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Bitcoin: dove spenderli e cosa si rischia

15 Gennaio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Gennaio 2018



La moneta elettronica può essere spesa su Internet e anche in molti negozi italiani. Ma ci sono dei rischi? E devo pagare le tasse o rischiare il pignoramento?

Immaginate la scena. Entrate in un bar e ordinate caffè, spremuta e cornetto. Alla cassa: «Quanto le devo?» «Mezzo Bitcoin, grazie». Si arriverà davvero a questo? Nel caso, sarà contento chi non vede l’ora di dire addio all’euro.

Il consumatore è, tendenzialmente, un abitudinario: va a fare la spesa (quasi) sempre allo stesso supermercato, fa colazione al bar a cui è affezionato (dove il cameriere già serve prima di ordinare perché già sa), fa il pieno di benzina allo stesso distributore e, magari, scambia due parole con il benzinaio intanto che il serbatoio si riempie.

Rompere le abitudini della lira per acquisire quelle della moneta unica europea, per molti, fu un passaggio se non traumatico sì, almeno, delicato. Come sarebbe ora uscire di casa senza un soldo e pagare in una moneta elettronica di cui si capisce poco o niente? Si ha, poi, la certezza di sapere dove spendere i Bitcoin e con quali rischi? Perché se un consumatore non ha queste due sicurezze, difficile schiodarlo dal vecchio per farlo abituare al nuovo.

È chiaro che non sarà obbligatorio avere i Bitcoin in tasca (in quella virtuale) al posto degli euro. Non in un futuro immediato, almeno. Forse se arriverà il giorno in cui saranno più i pagamenti con questo tipo di moneta anziché con quella coniata dalla Bce sarà perché i consumatori hanno deciso così, non perché siano stati costretti a farlo, come nel 2002.

Per adesso, le domande che riguardano i Bitcoin sono: che cosa sono? Dove spenderli? Che cosa si rischia? Diamo qualche risposta.

Che cosa sono i Bitcoin?

Il Bitcoin (Bit come la base del linguaggio informatico e coin come moneta in inglese) è, appunto, una moneta elettronica creata nel 2009 da un misterioso personaggio presuntamente giapponese (si è fatto conoscere come Satoshi Nakamoto, che non è proprio un nome tipico della Brianza milanese). È la più nota tra le circa 900 valute digitali esistenti al mondo.

Moneta elettronica, però, diversa dalla carta di credito o dal Bancomat, ma neanche tanto. Con le «tessere» che utilizziamo oggi per i nostri pagamenti, acquistiamo qualsiasi tipo di merce con una moneta «virtuale», cioè: il nostro stipendio viene accreditato su un conto corrente grazie ad un bonifico, vale a dire con l’ordine partito da una banca ed arrivato all’altra. Non c’è, in questo caso, un ritiro ed un deposito materiale di soldi. Quando paghiamo con la carta di credito, viene scalato alla scadenza dal nostro conto l’importo speso. Sempre numeri sono. Non un passaggio «materiale» di banconote.

Bene. I Bitcoin sono una fase evoluta di questo meccanismo. Nessuno avrà in tasca questa moneta, diciamo così, in modo concreto. Nessuno toccherà con mano un Bitcoin, come potrebbe toccare 100 euro se li preleva con il Bancomat o con la carta di credito. I Bitcoin non hanno a monte una banca centrale (la Bce di oggi). Il loro valore si determina grazie al principio della domanda e offerta. Esiste un database distribuito nel marasma della Rete, nei cosiddetti nodi, che traccia tutte le transazioni eseguite con Bitcoin e che sfrutta la crittografia per gestire le questioni funzionali. Questo sistema è consultabile da chiunque.

Ciascuno ha il proprio portamonete digitale di Bitcoin acquistati. Vogliamo chiamarlo portafoglio? No: questo si chiama wallet. Significa comunque portafoglio, ma l’hanno chiamato in inglese, forse perché fa più chic. Il sistema impedisce di usare la stessa moneta due volte o di rubare dal salvadanaio di un altro. Nella versione odierna, gli stessi 50 euro si possono spendere una volta sola e nella tasca del vicino non si mettono le mani.

Dove si tengono i Bitcoin?

Ecco, stavamo parlando di portafogli. Se quello in pelle non mi serve più, dove tengo i Bitcoin? Bisogna procurarsene uno. In rete, ovviamente, non al negozio sotto casa. Basta scaricarne uno tra i vari che sono disponibili su Internet, seguire le istruzioni per l’installazione (oggi il portafoglio si installa, guarda un po’) e predisporlo per poterlo utilizzare, cioè per poter metterci dentro i Bitcoin o per tirarli fuori quando si vuole fare qualche acquisto.

In sostanza: la rete Bitcoin permette di possedere o di trasferire in maniera anonima delle monete (e questa è un’altra differenza con l’attuale moneta elettronica). Il trasferimento (cioè, il pagamento di una merce acquistata con questo sistema) avviene via Internet verso chiunque abbia un indirizzo Bitcoin. Come se fosse un messaggio di posta elettronica, per dirla in parole molto semplici.

Per sapere come acquistare Bitcoin, puoi leggere qui. Dove spenderli e con quali rischi, invece, te lo raccontiamo di seguito.

Dove posso spendere i Bitcoin?

Avete fatto il pieno di Bitcoin? Bene, ora bisogna capire dove spenderli. Ci sono più di 11mila posti in tutto il mondo, che corrispondono ad altrettanti imprenditori e fornitori di servizi disponibili ad accettare questa forma di pagamento.

Esiste una mappa (più o meno affidabile, perché in continuo aggiornamento). Si chiama Coin Map (la si trova sul web) e mostra i luoghi in cui il consumatore può dimenticare gli euro. Almeno per una volta.

E in Italia? Una quarantina di posti si trovano a Roma, tra bed and breakfast, negozi di elettronica e librerie. A Milano, oltre ad attività come queste, c’è anche qualche centro di yoga che offre dei corsi in cambio di Bitcoin e perfino diversi studi legali. A Rovereto, invece, c’è un bar che consente di pagare in Bitcoin tramite una propria app (il caffè, la spremuta e il cornetto citati all’inizio dell’articolo, ad esempio?). A Padova, c’è un commercialista (avrà, ovviamente, fatto i suoi conti). A Napoli, si affittano posti letto e si vendono gioielli. A Pescara c’è un centro benessere. A Cagliari, un nutrizionista. A Palermo, un imbianchino.

Ma il grosso delle transazioni avviene con l’e-commerce, cioè con gli acquisti via Internet.

Potrebbe, ad esempio, mancare Amazon nel giro dei Bitcoin? Certo che no. Il più grande store del web si sta attrezzando per accogliere quella che già si prevede come la rivoluzione dei sistemi globali di pagamento, anche se ancora non ci sono conferme ufficiali (ma nemmeno smentite).

Nel settore informatico, la Dell, tra le aziende americane più famose del ramo, acetta il pagamento in Bitcoin. Nel turismo, si deve ancora decollare con più convinzione, ma già oggi BTCTrip propone dei viaggi acquistabili in Bitcoin. Si inserisce la data di partenza e quella di ritorno, la località di partenza e quella di destinazione ed il numero di passeggeri. Come una normale agenzia di viaggi online. Sono che non si paga in euro.

E così via con aziende sparse in tutto il mondo che vendono stampanti, orologi, biglietti aerei low cost, biciclette, libri, perfino lingotti d’oro e anche buoni acquisto (una sorta di «gioco a sponde»: compro in buono in Bitcoin e lo uso in un negozio che non accetta la moneta elettronica).

Cosa rischio acquistando Bitcoin?

Il rischio di acquistare Bitcoin per effettuare dei pagamenti elettronici è paragonabile a quello di chi investe in Borsa, cioè nel mercato valutario tradizionale. Il valore dei Bitcoin è estremamente variabile, come i titoli finanziari. Quindi, a seconda delle proprie possibilità e del senso che si vuole dare all’operazione, bisogna decidere se investire a breve, a medio o a lungo termine.

Devo pagare le tasse sui Bitcoin?

Se sul conto corrente, dove accumulo (quando ci riesco) i miei euro, devo pagare le tasse, succede lo stesso col portafoglio elettronico dove metto i Bitcoin? Insomma, la moneta elettronica è considerata un reddito tassabile?

L’Agenzia delle Entrate (notare: l’Agenzia delle Entrate!) ha detto di no. In una risoluzione del 2016 [1], il «signor Fisco» ha spiegato che acquisti e vendite effettuati con questa valuta non generano redditi imponibili perché mancano di finalità speculativa, a prescindere dalle eventuali plusvalenze che possano generare.

Allo stesso modo, il portafoglio di Bitcoin, oltre a non essere tassabile, non è nemmeno pignorabile. Lo ha spiegato qualche tempo fa a La Legge per Tutti Alessandro Curioni, giornalista ed esperto di informatica e di sistemi di sicurezza digitale. Puoi leggere qui la nostra intervista.

note

[1] Agenzia delle Entrate, risoluzione del 02.09.2016.

Autore immagine: Pixabay.com


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2 Commenti

  1. Ok, non devo pagare le tasse sul mio portafoglio elettronico. Ma quando trasferisco sul mio conto corrente?

    1. se leggi bene l’articolo , c’è scritto , non devi pagarle , se hai dei dubbi cerca la risoluzione delle agenzie delle entrate e te la leggi tutta.

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