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Cambio residenza: quando è effettivo?

16 gennaio 2018


Cambio residenza: quando è effettivo?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 gennaio 2018



Quando ha valore la notifica effettuata al vecchio indirizzo e quando invece questa deve avvenire presso la nuova casa di residenza. 

Nel momento in cui si fa la dichiarazione di nuova residenza, il Comune procede immediatamente alla variazione che, pertanto, ha effetto immediato. Ma esistono dei casi in cui, anche dopo il cambio di residenza, le notifiche al vecchio indirizzo sono ugualmente valide. Ciò succede solo per un periodo di tempo limitato, per dare la possibilità alla pubblica amministrazione di aggiornare i propri archivi e procedere alla rettifica dell’indirizzo presente nei terminali. Ma procediamo con ordine e vediamo quando è effettivo il cambio di residenza.

Cos’è la residenza?

La residenza, a differenza del domicilio, è il luogo ufficiale ove una persona vive e dimora, quello cioè che risulta agli uffici dell’anagrafe del Comune. Il domicilio è invece il luogo ove il cittadino si trova materialmente in un determinato momento. La residenza e il domicilio devono, di norma, coincidere: esiste infatti il divieto di indicare, come propria residenza, un’abitazione ove non si vive abitualmente (le cosiddette «residenze di comodo» sono vietate). Ciò non toglie però che, occasionalmente, residenza e domicilio possano non coincidere. Ad esempio, quando una persona si reca, nei mesi estivi, nella casa al mare non è tenuta, per quelle poche settimane, a variare la residenza; allo stesso modo, chi si deve trasferire solo per un anno in un’altra città per ragioni di lavoro può lasciare inalterata la precedente residenza. Tutte le volte, però, in cui si modifica il proprio domicilio in modo stabile è necessario fare una variazione di residenza e dichiarare al Comune il nuovo indirizzo in cui si va a vivere.

Cambio di residenza in tempo reale

Il cambio di residenza avviene ormai sempre “in tempo reale”. Al cittadino basta dichiarare il nuovo indirizzo affinché la pubblica amministrazione aggiorni i propri archivi. Non è più come un tempo ove il cambio di residenza veniva eseguito solo a seguito dei controlli fatti dalla polizia municipale per effettuare le verifiche.

Chi si trasferisce e cambia casa, non deve far altro che comunicare la nuova residenza in Comune. Ciò anche se rimane nella stessa via, ma varia il numero civico o se resta nello stesso palazzo, ma in un differente appartamento.

Per comunicare il cambio di residenza bisogna recarsi presso gli uffici dell’anagrafe comunale ove è situato l’immobile in cui ci si trasferisce. Lì bisogna mostrare un documento di riconoscimento in corso di validità (va bene quindi una carta d’identità, la patente o anche il passaporto) e compilare la modulistica che lo stesso Comune distribuisce. Se si è in possesso di patente è necessario compilare anche il modulo della Motorizzazione civile con i dati di patente di guida e targa dell’auto.

Si può fare una dichiarazione di cambio di residenza inviandola al Comune anche per posta elettronica certificata (pec), fax o email ordinaria (in tal caso però la dichiarazione va sottoscritta con firma digitale o utilizzare il sistema della carta d’identità elettronica). A tal fine è meglio consultare il sito del Comune interessato. L’ufficiale dell’anagrafe provvede, nei due giorni successivi alla presentazione della richiesta di cambio residenza, ad aggiornare i registri pubblici mutando la residenza del dichiarante. Tuttavia, la dichiarazione presentata dal cittadino determina il cambio di residenza in tempo reale: infatti, a prescindere da quando materialmente vi provvede l’ufficiale dell’anagrafe, il mutamento della residenza retroagisce alla data di deposito della dichiarazione del cittadino. Così, se la dichiarazione di cambio di residenza viene presentata il 1° febbraio e l’ufficiale effettua l’aggiornamento il 3 febbraio, il cambio di residenza si considera effettivo già dal 1° febbraio.

Nei successivi 45 giorni alla presentazione della richiesta di cambio di residenza, l’ufficiale anagrafico può mandare la polizia municipale (o altro personale del Comune) a fare i controlli ossia a verificare l’effettività del nuovo indirizzo. Proprio perché – come abbiamo detto poc’anzi – sono vietate le residenze di comodo, puramente fittizie, è necessario che il cittadino abiti effettivamente nel nuovo indirizzo. Se l’interessato non dovesse essere trovato all’indirizzo dichiarato, il cambio di residenza viene revocato.

Se il cittadino o il nucleo familiare si trasferisce in un’abitazione che è già residenza di un’altra persona o di un altro nucleo familiare, la dichiarazione con cui si richiede il cambio di residenza deve essere firmata anche da tale persona o da un componente maggiorenne di tale nucleo familiare.

Entro quanto tempo fare il cambio di residenza?

C’è un termine entro cui presentare il cambio di residenza: questo termine è di 20 giorni dal trasferimento nella nuova abitazione. Questo significa che, se il trasferimento è definitivo, non si può lasciare la residenza al vecchio indirizzo per più di 20 giorni; al contrario, se il trasferimento non è definitivo (ad esempio due mesi al mare) non si è tenuti al cambio di residenza anche oltre i 20 giorni.

Quando è effettivo il cambio di residenza?

Come abbiamo detto, il cambio di residenza avviene in tempo reale: vuol dire che, per tutti i cittadini, ha valore nel momento stesso in cui viene presentata la domanda al Comune, a prescindere da quando viene lavorata. Pertanto, se una persona cambia la residenza il 1° febbraio, tutte le lettere raccomandate spedite dopo tale data per aver valore devono essere inviate al nuovo indirizzo. Stesso discorso vale ad esempio per le multe o gli atti giudiziari per i quali la notifica deve avvenire al nuovo indirizzo di residenza ed è quindi il notificante a dover fare gli accertamenti. La notifica fatta al vecchio indirizzo non ha valore anche se ritirata da un familiare con cui precedentemente si conviveva. Si pensi al caso del figlio, che prima abitava col padre, il quale decide di andare a vivere da solo: se il genitore firma la raccomandata al postino, la stessa si considera “non pervenuta” al destinatario e, quindi, priva di valore legale.

Questa regola però non vale sempre. Esiste un’eccezione per quanto riguarda gli atti fiscali e, in particolare, gli accertamenti inviati dall’Agenzia delle Entrate e le cartelle di pagamento (le cosiddette «cartelle esattoriali»). In questo caso la legge [1] stabilisce che le variazioni e le modificazioni dell’indirizzo di residenza hanno effetto, ai fini delle notificazioni, dal trentesimo giorno successivo a quello dell’avvenuta variazione anagrafica.

Questo significa che, per quanto attiene ai soli atti fiscali, la variazione di indirizzo ha effetto ai fini delle notifiche, dal 30° giorno successivo a quello:

  • dell’avvenuta variazione anagrafica per le persone fisiche (senza alcuno specifico obbligo di comunicazione all’Ufficio tributario competente [2]);
  • dalla ricezione, da parte dell’Ufficio, di apposita comunicazione di variazione dati IVA per le società e gli enti o del modello di comunicazione all’anagrafe tributaria di richiesta di attribuzione del codice fiscale, per i soggetti non obbligati alla dichiarazione IVA. In mancanza di comunicazione, la notifica dovrebbe ritenersi valida all’ultimo indirizzo comunicato.

Dopo il decorso di tale termine di 30 giorni, l’Agenzia delle Entrate e l’Agente per la riscossione (il principale dei quali è Agenzia Entrate Riscossione) devono notificare gli atti al nuovo indirizzo. Per esempio, se il contribuente varia indirizzo il 1° gennaio, tutte le notifiche intervenute fino al 30 gennaio potranno essere effettuate al vecchio domicilio. Con la conseguenza che il destinatario ben farebbe a verificare, periodicamente, se siano pervenuti tentativi di notifica, anche con deposito alla Casa Comunale. Invece dal 1° febbraio in poi, le notifiche andranno effettuate al nuovo indirizzo.

Le variazioni di domicilio fiscale dovute al trasferimento nel territorio di un Comune diverso da quello di provenienza hanno effetto dal 60° giorno successivo a quello in cui si sono verificate, senza che sia richiesto alcun obbligo di comunicazione da parte del contribuente. Dopo il decorso di tale termine di 60 giorni, l’Agenzia delle Entrate ed Equitalia devono notificare gli atti al nuovo indirizzo.

Ne consegue che il mutamento di domicilio fiscale è opponibile all’ufficio solo dopo decorsi 60 gironi dallo spostamento.

Che succede se non si fa il cambio di residenza?

Diversa invece è la soluzione per chi cambia residenza ma non lo comunica al Comune oppure lascia agli uffici anagrafici una residenza di comodo ove però non è mai presente. Chi non fa la variazione di residenza si considera irreperibile (gli avvocati parlano di «irreperibilità assoluta»). Ebbene, in questi casi, la notifica della cartella di pagamento segue regole differenti. Verosimilmente il postino o il messo comunale non troveranno più il nome del contribuente sul citofono, sul cancello o sulla cassetta delle lettere. E pertanto sono autorizzati a depositare l’atto presso la Casa Comunale (ossia il Comune del luogo ove doveva avvenire la residenza). Lì, in teoria, il destinatario potrebberitirare in qualsiasi momento il plico.

Ma tale adempimento non basta a rendere valida la notifica. Difatti, secondo la Cassazione, il messo comunale che si reca presso la vecchia abitazione indicata sulla busta deve effettuare ulteriori ricerche su dove il contribuente si possa essere trasferito, domandandolo per esempio anche al portiere e ai vicini di casa. Di tali ricerche deve dar atto nella relazione di notifica (un documento che compila quando consegna la cartella di pagamento e in cui dà atto delle attività di ricerca svolte). Se tale indagine non risulta eseguita (o, magari, non risulta semplicemente riportata sulla relazione di notifica), la cartella di pagamento non va pagata, perché si considera nulla.

note

[1] Art. 60, comma 3, del Dpr 29 settembre 1973, n. 600: “Le variazioni e le modificazioni dell’indirizzo hanno effetto, ai fini delle notificazioni, dal trentesimo giorno successivo a quello dell’avvenuta variazione anagrafica…”

  • [2] Cass. sent. n. 4997/2001.

ARTICOLO N.60 DPR n. 600/1973

NOTIFICAZIONI

La notificazione degli avvisi e degli altri atti che per legge devono essere notificati al contribuente è eseguita secondo le norme stabilite dagli articoli 137 e seguenti del codice di procedura civile, con le seguenti modifiche:

a ) la notificazione è eseguita dai messi comunali ovvero dai messi speciali autorizzati dall’ufficio [delle imposte] (1);

b ) il messo deve fare sottoscrivere dal consegnatario l’atto o l’avviso ovvero indicare i motivi per i quali il consegnatario non ha sottoscritto;

b-bis) se il consegnatario non è il destinatario dell’atto o dell’avviso, il messo consegna o deposita la copia dell’atto da notificare in busta che provvede a sigillare e su cui trascrive il numero cronologico della notificazione, dandone atto nella relazione in calce all’originale e alla copia dell’atto stesso. Sulla busta non sono apposti segni o indicazioni dai quali possa desumersi il contenuto dell’atto. Il consegnatario deve sottoscrivere una ricevuta e il messo dà notizia dell’avvenuta notificazione dell’atto o dell’avviso, a mezzo di lettera raccomandata (2);

c ) salvo il caso di consegna dell’atto o dell’avviso in mani proprie, la notificazione deve essere fatta nel domicilio fiscale del destinatario (3);

d ) è in facoltà del contribuente di eleggere domicilio presso una persona o un ufficio nel Comune del proprio domicilio fiscale per la notificazione degli atti o degli avvisi che lo riguardano. In tal caso l’elezione di domicilio deve risultare espressamente da apposita comunicazione effettuata al competente ufficio a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento ovvero in via telematica con modalita’ stabilite con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate (4);

e ) quando nel Comune nel quale deve eseguirsi la notificazione non vi è abitazione, ufficio o azienda del contribuente, l’avviso del deposito prescritto dall’art. 140 del codice di procedura civile, in busta chiusa e sigillata, si affigge nell’albo del Comune e la notificazione, ai fini della decorrenza del termine per ricorrere, si ha per eseguita nell’ottavo giorno successivo a quello di affissione (5) (6);

e-bis) è facoltà del contribuente che non ha la residenza nello Stato e non vi ha eletto domicilio ai sensi della lettera d), o che non abbia costituito un rappresentante fiscale, comunicare al competente ufficio locale, con le modalità di cui alla stessa lettera d), l’indirizzo estero per la notificazione degli avvisi e degli altri atti che lo riguardano; salvo il caso di consegna dell’atto o dell’avviso in mani proprie, la notificazione degli avvisi o degli atti è eseguita mediante spedizione a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento (7);

f ) le disposizioni contenute negli articoli 142, 143, 146, 150 e 151 del codice di procedura civile non si applicano (8).

L’elezione di domicilio [non risultante dalla dichiarazione annuale] ha effetto dal trentesimo giorno successivo a quello della data di ricevimento delle comunicazioni previste alla lettera d) ed alla lettera e-bis) del comma precedente (9).

Le variazioni e le modificazioni dell’indirizzo [non risultanti dalla dichiarazione annuale] hanno effetto, ai fini delle notificazioni, dal trentesimo giorno successivo a quello dell’avvenuta variazione anagrafica, o per le persone giuridiche e le società ed enti privi di personalità giuridica, dal trentesimo giorno successivo a quello della ricezione da parte dell’ufficio della dichiarazione prevista dagli articoli 35 e 35-ter del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 , ovvero del modello previsto per la domanda di attribuzione del numero di codice fiscale dei soggetti diversi dalle persone fisiche non obbligati alla presentazione della dichiarazione di inizio attivita’ IVA. [Se la comunicazione è stata omessa la notificazione è eseguita validamente nel Comune di domicilio fiscale risultante dall’ultima dichiarazione annuale] (10) (11).

Salvo quanto previsto dai commi precedenti ed in alternativa a quanto stabilito dall’ articolo 142 del codice di procedura civile , la notificazione ai contribuenti non residenti e’ validamente effettuata mediante spedizione di lettera raccomandata con avviso di ricevimento all’indirizzo della residenza estera rilevato dai registri dell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero o a quello della sede legale estera risultante dal registro delle imprese di cui all’ articolo 2188 del codice civile. In mancanza dei predetti indirizzi, la spedizione della lettera raccomandata con avviso di ricevimento e’ effettuata all’indirizzo estero indicato dal contribuente nelle domande di attribuzione del numero di codice fiscale o variazione dati e nei modelli di cui al terzo comma, primo periodo. In caso di esito negativo della notificazione si applicano le disposizioni di cui al primo comma, lettera e) (12).

La notificazione ai contribuenti non residenti e’ validamente effettuata ai sensi del quarto comma qualora i medesimi non abbiano comunicato all’Agenzia delle entrate l’indirizzo della loro residenza o sede estera o del domicilio eletto per la notificazione degli atti, e le successive variazioni, con le modalita’ previste con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate. La comunicazione e le successive variazioni hanno effetto dal trentesimo giorno successivo a quello della ricezione (13).

Qualunque notificazione a mezzo del servizio postale si considera fatta nella data della spedizione; i termini che hanno inizio dalla notificazione decorrono dalla data in cui l’atto è ricevuto (14).

In deroga all’articolo 149-bis del codice di procedura civile e alle modalita’ di notificazione previste dalle norme relative alle singole leggi d’imposta non compatibili con quelle di cui al presente comma, la notificazione degli avvisi e degli altri atti che per legge devono essere notificati alle imprese individuali o costituite in forma societaria e ai professionisti iscritti in albi o elenchi istituiti con legge dello Stato puo’ essere effettuata direttamente dal competente ufficio con le modalita’ previste dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, a mezzo di posta elettronica certificata, all’indirizzo del destinatario risultante dall’indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata (INI-PEC). All’ufficio sono consentite la consultazione telematica e l’estrazione, anche in forma massiva, di tali indirizzi. Se la casella di posta elettronica risulta satura, l’ufficio effettua un secondo tentativo di consegna decorsi almeno sette giorni dal primo invio. Se anche a seguito di tale tentativo la casella di posta elettronica risulta satura oppure se l’indirizzo di posta elettronica del destinatario non risulta valido o attivo, la notificazione deve essere eseguita mediante deposito telematico dell’atto nell’area riservata del sito internet della societa’ InfoCamere Scpa e pubblicazione, entro il secondo giorno successivo a quello di deposito, del relativo avviso nello stesso sito, per la durata di quindici giorni; l’ufficio inoltre da’ notizia al destinatario dell’avvenuta notificazione dell’atto a mezzo di lettera raccomandata, senza ulteriori adempimenti a proprio carico. Ai fini del rispetto dei termini di prescrizione e decadenza, la notificazione si intende comunque perfezionata per il notificante nel momento in cui il suo gestore della casella di posta elettronica certificata gli trasmette la ricevuta di accettazione con la relativa attestazione temporale che certifica l’avvenuta spedizione del messaggio, mentre per il destinatario si intende perfezionata alla data di avvenuta consegna contenuta nella ricevuta che il gestore della casella di posta elettronica certificata del destinatario trasmette all’ufficio o, nei casi di cui al periodo precedente, nel quindicesimo giorno successivo a quello della pubblicazione dell’avviso nel sito internet della societa’ InfoCamere Scpa. Nelle more della piena operativita’ dell’anagrafe nazionale della popolazione residente, per i soggetti diversi da quelli obbligati ad avere un indirizzo di posta elettronica certificata da inserire nell’INI-PEC, la notificazione puo’ essere eseguita a coloro che ne facciano richiesta, all’indirizzo di posta elettronica certificata di cui sono intestatari, all’indirizzo di posta elettronica certificata di uno dei soggetti di cui all’articolo 12, comma 3, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, ovvero del coniuge, di un parente o affine entro il quarto grado di cui all’articolo 63, secondo comma, secondo periodo, del presente decreto, specificamente incaricati di ricevere le notifiche per conto degli interessati, secondo le modalita’ stabilite con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate. Nelle ipotesi di cui al periodo precedente, l’indirizzo dichiarato nella richiesta ha effetto, ai fini delle notificazioni, dal quinto giorno libero successivo a quello in cui l’ufficio attesta la ricezione della richiesta stessa. Se la casella di posta elettronica del contribuente che ha effettuato la richiesta risulta satura, l’ufficio effettua un secondo tentativo di consegna decorsi almeno sette giorni dal primo invio. Se anche a seguito di tale tentativo la casella di posta elettronica risulta satura oppure nei casi in cui l’indirizzo di posta elettronica del contribuente non risulta valido o attivo, si applicano le disposizioni in materia di notificazione degli avvisi e degli altri atti che per legge devono essere notificati al contribuente, comprese le disposizioni del presente articolo diverse da quelle del presente comma e quelle del codice di procedura civile dalle stesse non modificate, con esclusione dell’articolo 149-bis del codice di procedura civile (15).

(1) Lettera modificata dall’articolo 38, comma 4, lettera a), numero 1), del D.L. 31 maggio 2010, n. 78.

(2) Lettera inserita dall’articolo 37, comma 27, lettera a), del D.L. 4 luglio 2006, n. 223.

(3) La Corte Costituzionale, con sentenza 7 novembre 2007, n. 366 (in Gazz.Uff., 14 novembre, n. 44), ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della presente lettera, nella parte in cui prevede, nel caso di notificazione a cittadino italiano avente all’estero una residenza conoscibile dall’amministrazione finanziaria in base all’iscrizione nell’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE), che le disposizioni contenute nell’articolo 142 del codice di procedura civile non si applicano.

(4) Lettera modificata dall’articolo 38, comma 4, lettera a), numero 2), del D.L. 31 maggio 2010, n. 78.

(5) Lettera modificata dall’articolo 37, comma 27, lettera b), del D.L. 4 luglio 2006, n. 223.

(6) La Corte Costituzionale, con sentenza 7 novembre 2007, n. 366 (in Gazz.Uff., 14 novembre, n. 44), ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della presente lettera, nella parte in cui prevede, nel caso di notificazione a cittadino italiano avente all’estero una residenza conoscibile dall’amministrazione finanziaria in base all’iscrizione nell’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE), che le disposizioni contenute nell’articolo 142 del codice di procedura civile non si applicano.

(7) Lettera inserita dall’articolo 37, comma 27, lettera c), del D.L. 4 luglio 2006, n. 223.

(8) La Corte Costituzionale, con sentenza 7 novembre 2007, n. 366 (in Gazz.Uff., 14 novembre, n. 44), ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della presente lettera, nella parte in cui prevede, nel caso di notificazione a cittadino italiano avente all’estero una residenza conoscibile dall’amministrazione finanziaria in base all’iscrizione nell’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE), che le disposizioni contenute nell’articolo 142 del codice di procedura civile non si applicano.

(9) Comma sostituito dall’articolo 37, comma 27, lettera d), del D.L. 4 luglio 2006, n. 223 e successivamente modificato dall’articolo 38, comma 4, lettera a), numero 3), del D.L. 31 maggio 2010, n. 78.

(10) La Corte Costituzionale, con sentenza 10 dicembre 2003, n. 360 (in Gazz. Uff., 24 dicembre 2003, n. 51), ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma, nella parte in cui prevede che le variazioni e le modificazioni dell’indirizzo del contribuente, non risultanti dalla dichiarazione annuale, hanno effetto, ai fini delle notificazioni, dal sessantesimo giorno successivo a quello della avvenuta variazione anagrafica.

(11) Comma modificato dall’articolo 37, comma 27, lettera e), del D.L. 4 luglio 2006, n. 223 e successivamente dall’articolo 38, comma 4, lettera a), numero 4), del D.L. 31 maggio 2010, n. 78 e dall’articolo 2, comma 7, lettera b), del D.L. 2 marzo 2012, n. 16.

(12) Comma aggiunto dall’articolo 2, comma 1, lettera a), del D.L. 25 marzo 2010, n. 40.

(13) Comma aggiunto dall’articolo 2, comma 1, lettera a), del D.L. 25 marzo 2010, n. 40.

(14) Comma aggiunto dall’articolo 37, comma 27, lettera f), del D.L. 4 luglio 2006, n. 223.

(15) Comma aggiunto dall’articolo 7-quater, comma 6, del D.L. 22 ottobre 2016, n.193,convertito, con modificazioni, dalla Legge 1° dicembre 2016 n. 225. A norma dell’articolo 7-quater, comma 7, le disposizioni di cui al presente comma si applicano alle notificazioni degli avvisi e degli altri atti che per legge devono essere notificati ai contribuenti effettuate a decorrere dal 1º luglio 2017. Resta ferma per gli avvisi e gli altri atti che per legge devono essere notificati fino al 30 giugno 2017 la disciplina vigente prima della data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Vedi inoltre il comma 8 dell’articolo 7-quater.

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