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Bollo auto in leasing

17 Aprile 2019 | Autore:
Bollo auto in leasing

Auto in leasing: chi paga il bollo auto? La società di leasing è obbligata in solido con l’utilizzatore?

Il bollo auto (o più correttamente tassa automobilistica) è una tassa sul possesso e non sulla circolazione dei veicoli e quindi va pagata indipendentemente dal loro utilizzo. Essa è gestita dalle Regioni e dalle Province Autonome di Bolzano e Trento. Fanno eccezione le Regioni Friuli Venezia Giulia, Sardegna e, fino all’anno 2015, Sicilia per le quali la tassa è gestita dall’Agenzia delle Entrate. Sono tenuti al pagamento della tassa automobilistica, coloro che, alla scadenza del termine utile per il pagamento, risultano essere proprietari del veicolo al pubblico registro automobilistico (PRA). Ma chi paga se l’auto è in leasing?

Leasing: chi paga il bollo auto?

A partire dal 2009, in caso di veicolo con contratto di leasing, usufrutto o acquisto con patto di riservato dominio, sono tenuti al pagamento della tassa automobilistica coloro che, alla scadenza del termine utile per il pagamento, risultano al PRA essere rispettivamente utilizzatori, usufruttuari, acquirenti con patto di riservato dominio del veicolo.

Per il periodo anteriore al 15 agosto 2009, la tassa automobilistica deve essere versata esclusivamente dal proprietario (concedente) anche nel caso in cui il veicolo sia stato concesso in utilizzazione ad altro soggetto, in virtù di un contratto di leasing.

Di recente però la Cassazione [3] ha detto che per i veicoli concessi in locazione finanziaria l’unico soggetto tenuto al pagamento della tassa automobilistica regionale è il soggetto utilizzatore, anche per i rapporti anteriori al 15 giugno 2016. Non è quindi configurabile alcuna responsabilità solidale della società di leasing in caso di mancato pagamento.

Spetta pertanto solo all’utilizzatore pagare il bollo dell’auto in leasing. Non solo oggi ma anche per il periodo compreso fra il 15 agosto 2009 e il 15 giugno 2016, nonostante i dubbi suscitati dal decreto enti locali, che tuttavia non può essere interpretato nel senso di reintrodurre nel passato la soggettività passiva del concedente: sarebbe contro lo statuto del contribuente.  

Leasing: se l’utilizzatore non paga il bollo auto

In caso di omissione di pagamento del bollo auto da parte dell’utilizzatore, la Regione (o l’Agenzia delle Entrate) non potrà chiedere il versamento al proprietario del veicolo in quanto utilizzatore e proprietario non sono obbligati in solido. L’intero procedimento di riscossione del bollo auto sarà quindi avviato nei confronti dell’utilizzatore inadempiente.

Più precisamente, a seguito di una modifica normativa [1], a decorrere dal 1° gennaio 2016, gli utilizzatori a titolo di locazione finanziaria, sulla base del contratto annotato al PRA e fino alla data di scadenza del contratto medesimo, sono tenuti in via esclusiva al pagamento della tassa automobilistica regionale.

La responsabilità solidale della società di leasing può sussistere solo nella particolare ipotesi in cui questa abbia provveduto, in base alle modalità stabilite dall’ente competente, al pagamento cumulativo, in luogo degli utilizzatori, delle tasse dovute per i periodi compresi nella durata del contratto di locazione finanziaria [2].

Leasing: quale Regione può chiedere il pagamento del bollo auto

Il bollo, inoltre, va pagato non alla Regione in cui ha sede la società di leasing (proprietaria del veicolo), ma a quella in cui risiede l’utilizzatore suo cliente.

Bollo auto: entro quanto tempo può essere chiesto il pagamento?

Il bollo auto si prescrive entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui è dovuto il pagamento. Entro tale termine l’Agenzia delle Entrate o la Regione possono pretenderne il pagamento, anche eventualmente tramite riscossione coattiva. Più precisamente, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello per il quale è dovuto il bollo auto, è possibile notificare al contribuente l’avviso di accertamento. Tale avviso diventa definitivo se non impugnato entro sessanta giorni.

Da quando l’avviso diventa definitivo (appunto sessanta giorni dopo la notifica), l’agente della riscossione ha a disposizione tre anni per la notifica della cartella altrimenti decade dalla possibilità di riscossione mediante ruolo.

Per esempio, supponiamo che, per l’omesso pagamento della tassa automobilistica relativa all’anno 2005, venga notificato un avviso di accertamento il 1 gennaio 2007 (dunque entro i termini di prescrizione e decadenza). L’accertamento, poiché non impugnato, diviene definitivo il 2 marzo 2007, per cui la cartella esattoriale deve essere notificata, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del 2010.


note

[1] D.l. n. 113/2016.

[2] CTP Milano, sent. del 28.11.2016.

[3] Cass. sent. n. 13131, 13132, 13133 e 13135 del 2019.

Corte di Cassazione, sez. Tributaria, sentenza 21 aprile – 16 maggio 2019, n. 13131

Presidente Di Iasi – Relatore Mondini

Fatti della causa

1) La spa Il Leasing ricorre per la cassazione della sentenza emessa dalla commissione tributaria regionale della Lombardia in data 23 settembre 2015, con n. 4052, sostenendo che la stessa, relativa alla legittimità di sessantasette avvisi di accertamento notificati ad essa ricorrente dalla Regione Lombardia per tasse automobilistiche dell’anno 2009, sia basata su falsa applicazione del D.L. 30 dicembre 1982, n. 953, art. 5, comma 29, convertito, come comma32, dalla L. 28 febbraio 1983, n. 53, e modificato dalla L. 23 luglio 2009, n. 99, art. 7, comma 2, per avere la commissione tributaria affermato che, anche dopo la data dell’entrata in vigore della legge di modifica (il 15 agosto 2009), la tassa regionale di possesso dei veicoli è a carico del concedente, salva l’estensione della responsabilità all’utilizzatore, laddove invece sarebbe stato corretto affermare che, da quella data, soggetto passivo della tassa è unicamente l’utilizzatore, con conseguente annullamento parziale degli avvisi impugnati.

2) La Regione Lombardia resiste con controricorso.

3) Entrambe le parti hanno depositato memorie illustrative.

Ragioni della decisione

1) La fattispecie si inquadra nella cornice risultante dagli interventi legislativi seguenti:

– con il D.L. 30 dicembre 1982, n. 953, art. 5, comma 2, divenuto il comma 32 in sede di conversione da parte della L. 28 febbraio 1983, n. 53, il legislatore ha individuato il soggetto passivo della tassa automobilistica, prevista dal medesimo art. 5, nel soggetto che, in base al registro automobilistico, risulta essere il proprietario del veicolo;

– con la L. 23 luglio 2009, n. 99, art. 7, in vigore dal 15 agosto 2009, il legislatore, dopo avere stabilito, al comma 1, che “al fine di semplificare e razionalizzare la riscossione della tassa dovuta su veicoli concessi in locazione finanziaria, le singole regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sono autorizzate a stabilire le modalità con le quali le imprese concedenti possono provvedere ad eseguire cumulativamente, in luogo dei singoli utilizzatori, il versamento delle tasse dovute per i periodi di tassazione compresi nella durata dei rispettivi contratti”, ha, al comma 2, modificato il D.L. 30 dicembre 1982, n. 953, art. 5, comma 29, nel senso che sono soggetti passivi della tassa “proprietari, usufruttuari, acquirenti con patto di riservato dominio, ovvero utilizzatori a titolo di locazione finanziaria”; infine, al comma 3, il legislatore ha disposto che “la competenza territoriale degli uffici del pubblico registro automobilistico e dei registri di immatricolazione è determinata in ogni caso in relazione al luogo di residenza del soggetto proprietario del veicolo”.

Intorno alla nuova legge si è sviluppato, fino all’entrata in vigore della L. 6 agosto 2015, n. 125 di conversione del D.L. 19 giugno 2015, n. 78, un dibattito interpretativo, nella dottrina e nella giurisprudenza di merito (questa Corte non avendo mai avuto finora occasione di pronunciare in riferimento specifico a fattispecie di imposta per periodi successivi al 15 agosto 2009), centrato sul significato da attribuire all’espressione “al pagamento delle tasse sono tenuti… proprietari… ovvero utilizzatori a titolo di locazione finanziaria…”: per una tesi, in forza di detta espressione, il soggetto passivo della tassa doveva essere individuato nel proprietario del veicolo per il caso in cui non vi fosse un utilizzatore, “ovvero”, in caso contrario, nell’utilizzatore (in sostituzione del concedente); per altra tesi, con quella espressione e segnatamente con il termine “ovvero”, la soggettività passiva era stata estesa all’utilizzatore, senza esonerare il proprietario, talché sia l’utilizzatore sia il proprietario erano tenuti al pagamento e, stante la presunzione di solidarietà passiva ex art. 1294 c.c., vi erano tenuti in solido. Entrambe le tesi hanno individuato un argomento a proprio sostegno nel disposto del citato art. 7, comma 1 (“Al fine di semplificare e razionalizzare la riscossione della tassa dovuta su veicoli concessi in locazione finanziaria, le singole regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sono autorizzate a stabilire le modalità con le quali le imprese concedenti possono provvedere ad eseguire cumulativamente, in luogo dei singoli utilizzatori, il versamento delle tasse dovute per i periodi di tassazione compresi nella durata dei rispettivi contratti”) essendosi ritenuto, da un lato, che detto comma avesse escluso le imprese concedenti dal novero dei soggetti obbligati verso gli enti impositori facendone una sorta di sostituti d’imposta volontari, dall’altro lato, che detto comma “non si giustificherebbe ove l’obbligo di versamento sussistesse soltanto in capo all’utilizzatore e non anche, in via solidale, in capo alla società di leasing proprietaria del bene”;

– con L. 6 agosto 2015, n. 125 di conversione del D.L. 19 giugno 2015, n. 78, all’art. 9-bis, il legislatore ha stabilito che “il D.L. 30 dicembre 1982, n. 953, art. 5, comma 29, convertito, con modificazioni, dalla L. 28 febbraio 1983, n. 53, come modificato dalla L. 23 luglio 2009, n. 99, art. 7, comma 2, si interpreta nel senso che in caso di locazione finanziaria il soggetto tenuto al pagamento della tassa automobilistica è esclusivamente l’utilizzatore; è configurabile la responsabilità solidale della società di leasing solo nella particolare ipotesi in cui questa abbia provveduto, in base alle modalità stabilite dall’ente competente, al pagamento cumulativo, in luogo degli utilizzatori, delle tasse dovute per i periodi compresi nella durata del contratto di locazione finanziaria”. Con il comma 9-ter, è stata sostituita la L. 23 luglio 2009, n. 99, art. 7, comma 3, con la previsione per cui “la competenza ed il gettito della tassa automobilistica sono determinati in ogni caso in relazione al luogo di residenza dell’utilizzatore a titolo di locazione finanziaria del veicolo”.

Per effetto di questo intervento, dichiaratamente interpretativo e come tale retroattivo, il legislatore ha quindi escluso la soggettività passiva del concedente salvo il caso in cui questi abbia provveduto al pagamento cumulativo in luogo degli utilizzatori, per i periodi compresi nella durata del contratto di locazione finanziaria;

– con il D.L. n. 113 del 2016, art. 10, commi 6 e 7, convertito dalla L. 7 agosto 2016, n. 160, il legislatore ha abrogato il D.L. 19 giugno 2015, n. 78, art. 9-bis, ha stabilito che la competenza del luogo di residenza dell’utilizzatore si applica a decorrere dal 15 giugno 2016 (la data di entrata in vigore del medesimo decreto 113) ed ha altresì stabilito che “alla L. 23 luglio 2009, n. 99, art. 7, dopo il comma 2 è inserito il seguente: “2-bis. A decorrere dal 10 gennaio 2016, gli utilizzatori a titolo di locazione finanziaria, sulla base del contratto annotato al PRA e fino alla data di scadenza del contratto medesimo, sono tenuti in via esclusiva al pagamento della tassa automobilistica regionale; è configurabile la responsabilità solidale della società di leasing solo nella particolare ipotesi in cui questa abbia provveduto, in base alle modalità stabilite dall’ente competente, al pagamento cumulativo, in luogo degli utilizzatori, delle tasse dovute per i periodi compresi nella durata del contratto di locazione finanziaria”.

Con quest’ultimo intervento, il legislatore ha, dunque, da un lato, cancellato la legge d’interpretazione autentica (della L. n. 99 del 2009) in forza della quale, per il passato, soggetto passivo della tassa era (di regola) il solo utilizzatore ed ha, dall’altro lato, introdotto, pro futuro, una regola identica a quella cancellata.

L’intervento legislativo potrebbe, in astratto, essere inteso come finalizzato a sostituire la regola d’interpretazione abrogata con una regola opposta, con conseguente assoggettamento alla tassa, fino al 15 giugno 2016, non del solo utilizzatore ma anche del concedente (è ovviamente da escludere che l’abrogazione possa essere letta come determinativa della riapertura dell’originaria situazione di incertezza, perché tale lettura, in primo luogo, presuppone che l’abrogazione della legge interpretativa abbia effetto retroattivo, il ché è stato già negato da questa Corte con la sentenza n. 8522 del 27/04/2015 – secondo cui l’abrogazione opera ex nunc perché nel momento in cui essa interviene “la legge di interpretazione autentica ha già esplicato i propri effetti volti a chiarire la valenza della norma interpretata” – e, in secondo luogo, renderebbe l’intervento legislativo contrario ad ogni logica); ad intendere la L. n. 160 del 2016 in questo modo, la stessa avrebbe una portata concreta indiscutibile; l’intervento legislativo (il D.L. n. 113 del 2016, convertito dalla L. n. 160 del 2016), tuttavia, si porrebbe in contrasto con la L. n. 212 del 2000, art. 4; inoltre l’inversione della disciplina per i rapporti di imposta relativi al periodo dal 15 agosto 2009 al 15 giugno 2016 e la reintroduzione di quella stessa disciplina per il periodo successivo, in assenza di (individuabili) circostanze giustificative di simile stravolgimento e rinnovazione, renderebbe l’intervento legislativo incomprensibile.

La L. n. 160 del 2016 deve quindi essere intesa in altro modo e precisamente escludendosi che all’abrogazione della legge di interpretazione autentica n. 78/2015 si correli l’introduzione per i rapporti sorti fino al 15 giugno 2016 di una regola d’interpretazione opposta; in questo modo, la portata concreta della L. n. 160 è certamente ridotta (ad una mera riformulazione della disciplina già ricavabile dalla L. n. 99 del 2009, art. 7; quest’ultima, interpretata alla luce della legge abrogata, avrebbe infatti continuato anche per il periodo successivo al 15 giugno 2016 a conformare la soggettività passiva della tassa automobilistica identicamente a quanto consegue alla abrogazione della legge interpretativa) e tuttavia vengono evitate incomprensibili fratture di disciplina tra le fattispecie relative al periodo 15 agosto 2009 – 15 giugno 2016, alle quali il citato art. 7 si applica nell’interpretazione ancora fornitane della norma interpretativa abrogata, e le fattispecie relative al periodo successivo, soggette alla nuova regolamentazione.

2) In forza di quanto precede, il ricorso risulta essere fondato e meritevole di accoglimento e la sentenza impugnata deve essere cassata;

3) Non vi sono accertamenti in fatto da svolgere e pertanto, visto l’art. 384 c.p.c., la causa può essere decisa nel merito con accoglimento dell’originario ricorso della società contribuente e at5et conseguente annullamento degli avvisi di accertamento per quanto riferiti alla pretesa impositiva concernente il periodo dal 15 agosto al 31 dicembre 2009.

4) Le spese del merito devono essere compensate in considerazione dell’evolversi della vicenda processuale.

5) Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza.

P.Q.M.

la Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie l’originario ricorso della società contribuente, annulla gli avvisi di accertamento oggetto di causa per quanto riferiti alla pretesa impositiva concernente il periodo dal 15 agosto al 31 dicembre 2009;

compensa le spese del merito;

condanna la Regione Lombardia a rifondere alla società ricorrente le spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 3000,00, oltre spese forfetarie e accessori di legge.


1 Commento

  1. Se la società di leasing mi inserisce il bollo nel contratto e mi fa pagare 23 euro in più di commissione posso appellarsi dicendo che lo pago io dato che la legge prevede che lo paghil utilizzatore e mi sembra esagerato 23 euro di commissione che io pagherei al massimo 1.80.

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