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Quando la madre può negare la visita dei figli al padre?

17 gennaio 2018


Quando la madre può negare la visita dei figli al padre?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 gennaio 2018



Se il giudice scrive, nella sentenza, che il padre può vedere il figlio quando vuole non commette reato la madre che invece gli nega il diritto di visita.

Quando due genitori si separano e procedono successivamente al divorzio, il giudice, nella sentenza che regola i rapporti personali e patrimoniali tra gli ex coniugi, regolamenta anche il cosiddetto diritto di visita verso i figli da parte del genitore (di norma il padre) che non vive con loro. Il tribunale, in particolare, è tenuto a indicare tempo e modalità con cui il genitore non affidatario ha diritto di frequentare il minore. In verità, non si tratta solo di un diritto, ma anche di un obbligo cui non ci si può sottrarre. I minori, infatti, hanno a loro volta il diritto di conservare rapporti significativi con entrambi i genitori e le loro rispettive famiglie. Commette reato il genitore affidatario del figlio che impedisce a quest’ultimo di vedere l’altro genitore. Ma quando la madre può negare la visita dei figli al padre? La questione è stata affrontata da una recente e interessante sentenza della Cassazione [1].

Immaginiamo un padre che voglia andare a prendere a scuola il proprio bambino ma, una volta là, scopre che questo se n’è già andato con la madre qualche minuto prima; o che voglia portarlo al parco ma la madre glielo vieta; o che vorrebbe andare in vacanza con lui o passare la sera di Natale e non ci riesca. Quali tutele ha? Come vedere il proprio figlio se l’ex moglie si mette contro? Sono problemi comuni che, certamente, possono giustificare anche una denuncia ai carabinieri o alla Procura della Repubblica visto che tali comportamenti creano un disagio nel minore e gli impediscono di crescere serenamente sia con il padre che con la madre. In alcuni casi, però, secondo i giudici ben può la madre vietare al padre di vedere i figli. Ecco quando.

Quando il provvedimento del giudice è generico

La prima ipotesi di legittimo rifiuto di far incontrare i figli con l’altro genitore si ha quando il giudice, nel definire il diritto di visita del padre, è molto generico e, invece di indicare i giorni e gli orari esatti in cui questi può vedere i bambini, scrive che ciò può avvenire «quando vuole». Un provvedimento simile rischia di essere un vero e proprio boomerang per il genitore. Se l’intento del magistrato è sicuramente quello di consentire al padre di vedere e stare insieme al figlio quando meglio crede, dall’altro lato gli gioca un brutto scherzo. Secondo la Cassazione [1], infatti, la vaghezza e l’imprecisione di tale decisione costringerebbe la madre – per non incorrere nel reato – di farsi trovare a casa ogni giorno e in ogni momento. A tutto vantaggio del padre. Il che è impensabile. Pertanto non commette reato la madre che nega la visita del figlio se il padre può vederlo «quando vuole». L’impedimento del diritto di visita del padre costituisce un illecito penale solo se la madre ha una precisa volontà di non far vedere il figlio. Deve sussistere quindi un vero e proprio intento di eludere l’obbligo imposto dal giudice. Il che è inconciliabile con un provvedimento del giudice che non indica quando “farsi trovare” a casa per consentire la visita.

Non elude quindi il provvedimento il genitore che impedisce all’altro di vedere il figlio se il giudice è stato vago nel definire il diritto di visita. La genericità della prescrizione, infatti, “autorizza” l’ex compagno a esercitare in modo arbitrario il diritto, esponendo l’altro genitore a mettersi sempre a sua disposizione. È vero – spiega la Cassazione – che «ostacolare gli incontri tra padre e figlio, fino a recidere ogni legame tra gli stessi, può avere effetti deleteri sull’equilibrio psicologico e sulla formazione della personalità del secondo», ma è necessario che ci sia il «dolo» ossia la volontà di impedire gli incontri; e affinché ciò ricorra bisogna che il giudice abbia indicato con precisione quando tali incontri devono avvenire.

Quando il giudice può negare il diritto di visita del padre

La giurisprudenza ha poi analizzato una serie di ulteriori ipotesi in cui è il giudice stesso ad escludere, a monte, la frequentazione tra padre e figli. Un caso ricorrente è quando il figlio, benché minore, tuttavia consapevole dei propri sentimenti e motivazioni, rifiuta espressamente di vedere l’altro genitore. In tal caso il giudice potrà valutare che gli incontri avvengano alla presenza dei servizi sociali per capire quali sono le ragioni di rottura e perché si è verificato questo allontanamento, il tutto per consentire il riequilibrio dei rapporti. Il genitore affidatario deve fare di tutto però per favorire il riavvicinamento tra le parti, nel bene stesso dei figli [2].

Un’altra ipotesi è quando il genitore non affidatario è tossicodipendente o alcolizzato. Per la giurisprudenza maggioritaria, però, la condizione di tossicodipendente del genitore non è di per sé un ostacolo alla possibilità di tenere presso di sé il figlio per periodi determinati di tempo.

Fin troppo scontata è la possibilità di negare le visite quando il genitore non affidatario ha una condotta particolarmente violenta nei confronti della moglie o dei figli o ha precedenti criminali.

Non può essere escluso il diritto di visita nel caso di patologie invalidanti del genitore se la conservazione del rapporto presenti per il minore una utilità.

Quando la madre può negare il diritto di visita al padre

Abbiamo detto che il genitore affidatario deve impegnarsi affinché i figli rispettino a loro volta il diritto/dovere di visita del padre, anche se questi manifestano un’iniziale avversione contro l’altro genitore. Il genitore affidatario deve attivarsi per far nascere nei figli un atteggiamento favorevole nei confronti dell’altro genitore, non invece denigrarlo e insultarlo o criticarlo in continuazione [3].

Secondo una sentenza della Corte di appello di Torino [4], non commette reato di elusione del diritto di visita il genitore affidatario della prole porta con sé in vacanza, per un breve periodo, il figlio senza avvertire il partner né dell’assenza, né della sua durata, impedendo così a quest’ultimo di esercitare il diritto di visita e permanenza riconosciutogli dal tribunale.

Commette invece reato il genitore che impedisce la frequentazione dei figli con il padre cambiando continuamente dimora [5].

Non scatta l’illecito penale a carico del genitore che trasferisce la residenza propria e dei figli minori in un’altra città senza però impedire al coniuge di incontrare i figli [6].

Se il genitore non affidatario si presenta tardi agli orari di visita del figlio, non commette reato l’altro genitore che non si fa trovare perché, nel frattempo, ha organizzato altre attività. Infatti, l’altro genitore deve rispettare gli orari, con un ragionevole margine di tolleranza, e non può pretendere di presentarsi a qualunque ora del giorno stabilito [7].

note

[1] Cass. sent. n. 1748/18 del 16.01.2018.

[2] Cass. sent. n. 317/1998.

[3] Cass. sent. n. 37118/2004.

[4] C. App. Torino, sent. del 26.02.2008.

[5] Cass. sent. n. 33719/2010.

[6] Cass. sent. n. 34024/2010.

[7] Cass. sent. n. 6399/1999.

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