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Pensione tre anni prima, quando?

17 gennaio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 gennaio 2018



 In quali casi è possibile ottenere la pensione di vecchiaia con tre anni di anticipo?
La legge Fornero di riforma delle pensioni ha notevolmente inasprito i requisiti per uscire dal lavoro, ma ha anche previsto alcune eccezioni che consentono di anticipare la pensione. Una di queste è la pensione anticipata contributiva, che consente, nel 2018, l’uscita dal lavoro con 63 anni e 7 mesi di età anziché con 66 anni e 7 mesi, come avviene per la pensione di vecchiaia ordinaria. Tuttavia, non tutti possono accedere a questa pensione agevolata, ma soltanto coloro che non possiedono contributi alla data del 31 dicembre 1995, oppure chi opta per il computo della contribuzione nella gestione separata Inps. Ci sono poi altri due strumenti, introdotti dalla legge di bilancio 2017, che consentono l’uscita dal lavoro con oltre 3 anni di anticipo: si tratta dell’ape volontario e dell’ape sociale.
Ma procediamo per ordine e vediamo, nel dettaglio, quando è possibile andare in pensione 3 anni prima.

Pensione anticipata a 63 anni

La pensione anticipata contributiva consiste nella possibilità, prevista dalla legge Fornero [1], di pensionarsi a 63 anni e 7 mesi di età, anziché a 66 anni e sette mesi, come previsto per la pensione di vecchiaia ordinaria. A partire dal 2019, il requisito di età aumenterà di cinque mesi, come tutti i requisiti per la pensione soggetti agli adeguamenti alla speranza di vita media. Dal 2019, quindi, l’età per la pensione anticipata contributiva si sposterà a 64 anni. Si sposterà comunque anche l’età per la pensione di vecchiaia, che potrà essere ottenuta a 67 anni; l’anticipo dell’uscita dal lavoro resterà quindi sempre pari a 3 anni.
Oltre al requisito di età, per raggiungere la pensione anticipata contributiva è necessario possedere:
  • almeno vent’anni di contributi;
  • un assegno mensile lordo pari almeno a 2,8 volte l’assegno sociale, cioè almeno pari a 1268 euro mensili.

Come ottenere la pensione anticipata 3 anni prima

La pensione anticipata a 63 anni e 7 mesi è chiamata pensione anticipata contributiva perché possono accedervi soltanto coloro che non possiedono contributi alla data del 31 dicembre 1995, quindi soltanto coloro che hanno diritto al calcolo esclusivamente contributivo della pensione. Chi possiede anche un solo contributo alla data del 31 dicembre 1995, avendo diritto al calcolo misto, non può beneficiare della pensione anticipata contributiva.
Tuttavia esiste una modalità, per questi soggetti, di ottenere comunque la pensione anticipata 3 anni prima: si tratta della possibilità di computare, cioè di trasferire, tutta la contribuzione posseduta nella gestione separata. Per avvalersi del computo è necessario possedere questi requisiti:
  • almeno un mese di contribuzione accreditata presso la gestione separata (in qualità di lavoratore subordinato, libero professionista, lavoratore occasionale…);
  • almeno 15 anni di contributi complessivi;
  • almeno una settimana di contributi, ma meno di 18 anni accreditati alla data del 31 dicembre 1995;
  • almeno cinque anni di contributi accreditati dal 1 gennaio 1996.
Prima di optare per la pensione anticipata contributiva, però, è bene fare un confronto tra il trattamento di pensione spettante con il sistema di calcolo misto ed il trattamento di pensione spettante con il calcolo esclusivamente contributivo. Il sistema contributivo, difatti, risulta notevolmente penalizzante nella maggior parte delle situazioni.

In pensione tre anni prima con l’ape

Oltre alla pensione anticipata contributiva, è possibile uscire dal lavoro con oltre 3 anni di anticipo beneficiando dell’ape, l’anticipo pensionistico. L’anticipo pensionistico è uno strumento che accompagna il lavoratore sino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia. Può essere a carico dello Stato, in questo caso parliamo di ape sociale, oppure erogato tramite prestito bancario, con oneri a carico del contribuente, in questo caso parliamo di ape volontario.
L’importo dell’anticipo equivale alla futura pensione nel caso dell’ape sociale, ma sino a un massimo di 1500 euro mensili, mentre nel caso dell’ape volontario può andare dal 75 al 90% della futura pensione.
L’ape sociale, essendo un trattamento a carico dello Stato, non comporta penalizzazioni sulla futura pensione, mentre l’ape volontario comporta le penalizzazioni conseguenti alla restituzione dell’anticipo alla banca, assieme agli interessi, ai costi dell’assicurazione obbligatoria per il rischio di premorienza e di accesso al fondo di garanzia; è stata stimata una penalizzazione media del 4,6% per ogni anno di anticipo, anche se stime più precise saranno disponibili soltanto una volta che saranno pubblicati gli accordi quadro con le banche e le assicurazioni, nei quali saranno resi noti tan e taeg (Tasso annuo effettivo globale) del prestito.

note

[1] D.l. 201/2011.

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1 Commento

  1. SALVE, VORREI SAPERE SE NELLA LEGGE DI BILANCIO 2018 E’ STATA PROROGATA L’APE SOCIAL PER DISOCCUPATI TUTTO A ACRICO DELLO STATO SEMPRE A 63 ANNI? MI TROVO A 61 ANNI SENZA LAVORO E CON QUASI 36 ANNI DI CONTRIBUTI PER DIRITTO(1863) E PER MISURA 1996(PER DUE ANNI DI CONTRIBUTI FIGURATIVI PER IL CALCOLO). LICENZIATO CON ALTRI 9 DIPENDENTI CON LA LEGGE 604/66 ART. 7 CHE DOVREBBE RIENTRARE SIA NELLA LEGGE DI BILANCIO 2017 CHE 2018. FATEMI SAPERE PER PIACERE SE NEL 2019 RIENTRO IN APE SOCIAL DISOCCUPATI A 63 ANNI. GRAZIE.-

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