l’esaurirsi di tale fascia oraria.

Vediamo ora cosa dice la normativa sulla legge 104 in merito al diritto ai buoni pasto. In verità nessuna norma dice se il dipendente, assente durante i giorni di permesso retribuito, abbia diritto o meno ai buoni pasto. Tuttavia la soluzione al quesito si può facilmente intuire ricordando la natura e la finalità di questo beneficio. Il buono pasto (spesso chiamato ticket restaurant) è sostitutivo della mensa; spetta pertanto solo per le giornate effettivamente “lavorate”. Il dipendente, di conseguenza, non ha diritto al buono per i giorni di malattia, per quelli di riposo o di ferie, nel caso di sciopero. Non spetta per il sabato o la domenica in cui non viene prestata l’attività lavorativa. Il buono pasto, infatti, non è un’integrazione dello stipendio, ma è solo finalizzato a consentire al dipendente, laddove non sia previsto un servizio mensa all’interno dell’azienda, la fruizione del pasto, i cui costi vengono assunti dal datore di lavoro. Il lavoratore, invece, ha il diritto di percepire i buoni pasto quando si trova in trasferta, a meno che non gli sia riconosciuta un’indennità per le spese di vitto o non abbia diritto al rimborso analitico delle spese.

Ne consegue che i buoni pasto non spettano neanche per i giorni di permesso, in quanto il dipendente non si reca in azienda ma può usufruire della propria cucina.

Il dipendente che ha quindi utilizzato i permessi della legge 104 non ha diritto, per queste tre giornate al mese, a percepire i relativi buoni pasto.


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