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Abolito anche l’assegno di mantenimento dopo la separazione

15 Gennaio 2018


Abolito anche l’assegno di mantenimento dopo la separazione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Gennaio 2018



Sentenza “Grilli” della Cassazione estesa anche alla separazione: abbandonato il criterio del tenore di vita.

Se la moglie è autosufficiente non va mantenuta sin dal momento della separazione. E non importa se il reddito del marito è significativamente più elevato. Conta la capacità dei coniugi, dopo la cessazione dell’unione, di badare a se stessi con i propri mezzi: capacità che, se sussistente, esclude il diritto a percepire qualsiasi assegno da parte dell’ex più ricco. È questa sostanzialmente la massima che si ricava da una recente e interessante pronuncia della Corte di Appello di Roma [1]. Il decreto, pubblicato appena un mese fa, recepisce l’orientamento appena sposato dalla Cassazione in materia di assegno di divorzio [2] e lo estende anche alla precedente fase della separazione. In pratica il nuovo principio in materia di “alimenti”, che fino a ieri si riteneva valido solo dal momento del divorzio, stando ai giudici della capitale va applicato sin dalla separazione. Non c’è che dire: è davvero un segno dei tempi e di come la vecchia funzione “assistenziale” che aveva il matrimonio sia definitivamente tramontata. Ma procediamo con ordine e vediamo come e perché si può ritenere abolito anche l’assegno di mantenimento dopo la separazione.

Separazione e divorzio: com’erano ieri

Prima del 10 maggio 2017, non appena moglie e marito si separavano il giudice valutava chi dei due avesse un reddito più basso e, per colmare il divario con quello dell’altro coniuge, ordinava a quest’ultimo di versare un assegno di mantenimento. Lo scopo era quello di equilibrare le due posizioni, consentendo ad entrambi – per quanto possibile – di mantenere «lo stesso tenore di vita» che avevano durante l’unione. Situazione impossibile, di fatto, perché con la separazione le spese vive raddoppiano.

Lo stesso criterio veniva seguito quando, dopo un anno dalla separazione (o sei mesi in caso di procedimento consensuale) la coppia divorziava. Anche l’assegno divorzile, infatti, doveva tenere a garantire «lo stesso tenore di vita».

Divorzio: cosa è cambiato con la sentenza Grilli

Con la famosa sentenza “Grilli” dello scorso 10 maggio, la Cassazione ha riscritto le regole sull’assegno di divorzio. Scopo del contributo mensile successivo al divorzio – afferma la Corte – non è più garantire (vita natural durante) lo stesso «tenore di vita» goduto durante il matrimonio (se così fosse, le nozze sarebbero un’assicurazione), ma solo l’autosufficienza economica. Pertanto, chi ha la possibilità di mantenersi con le proprie forze, anche se ha un reddito molto più basso dell’ex coniuge, non può chiedere alcun contributo. Si pensi al caso della moglie con uno stipendio di mille euro e l’ex marito di 10mila: nulla spetta più alla prima.

Restano però le vecchie regole per l’assegno di mantenimento: onde non far trovare, di punto in bianco, il coniuge più debole economicamente con la necessità di trovare una sistemazione e un sistema per campare, finché la coppia non è divorziata resta l’obbligo di pagare un assegno rapportato al vecchio tenore di vita.

Separazione: abolito il tenore di vita

La particolarità della sentenza della Corte di appello di Roma è di aver confrontato due situazioni in cui i due coniugi presentavano due redditi tra loro diversi, dove la moglie aveva uno stipendio più basso del marito. Ma poiché questa risultava titolare di immobili, è stata ritenuta comunque «autosufficiente economicamente» e, pertanto, le è stato negato anche l’assegno di mantenimento.

La moglie è stata considerata in grado «per capacità di lavoro, di reddito e di patrimonio, dimostrata e conseguita già prima del matrimonio e successivamente mantenuta, di provvedere con i propri mezzi a se stessa». Niente più assegno di mantenimento, quindi. E anzi, la revoca è stata disposta con decorrenza dall’ordinanza presidenziale reclamata e condanna la donna alle spese del grado di reclamo: si è così aperta la via perché il ricorrente ottenga la restituzione di quanto pagato sino ad allora e non dovuto per mancanza dei presupposti.


note

[1] C. App. Roma decreto del 5.12.2017.

[2] Cass. sent. n. 11504/2017.


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7 Commenti

  1. Se in caso non sposati ma soli compagni? Con un bambino,e entrambe tutti due c’è l’avevano i figli dal primi famiglie?

  2. Ma che si può fare se la divorziata (molto astuta), pur essendo molto qualificata e solo per nuocere all’ex marito non vuole cercare lavoro, (nemmeno part time adducendo di essere collocataria di un figlio minorenne), e magari forse fa lavori “in nero”, o solo a tempo determinato, e ha venduto tutte le sue proprietà?

  3. Ma se si è separati senza mai essere sposati con un figlio e la madre e auto sufficiente ma abbiamo il figlio al 50&50% perché devo continuare a dare 600.00 euro di mantenimento?????

    1. L’assegno sia di separazione che di divorzio viene mantenuto nella sua funzione assistenziale ( anche dalla nuova sentenza delle Sezioni Unite).
      Per cui se il coniuge non ha mezzi di sostentamento l’assegno, di separazione e divorzio, viene riconosciuto in funzione assistenziale.
      Le nuove sentenze vogliono, in pratica, evitare ingiustificati arricchimenti, ma se alla fine del matrimonio c’è una grave disparità economica e questa disparità, ad esempio, è stata determinata dal fatto che un coniuge si è dedicato alla famiglia, sacrificandosi, essa deve essere “compensata” attraverso l’assegno.
      Per ottenere l’assegno divorzile o di separazione però il coniuge che non ha mezzi sufficienti deve dimostrare di aver intrapreso tutte le iniziative per cercare lavoro.
      Per quanto riguarda i figli, l’assegno per loro rientra nei doveri di mantenere, istruire ed educare la prole che non vengono meno in capo a ciascuno dei genitori quali siano le loro personali vicende (crisi matrimoniale).
      Cari saluti

  4. sono letteralmente scappata dalla casa di un marito alcolizzato e violento.Ho trovato lavoro a tempo determinato sino al 30 giugno 2019. Il 6 marzo 2019 avrò la convocazione in tribunale per la separazione ; avendo io 61 anni in gennaio, non sono sicura che mi allungheranno il contratto di lavoro, e a quel punto cosa farò ? Lui possiede un appartamento a nome suo e un altro al 50%, ha una ricca pensione e riceverà tra poco la liquidazione di circa 85.000euro. Io pago un affitto di 300euro, ho uno stipendio di circa 1400 (finchè ci sarà) e niente altro

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