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Lo sai che? Sono violento con la mia ragazza: che rischio?

Lo sai che? Pubblicato il 17 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 gennaio 2018

Violenza privata, atti persecutori, maltrattamenti, percosse, lesioni, violenza sessuale: ecco cosa rischia chi è violento con la propria ragazza.

La violenza fatta ad altra persona è sempre deprecabile; dal punto di vista giuridico, è sempre sanzionabile. Con pene diverse, però. Infatti, la legge italiana conosce diverse forme di violenza, non tutte punite alla stessa maniera. Quindi, se ti stai chiedendo cosa rischio se sono violento con la mia ragazza, leggi questo articolo.

Rischio i reati di percosse e lesioni se sono violento con la mia ragazza?

Secondo il codice penale, chiunque percuote una persona, se dal fatto non deriva una malattia, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a sei mesi [1]; se, invece, dalla condotta criminosa deriva una lesione personale, dalla quale scaturisce una malattia nel corpo o nella mente, la pena è più elevata [2].

Qual è la differenza concreta tra le percosse e le lesioni? Semplice: le prime non cagionano una malattia, per tale dovendosi intendere non soltanto la lesione anatomica (la ferita, in altre parole), ma anche la riduzione apprezzabile di funzionalità dell’organismo [3]. La percossa, invece, consiste in una violenza che genera soltanto una sensazione fisica di dolore, senza postumi di alcun genere (uno schiaffo, un lieve pugno sulla spalla) [4].

Quindi, se ti chiedi cosa rischio se sono violento con la mia ragazza, sappi che, a seconda che l’aggressione abbia cagionato una malattia o una semplice sensazione di dolore, ti potrà essere contestato il reato di lesioni o di percosse.

Rischio il reato di violenza privata se sono violento con la mia ragazza?

Ben diverso è il caso in cui la violenza non si esercita aggredendo il corpo della vittima, cioè percuotendola o arrecandogli lesioni, bensì in modo tale da costringerla a fare o non fare qualcosa. Secondo il codice penale, chi, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare, od omettere qualche cosa è punito con la reclusione fino a quattro anni [5].

Secondo la giurisprudenza, in questa ipotesi delittuosa la violenza si identifica con qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente della libertà di determinazione e di azione la vittima [6]. Ad esempio, si pensi a chi afferra e trattiene qualcuno per le spalle, impedendogli di allontanarsi; oppure a chi parcheggia la propria autovettura in modo tale da bloccare il passaggio, impedendo alla persona offesa di muoversi [7].

Rischio il reato di violenza sessuale se sono violento con la mia ragazza?

Chi usa violenza per compiere atti sessuali con la propria ragazza rischia davvero grosso. Il codice penale punisce con la reclusione da cinque a dieci anni chi, mediante violenza, minaccia o abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali [8]. Si parla in questi casi di violenza per costrizione.

Secondo il codice, alla stessa pena soggiace anche chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della vittima, ovvero traendo in inganno la stessa sostituendosi ad altra persona. In queste circostanze, non essendovi nessuna coercizione, si parla di violenza per induzione.

La norma che descrive il reato di violenza sessuale è piuttosto chiara, fatta eccezione per quella che rappresenta la condotta principale, cioè il compimento di atti sessuali. Al fine di definire cosa siano gli atti sessuali al centro del reato in esame si è soliti fare riferimento ad un criterio oggettivo e ad uno soggettivo.

Secondo il primo, l’atto sessuale è solamente quelle inerente alle parti del corpo che la scienza medica definisce come zone erogene, cioè quelle zone capaci di stimolare l’istinto sessuale (organi genitali, cosce, labbra, ecc.). L’identificazione della natura sessuale dell’atto, pertanto, deve passare per la previa individuazione della zona corporea che l’autore ha cercato di violare con la propria condotta: se la parte del corpo rientra tra quelle erogene, si integra il reato di violenza sessuale. Secondo il criterio soggettivo, invece, si commette violenza sessuale anche quando la parte del corpo oggetto di attenzioni non può essere definita erogena, ma il comportamento del soggetto è comunque inequivocabilmente teso a raggiungere un piacere sessuale. Secondo questa teoria, quindi, anche un bacio sulla guancia (zona non erogena), se dato all’evidente scopo di godere di una particolare voluttà, può integrare il delitto di cui stiamo parlando (sullo specifico tema del bacio come forma di violenza sessuale si rinvia alla lettura dell’articolo Il bacio è violenza sessuale?)

La giurisprudenza oscilla tra le due teorie: secondo la Corte di Cassazione, la nozione di atti sessuali comprende tutti quegli atti indirizzati verso zone erogene della vittima e quindi anche i toccamenti, palpeggiamenti e sfregamenti sulle parti intime, anche sopra i vestiti, suscettibili di eccitare la voluttà dell’autore [9]. Sempre secondo la Suprema Corte, la condotta vietata nel delitto di violenza sessuale ricomprende, oltre ad ogni forma di congiunzione carnale, qualsiasi atto che, anche senza contatto fisico diretto con la vittima, sia finalizzato ed idoneo a porre in pericolo il bene primario della libertà della persona attraverso l’eccitazione o il soddisfacimento dell’istinto sessuale dell’agente [10].

Rischio lo stalking se sono violento con la mia ragazza?

La legge punisce con la reclusione da sei mesi a cinque anni chiunque, con condotte ripetute nel tempo, minaccia o molesta taluno in modo da:

  • provocargli un grave stato di ansia o di paura;
  • suscitare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona legata da relazione affettiva;
  • costringere la vittima a modificare le proprie abitudini di vita [11].

La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici. La pena è aumentata, altresì, se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità riconosciuta, ovvero con armi o da persona travisata.

Sebbene nel reato di stalking non sia contemplata la violenza vera e propria, questa può comunque diventarne elemento costitutivo nel momento in cui l’atteggiamento violento venga ripetuto costantemente nel tempo, provocando una delle conseguenze sopra indicate. Anche la violenza esercitata costantemente sui beni della vittima possono integrare il reato di stalking.

Rischio il reato di maltrattamenti se sono violento con la mia ragazza?

La legge punisce con la reclusione da due a sei anni chiunque maltratta una persona della famiglia o comunque convivente. La pena è aumentata se dal fatto deriva una lesione personale grave, gravissima o, addirittura, la morte della vittima [12].

Questa fattispecie di reato è applicabile a chi è violento con la propria ragazza che sia, però, anche convivente. Secondo la giurisprudenza, nei maltrattamenti non rientrano soltanto le percosse, le lesioni, le ingiurie, le minacce, ma anche gli atti di disprezzo e di offesa alla dignità, idonei a causare sofferenze morali [13].

note

[1] Art. 581 cod. pen.

[2] Art. 582 cod. pen.

[3] Cass., sent. n. 10643/1996 del 09.12.1996.

[4] Cass., sent. n. 4822/1980 del 15.04.1980.

[5] Art. 610 cod. pen.

[6] Cass., sent. n. 3403/2009 del 29.01.2004.

[7] Cass., sent. n. 21779/2006 del 22.06.2006.

[8] Art. 609-bis cod. pen.

[9] Cass., sent. n. 21167/2006 del 25.05.2006.

[10] Cass., sent. n. 1040/1997 del 15.11.1996.

[11] Art. 612-bis cod. pen.

[12] Art. 572 cod. pen.

[13] Cass., sent. n. 8396/1996 del 12.09.1996.


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