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Reversibilità, come si calcola

19 gennaio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 gennaio 2018



Pensione ai superstiti indiretta e di reversibilità: come si determina l’assegno spettante?

La pensione ai superstiti, che può essere di reversibilità o indiretta, spetta ai familiari del lavoratore o pensionato deceduto individuati dalla legge, in presenza di determinati presupposti e requisiti contributivi.

La pensione spettante ai superstiti non è uguale al trattamento a cui aveva diritto il dante causa pensionato, o a cui avrebbe avuto diritto il lavoratore defunto, ma ammonta a una sua percentuale, differente per ogni familiare superstite e a seconda del numero degli aventi diritto. Inoltre la pensione di reversibilità, o indiretta, può subire ulteriori riduzioni nel caso in cui chi la percepisce percepisca altri redditi.

Vediamo allora, in questa breve guida, come si calcola la reversibilità, o la pensione indiretta.

Su quale ammontare si calcola la reversibilità

La pensione ai superstiti corrisponde, come anticipato, a una percentuale della pensione in pagamento spettante al dante causa alla data del decesso, o alla pensione che gli sarebbe spettata secondo i contributi versati e la posizione assicurativa posseduta. Nel caso in cui, dunque, il dante causa non era ancora pensionato, è necessario determinare prima l’importo della pensione diretta e poi, applicando le percentuali riferite ai familiari superstiti, quello della pensione indiretta.

La pensione di reversibilità, in ogni caso, deve essere calcolata in proporzione alla pensione diretta integrata al trattamento minimo, già liquidata al pensionato o che l’assicurato avrebbe comunque diritto di percepire: lo ha stabilito la Corte Costituzionale con un’importante sentenza [1].

In base a questi principi la reversibilità spetta nella misura seguente:

  • se il deceduto era titolare di pensione integrata totalmente o parzialmente al minimo, oppure cristallizzata (per sopraggiunto superamento dei limiti di reddito), la base di calcolo su cui determinare il trattamento spettante ai superstiti è la pensione spettante al pensionato al momento del decesso, inclusa la quota di integrazione al minimo;
  • se il deceduto non era ancora titolare di pensione, la base di calcolo per il trattamento ai superstiti è la pensione che gli sarebbe spettata, comprensiva dell’integrazione totale o parziale al minimo.

Facciamo un esempio per capire meglio: nel caso di una pensione diretta pari a 200 euro mensili, integrata al minimo,  prima della sentenza della Corte Costituzionale veniva liquidata al coniuge superstite una pensione di reversibilità pari a 120 euro mensili (pari al 60% dell’importo di calcolo); dopo la pronuncia della Consulta la pensione spettante è pari al 60% del minimo in essere al momento del decesso.

L’importo della pensione determinato in base alla nuova regola costituisce a tutti gli effetti l’importo comunque spettante (il cosiddetto importo a calcolo), che va perequato con la scala mobile alle scadenze di legge e integrato al trattamento minimo, se nei confronti del superstite ricorrono i requisiti di reddito stabiliti dalla legge.

Contributi del defunto versati dopo la pensione

Se il dante causa aveva versato dei contributi successivamente alla liquidazione della pensione diretta, che risultano non utilizzati al momento del decesso, questi sono computati nella pensione ai superstiti: in particolare, vengono liquidati come supplemento della pensione diretta; la percentuale, o aliquota di reversibilità, viene applicata sul totale.

Lo stesso accade per i contributi relativi a periodi precedenti alla decorrenza della pensione diretta e non utilizzati: questi comporta il ricalcolo del trattamento prima della liquidazione della pensione ai superstiti.

Percentuali di reversibilità

La pensione di reversibilità e la pensione indiretta corrispondono a una percentuale del trattamento spettante all’assicurato. Di seguito le aliquote, che cambiano a seconda del superstite considerato e del numero dei familiari aventi diritto alla pensione:

  • coniuge solo: 60%;
  • coniuge ed un figlio: 80%;
  • coniuge e due o più figli: 100%;
  • un figlio: 70%;
  • due figli: 80%;
  • tre o più figli: 100%;
  • un genitore: 15%;
  • due genitori: 30%;
  • un fratello o una sorella: 15%;
  • due fratelli o sorelle: 30%;
  • tre fratelli o sorelle: 45%;
  • quattro fratelli o sorelle: 60%;
  • cinque fratelli o sorelle: 75%;
  • sei fratelli o sorelle: 90%;
  • sette o più fratelli o sorelle: 100%.

Riduzione della reversibilità

La pensione di reversibilità e la pensione indiretta possono essere ridotte se il beneficiario supera determinati limiti di reddito:

  • reddito superiore a 3 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti (Fpld), calcolato in misura pari a 13 volte l’importo in vigore al primo gennaio: in questo caso, la reversibilità è ridotta del 25%;
  • reddito superiore a 4 volte il trattamento minimo annuo Fpld: in questo caso, la reversibilità è ridotta del 40%;
  • reddito superiore a 5 volte il trattamento minimo annuo Fpld: in questo caso, la reversibilità è ridotta del  50%.

In pratica, la pensione è ridotta del 25%, del 40%, o del 50%, se il reddito del beneficiario supera, rispettivamente, 19.788,99 euro, 26.385,32 euro e 32.981,65 euro, per l’anno 2018.

Questo, perché il trattamento minimo, dal 2018, è pari a 507,41 euro e non più a 501,89 euro.

I limiti al cumulo dei redditi non devono essere applicati se chi percepisce la pensione fa parte di un nucleo familiare con figli minori, studenti o inabili. Inoltre, il trattamento proveniente dal cumulo dei redditi con la pensione ridotta non può essere inferiore a quello spettante, se il reddito risulta pari al limite massimo della fascia precedente a quella in cui si colloca il reddito posseduto.

note

[1] C.Cost. 31 dicembre 1993 n. 495.

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