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Miscellanea Violazione e Tutela del diritto d’autore negli USA

Miscellanea Pubblicato il 6 dicembre 2012

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> Miscellanea Pubblicato il 6 dicembre 2012

The American Assembly, Columbia University. Nota di approfondimento, Novembre 2011

Alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti è attualmente in discussione la proposta di legge antipirateria Stop Online Piracy Act (SOPA)— l’equivalente della proposta di legge PROTECT IP Act al vaglio presso il Senato.  Se fosse approvata, la legge aumenterebbe le sanzioni penali in caso di violazione del diritto d’autore e conferirebbe al governo (e a soggetti privati) nuovi poteri per bloccare l’accesso ai siti web accusati di agevolare le infrazioni.

Il progetto di legge è l’ultimo di una serie di tentativi che mirano a rafforzare la tutela del diritto d’autore online. Motori di ricerca, social network, provider di cloud pubblico, università, e altre istituzioni stanno tutti subendo forti pressioni affinché controllino e filtrino l’attività su Internet.  All’inizio di quest’anno, gli Internet Service Provider e le aziende del settore discografico hanno raggiunto un accordo finalizzato al rafforzamento del controllo per contrastare la pirateria online.

La presente nota di approfondimento ha l’obiettivo di sollecitare l’attenzione dell’opinione pubblica americana nei confronti di una questione di vitale importanza.  La nota presenta l’anticipazione di una ricerca basata su un ampio sondaggio di prossima pubblicazione condotto negli USA e in Germania, dal titolo Copy Culture in the U.S. and Germany. Facendo riferimento ai risultati di quella parte di sondaggio condotta sulla popolazione USA, lo studio analizza il comportamento degli americani nei confronti dei mezzi di comunicazione digitali, le loro opinioni su ciò che si dovrebbe fare, su come pensano di conciliare i propri comportamenti e i propri valori con le diverse politiche e proposte mirate a tutelare i diritti d’autore online.

Copy Culture Survey è stata promossa dall’American Assembly e ha ricevuto un contributo per la ricerca da parte di Google. Responsabili esclusivi del contenuto di questo studio e dei risultati ottenuti sono i ricercatori della Princeton Survey Research Associates International, che hanno condotto il sondaggio negli USA.  I risultati si basano su interviste telefoniche effettuate su numeri fissi e su cellulari, in inglese, su un campione di 2.303 adulti maggiorenni che abitano negli Stati Uniti continentali, dall’1 al 31 agosto  2011. I risultati dell’intero campione presentano un margine di errore di +/-2%.

I risultati e i dati al completo saranno disponibili all’inizio del 2012.

Per ulteriori informazioni, visitare:

http://piracy.ssrc.org http://americanassembly.org

* per scaricare tutto il file in pdf, in lingua italiana, con i grafici, clicca qua

VIOLAZIONE E TUTELA DEL DIRITTO D’AUTORE NEGLI USA

Conclusioni preliminari

LA “PIRATERIA” È UNA PRATICA DIFFUSA. CIRCA IL 46% DEGLI ADULTI HA ACQUISTATO, DUPLICATO O SCARICATO ILLEGALMENTE MUSICA, PROGRAMMI TELEVISIVI O FILM. TALI PRATICHE SONO STRETTAMENTE CORRELATE ALLA GIOVANE ETA’ E A UN REDDITO MODERATAMENTE ALTO. NELLA FASCIA D’ETA’ 18-29 ANNI, IL 70% HA ACQUISTATO MUSICA O VIDEO ILLEGALMENTE.

LA PIRATERIA DIGITALE SU  LARGA SCALA È RARA, SOLO IL 2% DEGLI ADULTI SI PROCURA MUSICA (>1000 COLLEZIONI MUSICALI E PER LA MAGGIOR PARTE DUPLICATI O SCARICATI GRATUITAMENTE) E L’ 1% FILM (>100 FILE, LA MAGGIOR PARTE O TUTTI DUPLICATI O SCARICATI).

I MEDIA SERVICE AUTORIZZATI POSSONO COMBATTERE LA PIRATERIA.  DEL 30% DEGLI AMERICANI CHE HANNO SCARICATO ILLEGALMENTE FILE MUSICALI DIGITALI, IL 46% DICHIARA DI AVER ATTUALMENTE RIDOTTO TALE PRATICA GRAZIE ALLA COMPARSA DI SERVIZI IN STREAMING AUTORIZZATI; IL 40% TRA COLORO CHE HANNO SCARICATO TV/FILM.

LA VIOLAZIONE DEL DIRITTO D’AUTORE TRA FAMILIARI E AMICI E’ AMPIAMENTE ACCETTATA (RISPETTIVAMENTE 75% E 56% PER LA MUSICA; 70% E 54% PER I FILM).  PER CONTRO, ATTIVITA’ CHE COMPORTANO LA DIVULGAZIONE DI CONTENUTI TUTELATI DAL DIRITTO D’AUTORE A GRANDI NETWORK E’ ACCETTATA IN MISURA MOLTO MINORE.

SOLO UNA MAGGIORANZA RISICATA DI AMERICANI (52%) APPROVA L’APPLICAZIONE DI SANZIONI CONTRO CHI SCARICA MATERIALE MUSICALE E AUDIOVISIVO PROTETTO DA COPYRIGHT—MA LIMITA TALE APPROVAZIONE AD AVVISI E MULTE.  ALTRI TIPI DI SANZIONE, QUALI LA LIMITAZIONE DELLA LARGHEZZA DI BANDA E LA DISATTIVAZIONE DI INTERNET, RICEVONO UN LIVELLO MOLTO PIU’ BASSO DI CONSENSO.

IN PARTICOLARE, LA DISATTIVAZIONE DI INTERNET È LA PIU MALVISTA, CON SOLO IL 16% A FAVORE E IL 72% DEGLI AMERICANI CONTRARI.

TRA COLORO CHE SI DICHIARANO A FAVORE DELLE MULTE, IL 75% APPROVA UN IMPORTO INFERIORE A $100 PER CANZONE O FILM PIRATI – ALTAMENTE AVVERSATE LE ATTUALI SANZIONI A NORMA DI LEGGE.

PER LA MAGGIORANZA DEGLI AMERICANI (54%), UN GIUSTO PROCESSO NEL MERITO DI TALI QUESTIONI DEVE AVVENIRE NELLE AULE DEI TRIBUNALI—NESSUNA DECISIONE PUO’ ESSERE PRESA DALLE AZIENDE PRIVATE.

UNA FORTE MAGGIORANZA DEGLI AMERICANI CHE USANO INTERNET È CONTRARIA ALLA TUTELA DEL DIRITTO D’AUTORE QUANDO VIENE PERCEPITA COME UNA VIOLAZIONE DEI DIRTTI E DELLE LIBERTA’ PERSONALI. IL 69% E’ CONTRARIO ALLA SORVEGLIANZA DELL’ATTIVITA’ SU INTERNET A SCOPI DI TUTELA. IL 57% E’ CONTRARIO ALL’IMPOSIZIONE DEL BLOCCO O DEL FILTRO DA PARTE DI INTERMEDIARI COMMERCIALI NEL CASO IN CUI TALI MISURE COMPORTANO IL BLOCCO ANCHE DI CONTENUTI O ATTIVITA’ LEGALI.

UNA MAGGIORANZA ANALOGA (56%) È CONTRARIA ALL’INTERVENTO DEL GOVERNO PER “BLOCCARE” L’ACCESSO AL MATERIALE PIRATA. QUESTA PERCENTUALE AUMENTA AL 64% QUANDO VIENE USATO IL TERMINE “CENSURA”.

IL BLOCCO E IL FILTRO DA PARTE DI INTERMEDIARI DELLA COMUNICAZIONE COME GLI ISP, I SOCIAL MEDIA, E I MOTORI DI RICERCA RICEVONO MAGGIOR CONSENSO — QUANDO NELLE DOMANDE SI FA RIFERIMENTO A CONSEGUENZE ACCETTABILI. LA MAGGIORANZA DEGLI UTENTI INTERNET E’ D’ACCORDO CHE ISP E MOTORI DI RICERCA PROVVEDANO A “BLOCCARE” IL MATERIALE ILLEGALE (58% A FAVORE DEGLI ISP; 53% A FAVORE DEI MOTORI DI RICERCA). QUESTO CONSENSO ARRIVA AL 61% QUANDO SI TRATTA SEMPLICEMENTE, PER PIATTAFORME COME FACEBOOK BASATE SULL’INSERIMENTO DI CONTENUTI DA PARTE DEGLI UTENTI, “DI VAGLIARE TUTTO IL MATERIALE E PROVVEDERE ALLA RIMOZIONE DELLE COPIE ILLEGALI DI MUSICA E VIDEO”. TUTTAVIA, QUESTA MAGGIORANZA SVANISCE QUANDO IL BLOCCO DA PARTE DEGLI ISPS SI CONFIGURA COME UNA CENSURA (46% A FAVORE), SI RIDUCE ANCORA DI PIÙ SE IL BLOCCO RIGUARDA I CONTENUTI LEGALI (36% A FAVORE), E CROLLA QUANDO IMPLICA IL CONTROLLO DELL’ATTIVITA’ SU ITERNET (26% A FAVORE).

QUALE SCENARIO SI AVVICINA MAGGIORMENTE ALLO STOP ONLINE PIRACY ACT? SECONDO LA NOSTRA OPINIONE, GLI ISP CHE METTONO IN ATTO TALE BLOCCO, BLOCCANO ANCHE CONTENUTI LEGALI. IN QUESTO CASO, GLI UTENTI DI INTERNET SONO CONTRARI AL BLOCCO: 57% A 36%.

Che cosa dichiarano gli intervistati in merito ai propri comportamenti

La Pirateria” è una pratica diffusa. Il 46% circa degli americani adulti ha acquistato DVD pirata, ha duplicato file o dischi di amici o parenti, o ha scaricato musica, programmi televisivi o film gratuitamente.* Tali condotte sono particolarmente diffuse tra i giovani e nella fascia di reddito medio alta.

·  Tra i 18-29 anni d’età: il 70%  ammette di aver effettuato tali pratiche.

·  Circa il 40% degli americani adulti ha duplicato CD, materiale musicale o scaricato musica gratuitamente, il 20% solo programmi televisivi e film.

·  Non ci sono differenze rilevanti tra i sessi. Nella maggior parte delle domande relative alla duplicazione, gli uomini superano le donne del 2% circa.

·  La pratica della duplicazione mostra un leggero divario in termini di appartenenza politica: 24% di repubblicani, 31% di indipendenti e 35% di democratici hanno duplicato o scaricato musica gratuitamente.

La pirateria digitale su larga scala è un fenomeno raro. Appena il 2% degli americani commette veri e propri atti di pirateria musicale (per la nostra ricerca, “pirata” è colui che possiede una collezione di oltre 1.000 file di cui oltre la metà sono stati scaricati o duplicati). Solo l’1% ha ottenuto questi file principalmente o esclusivamente scaricandoli da Internet.

Solo 1 americano su cento è un vero e proprio pirata di contenuti televisivi /film (cioè possiede oltre 100 film o programmi televisivi di cui ha duplicato o scaricato la maggior parte o la totalità)

La pirateria di programmi TV/film resta una pratica marginale su qualsiasi scala. Solo il 14% degli americani possiede materiale televisivo /cinematografico su un computer o altri supporti.  Solo il 22% di questo gruppo (3% in tutto) acquisisce la maggior parte o la totalità di questi file tramite scambio. Nella fascia di età 18-29 anni, il 7% ammette tale pratica.  Appena il 2% degli americani possiede oltre 100 programmi televisivi o film, mentre nella fascia di età 18-29 anni la percentuale scende al 4%.

Solo il 3% degli americani possiede grandi collezioni musicali digitali (oltre 5.000 file musicali). Il 7% nella fascia di età 18-29 anni.

La pirateria di videogiochi per console è rara a qualsiasi livello.  Il 48% delle famiglie intervistate possiede una console per videogiochi  (Xbox, Playstation).  Di queste, appena il 3% (1.5% del totale) possiede console che sono state modificate per giocare con videogame pirata. Di questo 3%, il 55% è stato modificato all’acquisto e il 33% dai proprietari. Il sondaggio non include i giochi sul PC o sul cellulare.

Pirateria e acquisto legale sono pratiche complementari.  Meno di un terzo di coloro che  “piratano” musica e video (14%  degli Americani) dichiara di aver duplicato o scaricato gratuitamente la maggior parte o la totalità delle proprie collezioni. Nella fascia di età 18-29 anni, ammettono tale condotta solo un terzo (27%)degli intervistati.

La comparsa di servizi di streaming legali ha determinato una riduzione di alcune pratiche di pirateria. Del 30% degli americani che hanno duplicato o scaricato  gratuitamente file musicali digitali, il 46% dichiara di aver ridotto tale pratica grazie alla comparsa di questi servizi. (La ricerca è stata condotta prima del lancio di Spotify in USA).  Il risultato  equivalente per il servizio video—il cosiddetto effetto Netflix”—è del 40%.

Le pratiche che gli intervistati ritengono di poter effettuare 

La violazione del diritto d’autore tra familiari e amici è ampiamente accettata. Una maggioranza considerevole di americani vede di buon occhio lo scambio di materiale musicale con i propri familiari (75%) e amici (56%). Per quanto riguarda film/programmi televisivi: rispettivamente il 70% e il 54%

Per contro, la diffusione di merce protetta dal diritto d’autore tramite i grandi network è meno tollerata. Sono in pochi a ritenere che sia giusto caricare copie nei siti che le mettono poi a disposizione di chiunque (16%), postare link a copie illegali nei siti web come Facebook (8%) o vendere copie illegali (6%).

L’alto grado di accettabilità riferito a determinate pratiche è fortemente legato all’età giovanile. In particolare, ‘Scambiare con gli amici’ è una categoria elastica che per molti giovani comprende violazioni su Internet.

Quali sono le giuste sanzioni da applicare contro le violazioni del diritto d’autore?

Solo una  ristretta maggioranza di americani (52%) dichiara che “chi scarica illegalmente una canzone o un film da un sito o da un servizio di condivisione di file, merita una sanzione”. Il 34% è del tutto contrario alle sanzioni; il 7% ritiene che ciò dipenda dalle circostanze; il 7% non si esprime.

Tale consenso si limita agli avvisi e alle multe. Tra coloro che approvano le sanzioni, l’uso di avvisi (86%) e multe (87%) ottiene alti livelli di consenso. Ben minore consenso è, invece, riservato alle restrizioni imposte sulla velocità o funzionalità del servizio Internet (47%), e ancor meno alla  disattivazione di Internet (26%). La pena detentiva è approvata dal 20% di questo gruppo—rilevante perché il codice penale (applicato raramente) pone un limite restrittivo che comprende lo scambio di file tra consumatori.

Visto in termini di popolazione generale, il consenso a sanzioni specifiche registra un netto calo.  Tra tutti gli americani, solo una risicata maggioranza approva gli avvisi (51%) o le multe (51%)  di qualsiasi genere e il consenso alle restrizioni sulla velocità o funzionalità di Internet scende al 28%.

In particolare, la disattivazione è molto malvista, con solo il 16% a favore e il 72% di americani contrari.  Di questo 16%, la maggior parte (58%) non approverebbe la disattivazione in ambito familiare, ma solo quella individuale.  Di conseguenza, il consenso informato si attesta al di sotto del 10%.

Inoltre, di questo 16% secondo cui la disattivazione è una sanzione adeguata per chi scarica canzoni o film pirata, il 25% dichiara che il periodo di disattivazione dovrebbe durare meno di un mese. Secondo un ulteriore 34% la disattivazione dovrebbe durare da un mese a un anno.

Anche tra coloro che approvano le multe, il 75% sostiene che l’importo per chi scarica canzoni o film non debba superare i $100. Il  32% dichiara “meno di $10”; il 43% “da $11 a $100”. Queste risposte contrastano fortemente con la legge sul diritto d’autore negli USA, dove il codice penale stabilisce una multa di $150.000 per il reato di violazione con dolo.  Multe di tali entità sono approvate da meno dell’1% degli americani.

Chi giudica?

Gli americani hanno una visione relativamente chiara su chi abbia il compito di celebrare un giusto processo in merito a tali questioni. Per il 54% degli intervistati spetta alle autorità giudiziarie il compito di emettere provvedimenti anziché alle società private. Secondo una maggioranza del 54%, è compito degli organi giudiziari stabilire l’eventuale colpevolezza o innocenza per un presunto reato di violazione del diritto d’autore. Solo il 18% ritiene che le case discografiche o di produzione cinematografica debbano decidere nel merito;

Il 15% propone che siano gli Internet Service Provider ad assumersi tale compito. (Il

resto degli intervistati ha dichiarato che “dipende dalla situazione” o non si è espresso).

Il recente accordo “six-strikes” (sei colpi) tra le etichette discografiche, gli studios americani e gli Internet provider per scoraggiare e punire i trasgressori non prevede la revisione giudiziaria.

Ritiene che sia compito degli intermediari bloccare il materiale illegale?

 

Gli Internet provider, i motori di ricerca, i siti di video hosting e i social network, i provider di cloud pubblico e altri intermediari stanno tutti subendo forti pressioni affinché pongano in essere misure atte a bloccare la violazione del copyright perpetrata attraverso i loro network e servizi.  Poiché tali proposte sollevano diverse riflessioni di natura politica e tecnica relativamente attuali, l’opinione pubblica su queste tematiche è vaga —estremamente sensibile quando chiamata a pronunciarsi su una scelta e di fronte al modo in cui le domande sono formulate. Di conseguenza, abbiamo formulato le domande utilizzando diversi termini che dal punto di vista funzionale  si equivalgono, tra cui ‘vagliare’, ‘selezionare’,  ‘bloccare,’ e ‘censurare’ materiali contraffatti, e abbiamo analizzato le relative risposte.  Abbiamo chiesto agli intervistati se approvano che la loro attività su Internet sia controllata—un prerequisito indispensabile alla maggior parte delle misure di filtro—e abbiamo anche chiesto la loro opinione riguardo alle diverse organizzazioni che dovrebbero mettere in atto tale blocco.

Poiché per rispondere a questa serie di domande era necessario possedere un livello relativamente alto di esperienza/conoscenza di Internet, ci siamo rivolti a utenti domestici di Internet (72% della popolazione) o a utenti Internet in generale (79%). Riteniamo che i risultati riflettano ampiamente quelli ottenuti dalla popolazione nel suo complesso.

Gli utenti americani di Internet (79%) hanno opinioni precise per quanto riguarda un eventuale controllo su loro utilizzo di Internet effettuato da parte di aziende o del governo “al fine di prevenire la violazione del diritto d’autore”. Un’ampia maggioranza è contraria (69%), mentre il 27% degli intervistati è d’accordo o lo è qualche volta. Il 3% non sa.

L’atteggiamento si ammorbidisce alla domanda se siano gli Internet provider a dover  “bloccare l’accesso a siti che mettono a disposizione a canzoni o video pirata”. Una maggioranza del 58% ha risposto positivamente a questa domanda, con il 36% contrario. Alla domanda se sia compito del governo bloccare l’accesso,  la maggioranza svanisce (40% si; 56% no).

Quando poi, per intendere “blocco”, utilizziamo termini dalla connotazione più forte come “censura”, il consenso cala in modo significativo. Alla domanda se sia compito degli ISP dover censurare tali siti, gli utenti si dividono: il 46% risponde positivamente, il 49% è contrario. Alla domanda se si ritiene che sia compito del governo censurare tali siti, i risultati sono fortemente negativi: 33% d’accordo, 64% contrario.

Abbiamo posto la stessa domanda sui motori di ricerca:  ritiene opportuno che “spetti a loro il compito di bloccare i link alla musica o ai video pirata online?”.  Su un campione completamente formato da utenti Internet americani, il 53% si dichiara favorevole, mentre il 42% è contrario. In questo caso, le opinioni sono nettamente correlate all’età: solo il 39% degli intervistati appartenenti alla fascia d’età 18-29 anni ha risposto positivamente, mentre il  59% si è dichiarato contrario. Gli intervistati con età uguale o superiore a 65 anni sono favorevoli solo al 59%, contro il 31% di contrari.

Per quanto riguarda siti web come Facebook, Dropbox e altri che consentono il caricamento di link o file da parte degli utenti, abbiamo utilizzato un linguaggio più cauto, chiedendo se tali siti debbano “cercare di vagliare tutto il materiale e provvedere alla rimozione di musica e video pirata”. Il 61% ha risposto positivamente, mentre il 32% si è dichiarato contrario.

Alla richiesta su cosa pensano se il compito di bloccare materiale illegali e i link a contenuti illegali comportasse anche il blocco di contenuti legali (come è successo fino ad oggi con  misure su larga scala creando una lista nera di siti o filtrando i contenuti),  il consenso degli intervistati al blocco dei materiali illegali registra un notevole calo.  Nel complesso, il 57% è contrario al blocco contemplato in questo caso; il 36% lo approva.

Conclusioni

 

Una solida maggioranza degli utenti americani di Internet è contraria alla tutela del diritto d’autore quando è percepita come  un’ingerenza nei diritti e nelle libertà personali. Il  69% è contrario al controllo della propria attività su Internet ai fini della tutela.  Il 57% è contrario al blocco e al filtro qualora tali misure comportino anche il blocco di contenuti o attività legali.

Un’analoga maggioranza (56%) è contraria all’intervento del governo per  “bloccare” l’accesso ai materiali illegali.  Questo dato arriva al 64% quando si introduce il termine “censura”. L’intervento del governo a questo riguardo è malvisto.

I risultati sono molto più mutevoli riguardo agli intermediari commerciali come gli  ISP, i siti dei social media, e i motori di ricerca.  Una maggioranza di utenti americani Internet è d’accordo che  gli ISP e i motori di ricerca abbiamo il compito di “bloccare” il materiale illegale (58% per gli ISP; 53% per i motori di ricerca).  Tale consenso arriva fino al 61% se si tratta di un controllo più moderato da parte dei siti che si basano sui contenuti postati dagli utenti come Facebook, “con lo scopo di selezionare tutto il materiale illegale e rimuovere le copie pirata di musica e video”. Ma la maggioranza sparisce se il  blocco messo in atto dagli ISP è caratterizzato dalla censura (approvato dal 46%) e cala ulteriormente se associato al blocco  di contenuti o attività legali (approvato dal 36%).

La  risposta favorevole (61%) alla domanda se i social media e i provider di cloud pubblico debbano “provvedere al vaglio” e alla rimozione dei contenuti illeciti è controbilanciata da un 69% che si  oppone al controllo finalizzato alla prevenzione della violazione del diritto d’autore.  Poiché la selezione richiede un controllo di tali contesti, queste risposte possono essere lette come lo specchio di un divario tra cattiva / buona informazione.

Il 18% circa degli utenti Internet cripta deliberatamente il proprio traffico su Internet. Il 4% circa utilizza strumenti di mascheratura dell’indirizzo IP come il TOR. Si tratta di una corsa agli armamenti  all’avanguardia nella lotta tra privacy e sorveglianza.

di CATERINA CUTRUPI


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1 Commento

  1. La legge si deve adeguare alla volontà popolarte soprattutto se creata per favorire oligarchie commerciali. Nella prospettiva del Sapere che prevale sul’Economia, la via è una sola: l’ANTICOPYRIGHT.

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