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Truffa online: qual è il giudice competente?

21 febbraio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 febbraio 2018



Acquisto di beni in internet: ecco chi è il giudice competente nel caso di raggiro sul web.

La diffusione del commercio elettronico ha avuto ripercussioni importanti sull’individuazione del giudice competente in caso di reato. La legge italiana, infatti, prevede che il giudice territorialmente competente a conoscere di un reato è quello del luogo in cui il reato è stato consumato [1].

Nel caso di truffa online, cioè di raggiro commesso attraverso internet, quale sarà il giudice chiamato a decidere sul reato? In altre parole, nell’ipotesi di truffa online, qual è il giudice competente?  Scopriamolo insieme.

Truffa: cos’è?

Secondo il codice penale, chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa fino a 1.032 euro [2].

La truffa è un reato comune, cioè che può essere commesso da chiunque, senza la necessità di rivestire qualche particolare qualità (ad esempio, non sono reati comuni l’abuso d’ufficio e il peculato perché possono essere commessi soltanto da un pubblico ufficiale, quindi da un soggetto qualificato). L’elemento soggettivo del delitto è il dolo generico, consistente nella coscienza e volontà di indurre con artifici taluno in errore, spingendolo a compiere un atto di disposizione patrimoniale al fine di arricchirsi ingiustamente.

Perché si possa parlare di truffa penalmente perseguibile occorre che il reo ponga in essere artifici o raggiri idonei ad indurre in errore una persona dalla normale avvedutezza. Ciò significa che, per potersi parlare di truffa, non è sufficiente il semplice silenzio, oppure l’utilizzo di informazioni di cui si è in possesso, né l’approfittamento dell’ignoranza altrui. Nemmeno la semplice menzogna, nuda e cruda, è sufficiente a far sorgere la responsabilità penale.

Il codice, quando parla di artifici o raggiri, vuole intendere una vera e propria macchinazione nei confronti dalla vittima, una messa in scena preparata ad arte, fatta con l’unico scopo di trarre in inganno per arricchirsi. La bugia, di per sé, è troppo poco per poter integrare il reato di truffa.

Solitamente, per artificio si intende un’alterazione della realtà esterna, una finzione che fa apparire come esistente qualcosa che non esiste oppure, al contrario, inesistente qualcosa che esiste. Il raggiro, invece, è una menzogna accompagnata da ragionamenti idonei a mascherarla da verità.

Il truffaldino, pertanto, deve realizzare un vero e proprio intrigo ai danni della vittima: solo in questa ipotesi potrà rispondere penalmente della sua condotta.

Truffa: come avviene?

La truffa può assumere diverse forme, nel senso che il reo può arricchirsi per mezzo di diversi strumenti: ad esempio, attraverso un semplice comportamento della vittima (si pensi a chi, tratto in inganno, distrugga un proprio bene prezioso facendo aumentare il valore di quello detenuto dal truffaldino) o un’omissione (ad esempio, non esigere un credito nella falsa convinzione, indotta da controparte, che questo sia prescritto); per mezzo di un negozio giuridico, quale un contratto (in quest’ultimo caso, si è soliti parlare di truffa contrattuale) o mediante internet.

Truffa online: come avviene?

La truffa online può avvenire in svariati modi: normalmente si tratta di una compravendita finita male, cioè di un acquisto che si rivela essere un’amara sorpresa per il raggirato. Ma esistono metodi molto più sofisticati e ingegnosi di truffare su internet, ad esempio spacciandosi per una persona di conoscenza della vittima per farsi inviare del denaro; oppure ottenendo fraudolentemente i codici segreti di carte di credito e conti bancari o postali.

Molto noto è il cosiddetto phishing: trattasi di una truffa informatica effettuata inviando un’e-mail con il logo contraffatto di un istituto di credito o di altra istituzione economica, in cui si invita il destinatario a fornire dati riservati (numero di carta di credito, password di accesso al servizio di home banking, ecc.), motivando tale richiesta con ragioni di ordine tecnico.

Truffa online: come denunciare?

La vittima di una truffa potrà senz’altro sporgere denuncia/querela. Per i casi di truffa in internet, poi, la Polizia di Stato ha messo a disposizione dei cittadini una speciale forma di denuncia: quella online, da effettuarsi direttamente dal web collegandosi al sito istituzionale della polizia. Per approfondimenti si consiglia la lettura di questo articolo.

Truffa online: qual è il giudice competente?

È giunto il momento di rispondere alla domanda posta nel titolo dell’articolo: nel caso di truffa online, qual è il giudice competente? A rispondere è stata la Corte di Cassazione, secondo cui il giudice territorialmente competente a conoscere del delitto di truffa online è quello del luogo ove è avvenuto l’arricchimento del reo [3]. Spieghiamo meglio.

Secondo i giudici, il momento consumativo del reato di truffa online si ha nel momento in cui la persona offesa effettua il pagamento, realizzando così l’ingiusto profitto del reo. Di conseguenza, ogni volta che la vittima dell’inganno effettui un pagamento o un versamento a favore del truffatore (ad esempio: acquisto in internet di un oggetto nuovo che in realtà si scopre usato; versamento a favore di una persona che si spaccia per un parente in difficoltà; accredito a beneficio di un ente che si maschera come istituto di credito) arricchendolo immediatamente, questo sarà il momento in cui il reato di truffa si perfeziona e, perciò, competente sarà il giudice del luogo ove la vittima ha effettuato l’operazione.

Diversamente avviene nel caso in cui il pagamento non arricchisce immediatamente il truffatore. A proposito di un versamento effettuato tramite bonifico, la Suprema Corte ha così stabilito: «nell’ipotesi di truffa contrattuale realizzata attraverso la vendita di beni ed il conseguente pagamento online, il reato si consuma nel luogo ove l’agente consegue l’ingiusto profitto e non già in quello in cui viene data la disposizione per il pagamento da parte della persona offesa» [4]. Questo perché il bonifico è un particolare mezzo di pagamento che consente a chi l’ha effettuato di revocare l’ordine (e, quindi, di re-impossessarsi del danaro) fino a quando il beneficiario non lo riscuota.

Detto in due parole: la truffa si perfeziona nel momento in cui il truffato arricchisce il truffatore. Di conseguenza, poiché la competenza si radica in capo al giudice del luogo ove il reato si è consumato, conoscerà dell’illecito:

  • il giudice del luogo in cui il pagamento è avvenuto, se la modalità di trasferimento del denaro comporta un arricchimento immediato del truffatore (es.: ricarica carta prepagata);
  • il giudice del luogo ove il reo ha incassato le somme, nel caso di ingiusto profitto avvenuto con modalità diverse (es.: bonifico).

note

[1] Art. 8 cod. proc. pen.

[2] Art. 640 cod. pen.

[3] Cass., sent. n. 7294 del 15.02.2017.

[4] Cass., sent. n.  7749/2015.


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