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Sportelli e centri antimobbing in Italia

19 gennaio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 gennaio 2018



A chi rivolgersi quando si è vittima del mobbing al lavoro. A che servono, come funzionano e dove si trovano i punti di ascolto.

Chiedere aiuto contro il mobbing in Italia è possibile. Aumentano le realtà a cui è possibile rivolgersi quando si è vittima al lavoro di colleghi o capi che, per invidia, per gelosia, per vendetta o per ignoranza, mettono in atto in modo sistematico delle violenze morali o psicologiche (quindi non fisiche) emarginando o perseguitando una persona.

Il problema del mobbing non è da sottovalutare, soprattutto perché la conseguenza peggiore può essere quella della perdita della propria autostima senza alcun motivo: chi se la prende con un collega fino a portarlo sull’orlo della disperazione non lo fa perché nella vittima c’è qualcosa che non va ma perché c’è qualcosa che non funziona in se stesso. Altrimenti non arriverebbe a tanto. Ad ogni modo, non mancano i casi di vittime del mobbing che finiscono per licenziarsi, scavandosi la fossa attorno, piuttosto che continuare a subire angherie, umiliazioni e disprezzo.

Di sportelli e centri antimobbing in Italia – come vedremo – ce ne sono da Nord a Sud (anche se non quanti ce ne sarebbero bisogno). Ma a che cosa servono concretamente? Quando bussare alla loro porta? E quali risultati attendersi?

Quali sono le cause del mobbing?

Perché una persona si diverte a far soffrire un’altra sul posto di lavoro? A capo di tutte le ragioni che portano al mobbing, più che la cattiveria, si potrebbe individuare (come detto prima) l’ignoranza. Non il fatto di non essere andati a scuola ma di quello di essere incapaci di avere una povertà umana e culturale a livelli accettabili. Di laureati ignoranti è pieno il mondo (purtroppo), di gente ricca di valori umani che non è andata oltre la terza media anche (per fortuna).

Può essere solo l’ignoranza a provocare un sentimento di gelosia, di invidia, di razzismo, di disprezzo, a tal punto di calpestare la dignità del collega d’ufficio per far prevalere il proprio interesse personale o professionale. La vittima del mobbing, solitamente, viene presa di mira per motivi di sesso, di razza, di religione, di orientamento politico. Perché a lui piace andare alle mostre anziché a far gli aperitivi nei locali alla moda. Perché dà più importanza alla famiglia che alla vita sociale. Perché la domenica preferisce andare a Messa anziché a sciare. Ma, soprattutto, perché con il suo carattere ed i suoi orientamenti, si dimostra più efficace al lavoro.

La vittima del mobbing, dunque, viene vista come una minaccia da distruggere: è all’altezza degli altri, se non una spanna sopra, pur non avendo le idee e lo stile di vita degli altri. E, a lungo andare, finirà per avere bisogno di un centro o di uno sportello antimobbing.

Come si manifesta il mobbing?

Chi ha deciso di prendere di mira un collega, cioè il mobber, agisce con estrema astuzia, in modo tale da evitare di essere accusato di alcunché, tantomeno di mobbing (rischia di finire in Tribunale e di passare qualche serio guaio se la sua vittima decide di denunciarlo). La vittima non solo viene isolata ma riceve anche delle richieste di lavoro sempre più pesanti (accompagnate da sistematici rimproveri alla prima virgola che sbaglia) o, al contrario, si ritrova dalla mattina alla sera senza dover fare granché, visto che nessuno gli dà del lavoro da svolgere.

Quali sono le conseguenze del mobbing?

Chi subisce il mobbing spesso si isola non solo dagli amici ma dalla stessa famiglia. Prova vergogna, ansia, depressione, senso di impotenza per non essere in grado di affrontare la situazione (tanto meno di risolverla). Perde la propria autostima, arrivando a pensare: «Non è che avranno ragione loro?».

In alcuni casi finisce per licenziarsi pur di uscire da quel tormento quotidiano.

Mobbing: sportelli e centri in Italia

Come se ne esce da questa situazione? Dicevamo all’inizio che ci sono sportelli e centri antimobbing in Italia in grado di aiutare le vittime dei soprusi al lavoro.

Prima di rivolgersi a loro, però, bisogna adottare un certo atteggiamento al lavoro. Ad esempio:

  • evitare di dare dei pretesti ai colleghi o ai capi per essere attaccati, quindi non abbandonare il posto di lavoro in modo ingiustificato;
  • raccogliere delle prove di presunti comportamenti di mobbing (messaggi di posta elettronica, post-it lasciati sulla scrivania, ordini di servizio inopportuni o esagerati, ecc.): serviranno per poter ottenere un eventuale risarcimento;
  • annotare queste situazioni con tanto di data;
  • raccogliere l’eventuale documentazione medica prodotta in seguito ai sintomi del mobbing.

Dopodiché, è opportuno recarsi ad uno sportello o un centro antimobbing per esporre la propria situazione e far visionare documentazione e prove raccolte. Ma, soprattutto, per chiedere un aiuto psicologico in modo da affrontare la situazione nel modo più sereno possibile.

Alcune strutture pubbliche, tramite apposite leggi regionali, mettono a disposizione dei cittadini degli sportelli e dei centri dedicati a chi è vittima del mobbing. La loro funzione consiste, appunto, nell’ascoltare i lavoratori e nel proporre delle soluzioni, sia da un punto psicologico sia da un punto di vista legale.

Purtroppo, però, in Italia sono poche le Regioni che hanno adottato una legge regionale in materia (le prime sono state Veneto, Friuli Venezia Giulia, Umbria e Abruzzo). Oltretutto, le liste di attesa in alcune città (Roma non fa eccezione, anzi) fanno davvero passare la voglia: si parla di 4-6 mesi per essere accettati e di altrettanti per avere una diagnosi in mano con cui poter, eventualmente, agire per vie legali.

Tra gli sportelli ed i centri pubblici antimobbing in Italia, segnaliamo:

  • Abruzzo: sportello mobbing dell’Asl di Pescara;
  • Campania: centro di riferimento regionale per il mobbing e il disadattamento lavorativo, distretto 44, Asl NA1;
  • Emilia Romagna: ambulatorio del disagio occupazionale di Bologna;
  • Lazio: centro clinico per il mobbing e il disaggio occupazionale dell’Asl RM/E, centro di prevenzione dell’Asl RM/C, Azienda ospedaliera Sant’Andrea, Azienda Sanitaria RM/D, Policlinico Gemelli e centro antimobbing della Regione Lazio (tutti a Roma);
  • Lombardia: clinica del lavoro Luigi Devoto dell’Università degli Studi di Milano;
  • Puglia: dipartimento prevenzione, diagnosi e cura di malattie dello stress e del disadattamento lavorativo dell’Asl di Foggia e dipartimento di salute mentale dell’Asl di Taranto;
  • Sicilia: dipartimento di medicina sociale del territorio (sezione medicina del lavoro) del Policlinico di Messina;
  • Toscana: azienda ospedaliera universitaria di Pisa;
  • Umbria: dipartimento di prevenzione Asl/4 di Terni;
  • Veneto: centro per l’analisi dei rischi e delle patologie lavorative del Policlinico G.B. Rossi di Verona.

Esistono anche degli sportelli e dei centri antimobbing gestiti da sindacati, associazioni e privati, alcuni dei quali con all’interno consulenti legali esperti in materia.

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