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Stipendio preti e suore: chi paga?

17 gennaio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 gennaio 2018



Vi siete mai chiesti quanto guadagnano preti e suore e chi paga i loro stipendi? Lo Stato italiano? Il Vaticano? Vediamo la risposta

Fare il prete o la suora è solo una missione oppure è un vero e proprio lavoro? La vocazione basta per vivere o serve altro? Vivono di donazioni oppure hanno un vero e proprio stipendio? Versano contributi e vanno in pensione proprio come tutti noi? Chissà poi come vive il Papa. Qualcuno si sarà posto queste domande, senza sapere bene come funzionano le cose nel mondo ecclesiastico. Partendo dal presupposto che di sola vocazione non può vivere nessuno e qualcuno dovrà pure sostenere economicamente chi ha scelto di abbracciare la vita religiosa, la curiosità è quella di sapere se le casse dello Stato italiano (e quindi le tasche di noi cittadini) vengono intaccate per pagare preti, suore e vescovi. Polemiche a parte sul mancato pagamento Imu, sugli attici in Vaticano, sui festini organizzati e sulle vite extra-lusso di alcuni alti rappresentanti della Chiesa, smascherate da diverse inchieste giornalistiche, proviamo a rispondere a queste domande. Stipendio di preti e suore: chi paga?

Quanto guadagnano i preti?

Prima di rispondere al quesito di chi paghi effettivamente lo stipendio a preti e suore, dobbiamo capire se ‘lavoratori’ ecclesiastici – i preti – percepiscano stipendio. La risposta è ovvia, certo che sì. Proprio come tutti noi, che offriamo la nostra prestazione lavorativa a un datore in cambio di un salario, anche i preti svolgono il loro servizio ecclesiastico come un lavoro. Una professione particolare, basata sulla vocazione, ma pur sempre professione.

Curiosi di sapere le cifre? innanzitutto chiariamo che nel mondo ecclesiastico esistono diverse figure, ognuna con un proprio ruolo e una propria anzianità di servizio. Proprio questi fattori incidono sull’ammontare dei compensi percepiti.

La prima distinzione da fare è tra preti e parroci. Nella nostra parrocchia ad esempio possono esserci anche più preti, ma di parroco (responsabile della parrocchia) c’è ne è uno solo. E i loro stipendi sono diversi. Lo stipendio di un prete si aggira attorno ai 1.000 euro per 12 mensilità, mentre ai parroci spettano circa 1.200 euro al mese.

Ma non è tutto. Non scordiamoci di vescovi, arcivescovi, cardinali e monsignori. Anche quella ecclesiastica è una carriera e nella scala gerarchica la loro posizione e il loro prestigio sono sicuramente più alti, così come la loro anzianità di servizio e i loro stipendi. Per questo le cifre percepite possono arrivare anche a livelli a dir poco astronomici: lo stipendio dei vescovi può raggiungere i 3.000 euro al mese; i cardinali arrivano anche a portarsi a casa 5.000 euro al mese più bonus. Insomma un bel gruzzoletto.

La carica massima invece, il Papa può accedere direttamente e liberamente a un istituto che raccoglie donazioni ogni 29 giugno (l’Obolo di San Pietro).

Tornando alla fascia operaia della chiesa, preti e parroci, se questi oltre alla loro attività principale, svolgono anche altri lavori, ad esempio insegnano religione, percepiscono un normale stipendio da insegnamento e poi gli verrà versata solo la parte mancante per arrivare all’intera cifra di reddito prevista per loro.

Quanto guadagnano le suore?

Le suore invece non sono colleghe dei preti, ma dei frati. E per loro non è previsto stipendio, a meno che questi non svolgano altri lavori. Insegnanti, infermieri o altre attività. In questo caso percepiscono uno stipendio normale, derivante dai contratti collettivi di lavoro, esattamente come ogni civile che lavori.

Stipendio preti e suore: chi paga?

Arriviamo ora al punto cruciale. Chi paga lo stipendio a preti e suore? Assodato che per le suore non c’è stipendio, se non quello derivante dalla loro prestazione professionale in altri campi, quei 1.000 -1.200 euro al mese dei preti qualcuno dovrà pure tirarli fuori. Bene, state tranquilli perché non è lo Stato a farsi carico di questi stipendi. E non è neppure il Vaticano (almeno non direttamente).

Le retribuzioni nel mondo ecclesiastico vengono pagate dall’Istituto centrale per il sostentamento del clero (Icsc): un organo della Cei il cui compito è appunto quello di gestire tutti gli stipendi di preti, parroci, cardinali, vescovi.

Funziona così:

  • la Cei regola tutta la materia e stabilisce le soglie di reddito che ogni persona che ricopre un ruolo ecclesiastico deve percepire. Al raggiungimento di questa soglia contribuisce ogni entrata (altri lavori, incarichi speciali, ecc) [1]. L’erogazione degli stipendi viene gestita invece dall’Istituto centrale per il sostentamento del clero (Icsc)
  • Ogni diocesi ha come riferimento un istituto locale speciale per il sostentamento del clero, che fa capo a quello centrale.
  • I sacerdoti comunicano ogni anno al proprio Istituto per il sostentamento locale competente tutti questi redditi. Il reddito viene stabilito sulla base di una dichiarazione che il sacerdote fa compilando un modello da consegnare all’Istituto per il sostentamento, in cui dichiara le sue attività e la sua anzianità di servizio
  • L’istituto locale trasmette questi redditi comunicati all’Istituto centrale per il sostentamento del clero (Icsc), che verifica tutta la situazione reddituale del sacerdote e, se il suo reddito è sotto la soglia stabilita dalla Cei, integra il reddito.

Ovviamente questo Istituto centrale per il sostentamento del clero si basa anche:

  • su donazioni libere dei cittadini
  • e su una percentuale di 8×1000

In pratica, una buona fetta dei proventi della Chiesa cattolica derivanti dall’8×1000 servono a finanziare le attività di questo istituto per il sostentamento del clero. Quindi una parte del nostro 8×1000 in dichiarazione serve a coprire gli stipendi di preti, vescovi e cardinali.

Stipendi preti militari: chi paga?

Non confondete le parole, non sono preti che vanno in guerra, ma in un certo senso mantengono le stellette. I cappellani militari sono quei sacerdoti che operano al servizio delle forze armate italiane. Questa particolare tipologia di clero (Ordinariato militare), chiamata a dare conforto spirituale ai cattolici militari, è a tutti gli effetti arruolata nelle forze armate e i suoi preti sono considerati ufficiali [2]. Con beneplacito di uno stipendio che può anche arrivare ai 4.000 euro al mese e anche più.

Questa volta però, la Cei non c’entra nulla, perché a pagare lo stipendio dei preti cappellani militari è lo Stato italiano, quindi noi cittadini italiani civili.

Pensione preti e suore: chi paga?

Anche i preti vanno in pensione. Versano quindi anche loro i contributi previdenziali. Ma a chi? E chi paga le pensioni ecclesiastiche?

Qui viene chiamato in causa l’Istituto previdenziale dello Stato italiano. La nostra cara vecchia Inps si trova a dover gestire un apposito fondo pensionistico: il Fondo del clero, all’interno del quale confluiscono i contributi previdenziali trattenuti dagli stipendi dei preti e degli altri religiosi. È compito di questo fondo erogare le pensioni ai preti. L’Inps in pratica gestisce e amministra la parte previdenziale dei sostentamenti che la Cei tramite Icsc dà ai suoi ‘dipendenti prelati’.

Anche gli ecclesiastici hanno la loro pensione sociale, il minimo percepito da chi si trova nella parte più bassa della piramide religiosa (ad esempio le suore): la soglia corrisposta si aggira intorno a poco meno di 500 euro.

note

[1] Legge n. 222 del 20 maggio 1985

[2] Legge n. 512 del 1° giugno 1961

Autore immagine: Pixabay

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2 Commenti

  1. Quando si parla di stipendi, sarebbe utile includere se sono netti o lordi. La cosa cambia parecchio. Bisogna comunque aggiungere i “benefit”: i preti (e il clero in generale) credo possano abitare nella canonica.

  2. Grazie!
    e per quanto riguarda le altre voci “FISCALI” ?

    IRPEF?
    SSN?
    INPS?

    Chi paga lo stipendio degli insegnanti di Religione nella Scuola Pubblica?

    Grazie di ogni chiarimento

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