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Divorzio: assegno alla moglie che si è occupata dei figli

19 gennaio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 gennaio 2018



Se la moglie si è occupata dei figli e non ha più l’età per lavorare, ha diritto all’assegno di divorzio. I presupposti del mantenimento dopo il divorzio.

Sei una madre che ha dedicato la propria vita al servizio della famiglia? In particolar modo ha rinunciato a lavorare per curare la crescita e l’educazione dei tuoi figli? Ebbene se il tuo matrimonio è fallito, hai diritto all’assegno di mantenimento. È in sintesi, la conclusioni a cui sono arrivati i giudici del Tribunale di Milano che, con una recente sentenza [1], hanno riconosciuto l’assegno di divorzio a favore del coniuge cosiddetto più debole, cioè quello privo di indipendenza economica, ma soprattutto sprovvisto della capacità lavorativa di potersela procurare. Ma andiamo per ordine e cerchiamo di comprendere qual è il percorso che è stato seguito dai giudici citati per riconoscere l’assegno di divorzio alla moglie che si è occupata dei figli.

Assegno di divorzio: i presupposti

Come già ampiamente descritto nella pubblicazione “redditi sproporzionati: niente assegno divorzile”, elementi quali la differenza di reddito tra i due ex coniugi oppure il tenore di vita tenuto in costanza di matrimonio o anche il grado di contribuzione alla crescita del patrimonio familiare non sono più sufficienti a consentire il riconoscimento dell’assegno di divorzio a favore del cosiddetto coniuge più debole. In altri termini, se, ad esempio, la moglie guadagna meno dell’ex marito, ma è in grado di poter avere un’adeguata indipendenza economica, non può pretendere l’assegno di mantenimento sol perché l’ex coniuge guadagna più di lei. Da questo punto di visto, il tenore di vita avuto in corso di matrimonio non può essere minimamente preso in considerazione. Si tratta di affermazioni che sono state fatte proprie dalla storica quanto recente sentenza del maggio scorso della Cassazione [2] e ribadite nei successivi pronunciamenti degli Ermellini [3] che sembrano ormai aver tracciato un solco da cui non potrà farsi ritorno. In conclusione, presupposti indefettibili per avere diritto all’assegno di divorzio sono diventati:

  • le insufficienti condizioni economichedel soggetto destinatario del mantenimento (in genere la donna, ma potrebbe essere anche l’uomo dell’ex coppia);
  • le obiettive difficoltà del coniuge più debole a provvedere autonomamente alle proprie necessità.

Divorzio: si all’assegno per la moglie dedita ai figli

Non è infrequente nella storia di una tipica famiglia italiana che la moglie si sia occupata e si occupi della crescita e della cura particolare dei figli. Alcuni potrebbero definirlo un ruolo naturale e quasi dovuto che, nella realtà dei fatti, si rivela per la donna/casalinga un percorso praticamente impossibile da cambiare. Se infatti la moglie si è sempre dedicata alla gestione della casa e dei figli, magari rinunciando al proprio lavoro, anche e con il consenso del marito, è obiettivamente difficile, soprattutto ad una certa età, trovare lavoro e rendersi indipendente. Se queste sono state le caratteristiche essenziali del cosiddetto menage familiare e la coppia si separa prima e poi divorzia, sarà molto probabile che il coniuge più debole, cioè la donna, si veda riconosciuto l’assegno di divorzio a carico del marito lavoratore e percettore di reddito. In particolare, nel caso esaminato dal Tribunale citato in precedenza, l’ex moglie, ormai ultracinquantenne e lontana dal mondo del lavoro da oltre vent’anni non essendo obiettivamente in grado di rendersi indipendente economicamente (soltanto per l’età non è più appetibile per un’occupazione), si è vista giustamente riconosciuta l’assegno di divorzio/mantenimento, già oggetto di previsione in sede di separazione dei coniugi.

note

[1] Trib. di Milano sent. n. 9868/2017.

[2] Cass. sent. n. 11504 del 10.05.2017.

[3] Cass. sent. n. 20525 del 29.08.2017.

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