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Cosa prevede il jobs act sul licenziamento dell’apprendista

18 gennaio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 gennaio 2018



Lavori in un’azienda come apprendista e ti chiedi se il tuo datore possa licenziarti prima della fine del contratto: ecco la risposta 

Il lavoro è molto cambiato negli ultimi anni, soprattutto dopo l’entrata in vigore del tanto discusso jobs act, che per i sostenitori ha reso le regole del lavoro più snelle, per i detrattori ha soltanto reso più facili i licenziamenti dei lavoratori, vanificando tutte le conquiste fatte con l’articolo 18. Fatto sta che oggi per un datore di lavoro che voglia licenziare un proprio dipendente valgono regole diverse e, checché se ne dica, è tutto un po’ più semplice. Per questo ti stai chiedendo, dal momento che sei stato assunto con un contratto di apprendistato, di quale morte (professionale si intende) dovrai morire. Quale sorte ti toccherà, entro quali limiti il tuo datore potrà licenziarti e tu potrai opporti. In pratica ti chiedi cosa prevede il jobs act sul licenziamento dell’apprendista. Vediamo in dettaglio.

Cosa prevede il jobs act sui licenziamenti?

Prima di entrare nel mondo degli apprendisti, forse è meglio chiarire che potere di licenziamento hanno in mano le aziende dall’entrata in vigore del jobs act. Diciamo che il licenziamento illegittimo con la normativa sul lavoro targata Renzi, è notevolmente cambiato. L’introduzione del contratto a tutele crescenti ha rivoluzionato il tradizionale contratto a tempo indeterminato, che se prima era abbastanza sigillato da tutele e garanzie, ora il sigillo è stato tolto, per fare posto a una maggiore flessibilità.

In pratica è stato abolito l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori per inaugurare un nuovo regime di sanzioni contro i licenziamenti illegittimi: le cosiddette tutele crescenti. Altro non sono che diversi tipi di tutela che si applicano in base al tipo di illegittimità del licenziamento.

Le tegole del jobs act si sono abbattute sul reintegro del lavoratore ingiustamente licenziato, nel senso che vengono notevolmente ristrette le possibilità di vedersi reintegrati dal giudice sul proprio posto di lavoro.

I casi di reintegro

Ecco quando si può essere reintegrati e in più indennizzati per un licenziamento ingiusto:

  • Licenziamento discriminatorio
  • Licenziamento nullo a prescindere
  • Licenziamento per giustificato motivo soggettivo o per giusta causa, quando viene dimostrato davanti al giudice l’insussistenza del fatto contestato al lavoratore (cioè se quel comportamento grave non c’è mai stato e il datore si è inventato tutto allo scopo di licenziare ingiustamente il proprio dipendente)

I casi di indennizzo senza reintegro

In tutti gli altri casi di licenziamento ingiusto è previsto solo un indennizzo economico, senza possibilità di reintegro sul posto di lavoro. In particolare:

  • Licenziamento per giustificato motivo oggettivo (ad esempio nei casi di riorganizzazione aziendale, crisi aziendale, ecc, quando il giudice non riconosce l’esistenza di queste ragioni che hanno portato al licenziamento e dichiara estinto il rapporto di lavoro, condannando il datore a pagare al proprio dipendente un indennizzo).
  • Per giustificato motivo soggettivo o giusta causa (quando il giudice rileva che c’è effettivamente stato un comportamento scorretto del dipendente, ma non talmente grave da giustificare un simile licenziamento. La punizione in questo caso poteva essere di altro tipo, ad esempio un provvedimento disciplinare interno).

In questi casi, il giudice dichiara il licenziamento illegittimo, dichiara estinto il rapporto di lavoro (quindi niente reintegro) e condanna il datore a versare all’ex dipendente un indennizzo che non potrà essere inferiore a 2 mensilità per ogni anno di lavoro (1 mensilità per aziende sotto i 15 dipendenti). E comunque l’indennizzo in questione non potrà mai essere inferiore a 4 mensilità e superiore a 24 mensilità.

Cos’è un contratto di apprendistato?

Chiarita la questione licenziamenti per i contratti a tutele crescenti, ti starai chiedendo cosa succede a te, che per il momento sei solo un apprendista. Innanzitutto cosa prevede un contratto di apprendistato?

Diciamo che non sei molto lontano da un contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. Anzi, il contratto di apprendistato viene definito proprio un contratto di lavoro a tempo indeterminato finalizzato alla formazione e all’occupazione dei giovani. La caratteristica che lo contraddistingue è proprio la parte formativa, rivolta a giovani che devono imparare il mestiere.

Tu e l’azienda stipulerete un vero e proprio contratto in forma scritta, che non potrà essere inferiore ai 6 mesi e solitamente non superiore ai 3 anni (in alcuni casi 4) e dovrà contenere al suo interno anche il piano formativo, che sarà stabilito dalla tua scuola o università insieme all’azienda che ha deciso di assumerti.

In pratica se sei molto giovane, magari studi ancora e frequenti le superiori o l’università e qualcuno ti propone di lavorare per lui come apprendista, significa che vuole investire su di te (si spera). Lui risparmia in termini di sgravi contributivi e ti paga un po’ di meno di quanto pagherebbe un normale dipendente specializzato e tu puoi continuare a formarti in un determinato settore che ti piace, lavorandoci e guadagnando.

Si può dire che in un contratto di apprendistato convivono due anime, che vengono chiamate all’appello in due fasi diverse:

  • La fase mista del rapporto di lavoro/formazione. In questa fase avviene lo scambio tra prestazione lavorativa e retribuzione, ma anche una prestazione formativa, che obbliga il datore a professionalizzare e formare il giovane. Il ragazzo o la ragazza lavorano mentre imparano, per di più sotto supervisione di un tutor aziendale.
  • La fase vera e propria del lavoro subordinato a tempo indeterminato, che subentra al termine del contratto di apprendistato, se non c’è stato alcun recesso. In pratica se datore di lavoro o apprendista non decidono di recedere dal contratto, al suo scadere questo si trasforma magicamente in contratto a tempo indeterminato.

In base all’età e al tipo di formazione si possono scegliere tre diverse tipologie di contratto di apprendistato [1]:

  • Apprendistato per la qualifica e diploma professionale (dai 15 ai 25 anni, di primo livello)
  • Apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere (dai 18 ai 29 anni)
  • Apprendistato di alta formazione e ricerca (dai 18 ai 29 anni, per chi si laurea o vuole fare un dottorato)

Posso licenziarmi da un contratto di apprendistato?

Non ti trovi bene nell’azienda i cui lavori, non ti insegnano nulla e quello che doveva essere un apprendistato si è trasformato in un vero rapporto di lavoro senza tutoraggio, formazione e dove è richiesto un grado di specializzazione che tu non hai. Vuoi conoscere cosa prevede il jobs act sul licenziamento dell’apprendista perché tu per primo vorresti licenziarti.

Innanzitutto nei contratti di apprendistato si applica il diritto di recesso come in un normale contratto di lavoro [2]. Quindi, se sei un apprendista e vuoi recedere dal contratto, puoi farlo solo dando un preavviso secondo le norme stabilite nei contratti e solo a decorrere dal termine del periodo di formazione. E il tuo datore di lavoro potrà fare lo stesso.

In pratica entrambe le parti possono recedere, ma solo con il dovuto preavviso e solo quando sarà terminata la fase del periodo formativo. La durata del contratto coincide infatti con il periodo di formazione (a seconda della durata del proprio percorso di qualifica e diploma). Al termine del periodo di formazione, se le parti non recedono, l’apprendistato si evolve e diventa contratto a tempo indeterminato. Quindi non si chiude.

Chi non rispetta la legge e il preavviso per il recesso, sarà condannato a indennizzare la parte lesa. Per cui se te ne vai senza dare preavviso e senza rispettare la scadenza del periodo formativo, dovrai versare un indennizzo al tuo datore.

Cosa prevede il jobs act sul licenziamento dell’apprendista?

Recesso a parte, vediamo ora cosa prevede il jobs act sul licenziamento dell’apprendista. Ribadiamo che l’apprendistato è a tutti gli effetti un contratto a tempo indeterminato. Il termine del periodo di formazione non coincide con la fine del contratto, ma con l’evolversi dello stesso in indeterminato. Ecco perché per quanto riguarda il contratto di apprendistato valgono le stesse regole di licenziamento che regolano i contratti a tempo indeterminato, in particolare quelle sul licenziamento ingiustificato. Lo ha ribadito anche la Corte di cassazione [3], stabilendo proprio questo principio.

L’apprendista quindi è tutelato dalla legge nei casi di licenziamento illegittimo, ovviamente secondo l’attuale normativa introdotta dal jobs act, con le famose tutele crescenti, l’indennizzo e l’eventuale reintegro, di cui abbiamo parlato nel primo paragrafo.

Se il datore di lavoro decide di licenziarti deve dimostrare un giustificato motivo per farlo. Altrimenti:

  • Vieni reintegrato dal giudice quando il licenziamento è discriminatorio o nullo oppure quando il giudice ha rilevato l’insussistenza dalla motivazione di licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo
  • Vieni indennizzato, ma non reintegrato quando i giudice rileva l’illegittimità del giustificato motivo oggettivo oppure quando il licenziamento viene considerato eccessivo rispetto al, seppure esistente, comportamento scorretto dell’apprendista.

Attenzione però, perché c’è una precisazione molto importante: nel contratto di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale (quello di primo livello), il mancato raggiungimento degli obiettivi formativi stabiliti nel contratto stesso rappresentano un giustificato motivo di licenziamento, così come viene attestato dall’istituzione formativa (dalla scuola).

Quando un apprendistato diventa tempo indeterminato?

Partendo dal presupposto che l’apprendistato, nel momento in cui viene firmato, nasce come contratto a tempo indeterminato latente, va da sé che diventa tale nel momento in cui si chiude la fase formativa (stabilita nel contratto) e non c’è stato alcun recesso del datore o dell’apprendista.

C’è un altro caso in cui l’apprendistato diventa automaticamente contratto a tempo indeterminato, e lo ha ribadito la Cassazione con una sentenza in cui ha condannato un datore di lavoro a riammettere in servizio (tra l’altro indennizzandola) una lavoratrice illegittimamente licenziata durante un apprendistato [4]: quando il licenziamento di un apprendista è considerato illegittimo (in questo caso nullo), il contratto di apprendistato prosegue e diventa, alla sua scadenza, automaticamente a tempo indeterminato.

note

[1] Artt. 42-47 D. lgs n. 81 del 15 giugno 2015

[2] Art. 2118 cod. civ.

[3] Cassazione sentenza n. 17373 del 13 luglio 2017

[4] Cassazione sentenza n. 5051 del 15 marzo 2016


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