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Posso chiedere permessi per la fecondazione assistita?

23 febbraio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 febbraio 2018



La procreazione assistita è un trattamento medico a tutti gli effetti e come tale richiede assenze da lavoro: che tutele garantisce la legge?

Per le coppie che non riescono ad avere figli, nonostante il forte desiderio, la procreazione assistita rappresenta una luminosissima luce in fondo al tunnel. Anche se spesso richiede molti tentativi e non tutti vanno a buon fine, è pur sempre una chance in più che la scienza dà a chi non vuole arrendersi all’infertilità e alla sterilità. Così, nonostante le polemiche che ha sempre suscitato e le modifiche a colpi di sentenze, c’è una legge in Italia che consente di accedere a questa tecnica medica. Hai preso le dovute informazioni e anche tu hai deciso di avvalerti di questa possibilità. Non riesci proprio, nonostante anni di tentativi, ad avere figli, per questo vuoi affidarti alla procreazione assistita per raggiungere il tuo obiettivo. Farlo richiederà molto impegno: ricoveri ed esami, visite, prelievi, attese, controlli. Con la conseguenza che, al pari di tutti gli altri lavoratori e lavoratrici, anche tu ti troverai nella situazione di dover chiedere giorni di assenza da lavoro. Ti poni così mille domande, tra cui: che tutele ho? Posso chiedere permessi per la fecondazione assistita alla mia azienda?

Cos’è la fecondazione assistita?

Tecnicamente si chiama procreazione medicalmente assistita (Pma) e dall’anno in cui è nata (1978) grazie al premio nobel Robert Edwards, che fece nascere la prima bimba al mondo concepita in provetta, ha consentito migliaia di altre nascite. È infatti una tecnica medica che consente a coppie affette da sterilità e infertilità di poter ugualmente concepire e avere figli. in Italia è possibile farlo dal 2004, anno in cui è entrata in vigore la prima legge [1] che regola la fecondazione assistita, e che negli anni è stata modificata, anche a seguito di sentenze della Corte costituzionale, che hanno ritenuto illegittimi alcuni paletti che costringevano le coppie a dover andare all’estero per beneficiare appieno degli strumenti scientifici di procreazione.

Il divieto di fecondazione eterologa, cioè la possibilità di utilizzare ovociti o spermatozoi estranei alla coppia (di donatori esterni) è stato uno dei primi divieti bannati dalla Corte. Così, mentre agli albori della legge e fino a pochi anni fa non si poteva ricorrere a donatori esterni, dal 2014 si può. Così come oggi si può impiantare più di 3 embrioni contemporaneamente.

In linea di massima comunque la legge consente di ricorrere alla procreazione assistita:

  • alle coppie maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi
  • in età fertile
  • che abbiano problemi di sterilità (cioè entrambi o anche solo uno dei due si trovi in una condizione fisica permanente caratterizzata dall’impossibilità di procreare)
  • oppure problemi di infertilità (cioè quando la coppia non è riuscita a concepire figli dopo almeno un anno di tentativi)

La condizione assoluta è quella che non ci siano altri metodi terapeutici per risolvere l’infertilità o la sterilità. In pratica la fecondazione deve essere l’ultima spiaggia.

Come avviene la fecondazione assistita?

Per ricorrere al trattamento di fecondazione assistita si deve innanzitutto essere in possesso di un certificato che attesti in modo inequivocabile la condizione di sterilità o infertilità degli aspiranti genitori. Certificato alla mano è possibile effettuare concretamente questo intervento di aiuto alla gravidanza in strutture pubbliche o private, autorizzate dalle varie Regioni e iscritte in un apposito registro, custodito presso l’Istituto superiore di sanità.

Si chiamano centri di procreazione medicalmente assistita e sono a tutti gli effetti cliniche presso cui è possibile iniziare il proprio trattamento di fecondazione, che consiste in tecniche e pratiche cliniche con lo scopo di favorire la gravidanza attraverso il trattamento di ovociti, spermatozoi ed embrioni [2]. Le tecniche hanno diversi gradi di complessità e invasività e si va dalla fecondazione omologa a quella eterologa:

  • Inseminazione semplice (nel corpo della donna)
  • Fecondazione in vitro (all’esterno del corpo della donna)
  • Trasferimento embrionale
  • Trasferimento dei gameti
  • Microiniezione dello o degli spermatozoi
  • Crioconservazione di gameti e embrioni (congelamento)

Quando una coppia affronta il lungo e incerto processo di fecondazione assistita solitamente ha a che fare con più fasi:

  • La fase della stimolazione ovarica
  • La fase del pick up (il prelievo degli ovociti in day hospital)
  • La fase di transfer (trasferimento degli embrioni nell’utero, in day hospital)
  • La fase del riposo

Sono tutti step da seguire, che costringono la coppia ad esami, ricoveri in day hospital e alla necessità di stare a riposo per favorire l’impianto dell’embrione. Il processo è lungo e complesso. Come si fa quindi con il lavoro?

Ho diritto alla malattia per la fecondazione assistita?

Diciamo subito che la fecondazione assistita per legge non rientra nel termini dell’aspettativa retribuita da lavoro. Non è quindi possibile fare ricorso a questa tutela. E non è neppure considerata malattia nel senso classico del termine. Ciò non toglie che dall’Inps venga comunque assimilata a una malattia e quindi viene concesso alle coppie che hanno intrapreso il delicato iter di procreazione assistita di beneficiare dell’assenza retribuita da lavoro. Si ha infatti diritto a 3 settimane di malattia retribuita (nello specifico 21 giorni): 1 settimana prima del transfer (trasferimento dell’embrione nell’utero) e 2 settimane dopo il transfer [3]. Ovviamente sono considerati malattia anche i giorni di ricovero in day hospital.

Per avvalersene si deve richiedere l’astensione da lavoro motivata da fecondazione assistita come cura della sterilità. La procedura burocratica è questa:

  • La clinica presso cui effettui la fecondazione ti rilascerà il certificato di trattamento sterilità e fecondazione assistita per le giornate di ricovero in day hospital. Questo certificato ti verrà rilasciato in 3 copie: per te, per il datore e per l’Inps.
  • Per i giorni di assenza pre ricovero e post dimissione puoi andare dal medico di base, che ti rilascerà il certificato di malattia con diagnosi “cure per fertilità e fecondazione assistita secondo circolare Inps 7412, 4 marzo 2005”.
  • Questo certificato verrà inviato direttamente per via telematica all’Inps e ti verrà rilasciata copia per il datore di lavoro.
  • Mentre per l’Inps il certificato deve contenere sia la diagnosi sia la prognosi, al datore di lavoro servirà solo il certificato con la prognosi (quindi i giorni di assenza).
  • In particolare, per i ricoveri in day hospital (pick up e transfer) servirà il certificato di ricovero rilasciato dalla clinica; le giornate successive alle dimissioni – massimo 2 settimane – richiederanno il certificato del medico curante. Così come anche l’eventuale settimana di assenza per malattia pre-ricovero per fecondazione necessiterà di certificato del medico di base.

Fecondazione assistita all’estero: come comportarmi con l’Inps?

Se vai all’estero per il tuo trattamento di fecondazione assistita, oltre al certificato, dovrai inviare all’Inps via fax l’indirizzo del luogo in cui sei domiciliata (esempio l’hotel in cui alloggi) e, una volta che rientri in Italia, il tuo indir irizzo. Questo serve per la visita fiscale.

Ricordati, se scegli, di fare la procreazione assistita in uno stato estero, che ti viene concessa l’assenza retribuita per malattia solo se è uno stato dell’Unione europea e soltanto se stai effettuando trattamenti consentiti e legali anche in Italia.

Posso chiedere permessi per la fecondazione assistita?

E al di fuori della malattia puoi chiedere permessi per la fecondazione assistita? Se ad esempio devi solo effettuare il monitoraggio ovulatorio o altri controlli specifici che durano il tempo di una visita, non prenderai i giorni di assenza per malattia, ma dovrai fare richiesta di altri tipi di tutela normalmente previsti dai contratti collettivi nazionali. Ad esempio i normali permessi orari – cosiddetti Rol – giusto il tempo di fare la tua visita, la tua ecografia e i tuoi prelievi e poi tornare a lavoro.

Quindi si, alcuni permessi orari possono essere richiesti al datore di lavoro. A meno che da un controllo medico non risulti una situazione particolarmente delicata, per cui serve maggiore riposo. In questo caso il medico può anche valutare di dare alla paziente fino a una settimana di assenza per malattia antecedente la fecondazione.

Al lavoratore invece, in caso di prelievo di spermatozoi, può essere concesso un periodo di 10 giorni.

In alternativa, se giorni di malattia e permessi non ti bastano, devi ricorrere, purché tu le abbia, alle ferie.

note

[1] Legge n. 40 del 2004  

[2] Decreto ministero della salute del 1 luglio 2015 (in G.U. 14 luglio 2015, n. 161)

[3] Messaggio n. 7412 del 3 marzo 2005


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