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Lo sai che? Parcheggiare un camper per viverci: quali rischi?

Lo sai che? Pubblicato il 17 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 gennaio 2018

Il sindaco non può vietare ai camper di parcheggiare in particolari zone del territorio comunale se questi non emettono deflussi propri e poggiano solo sulle ruote.

Quanto costa vivere in un camper? Sicuramente meno che acquistare o prendere in affitto casa. Il bollo auto è più vantaggioso delle tasse sul mattone e, soprattutto, delle spese condominiali. A parte qualche ruota da sostituire, l’olio al motore, l’assicurazione e i freni, non bisogna sostenere le spese di manutenzione che un palazzo richiede periodicamente. E per di più non devi litigare coi vicini.

Sull’esempio di molti americani, anche gli italiani stanno valutando la possibilità di vivere in case mobili, roulotte o camper. Tra le tre soluzioni, però, quest’ultima è sicuramente quella più semplice da realizzare (anche se, probabilmente, la più scomoda). Da un lato, difatti, le case mobili mobili, realizzate in materiale prefabbricato, richiedono sempre il permesso di costruire del Comune; esse infatti creano “volumetria”. Invece alle roulotte è vietato il parcheggio stabile; specie quando vengono tolte le ruote e gli assi vengono poggiati su dei mattoni, la roulotte finisce per essere un’abitazione a tutti gli effetti e non può sostare se non nelle apposite aree adibite a campeggio. Discorso diverso per i camper per i quali invece la libertà è maggiore. A precisare quali rischi si corrono a parcheggiare un camper per viverci è una sentenza recente del Tar Calabria [1]. Ma procediamo con ordine.

Secondo il tribunale amministrativo, il sindaco del Comune non può proibire di posteggiare i camper sul territorio cittadino, specie se non vi sono problematiche di ordine tecnico circa la dimensione di questi veicoli. Questo vuol dire che vivere in un camper parcheggiato per strada è possibile? Sì, a patto che si rispettino alcuni limiti fissati dalla legge. Vediamo quali sono questi vincoli.

La normativa stabilisce innanzitutto che [2], ai fini della circolazione stradale, gli autocaravan, ossia (tra l’altro) i camper, sono soggetti alla stessa disciplina prevista per gli altri veicoli come le auto e le moto. La sosta dei camper sul margine della strada pertanto, quando consentita (ossia dove non vi è divieto di sosta), non può considerarsi campeggio o attendamento. L’importante è che il camper poggi sul suolo con le proprie ruote; la precisazione è d’obbligo visto che alcuni proprietari tolgono gli pneumatici e utilizzano il camper a mo’ di prefabbricato.

In secondo luogo, il camper non deve emettere deflussi propri, salvo quelli del propulsore meccanico.

In ultimo il camper non deve occupare la sede stradale in misura eccedente l’ingombro proprio dell’autoveicolo medesimo; significa che non si può montare una tenda che parta dal camper stesso e poggi su due asticelle in modo da creare una sorta di tettoia o soluzioni simili.

Il sindaco non può, genericamente e senza alcuna motivazione, vietare la sosta in determinate zone della città ai camper per privilegiare gli altri mezzi. Ad esempio non può impedire che, su uno slargo adibito a parcheggio pubblico o nei pressi del lungomare, i camper possano sostare e parcheggiare anche per lunghi periodi. Le ragioni di un tale divieto (e discriminazione con gli altri mezzi) devono essere motivate. Come confermato dal Ministero dei Trasporti anche se gli spazi di sosta sono limitati non è possibile limitare l’accesso a questi mezzi da vacanza rispetto a tutti gli altri. Fin tanto che il camper poggia sulle ruote e non impegna spazi in attività di campeggio infatti non c’è alcuna differenza tra un autocaravan ed un altro veicolo. L’adozione di un divieto di sosta riservato ad una determinata categoria di utenti, pur se teoricamente sostenibile, deve essere adeguatamente motivato. Dunque, se esiste un provvedimento del sindaco che vieta ai camper di sostare in una zona del territorio comunale questo provvedimento può essere impugnato per eccesso di potere perché illegittimo.

note

[1] Tar Calabria, sent. n. 2093/17 del 20.12.2017.

[2] Art. 185 nuovo cod. strada, d.lgs. n. 285/1992. Si ricorda che l’intera questione degli autocaravan è stata affrontata dal Ministero dei Trasporti anche con una corposa circolare del 2 aprile 2007.

TAR Calabria, sez. I – Catanzaro, sentenza 15 – 20 dicembre 2017, n. 2093
Presidente Iannini – Estensore Tallaro

Fatto e diritto

1. – Con l’ordinanza meglio indicato in epigrafe, il Sindaco di Soverato ha: a) revocato la precedente ordinanza del 21 luglio 1997, n. 640, con la quale era stato individuato il piazzale antistante il palazzetto dello sport come area pubblica idonea al parcheggio di roulotte e autocaravan; b) vietato la sota di roulotte e autocaravan fuori dalle aree attrezzate; c) vietato la sosta e il parcheggio di roulotte, autocaravan, autobus di linea e autocarri nel piazzale antistante il palazzetto dello sport.
2. – Con ricorso notificato in data 14 novembre 2008, Vincenzo Giovanni Simonetta ha impugnato l’ordinanza d’innanzi a questo Tribunale Amministrativo Regionale, deducendone l’illegittimità e domandandone l’annullamento.
Si è costituito per resistere il Comune di Soverato.
3. – Concessa, con ordinanza del 12 dicembre 2008, n. 988, la tutela cautelare invocata, il ricorso è stato trattato nel merito e spedito in decisione all’udienza pubblica del 15 dicembre 2017.
4. – Il Comune di Soverato ha dedotto l’irricevibilità del ricorso, proposto a distanza di più di sei anni dall’adozione dell’ordinanza.
Rileva il Collegio, però, che mentre parte ricorrente ha dimostrato che l’ordinanza gli è stata notificata a mani in data 26 agosto 2008, il Comune intimato non ha dato dimostrazione che il provvedimento sia stato regolarmente pubblicato sull’albo pretorio del comune.
Dunque, gli elementi in possesso del Collegio giudicante impongono di ritenere tempestiva l’impugnazione proposta.
5. – Con l’unico motivo di ricorso Vincenzo Giovanni Simonetta lamenta la violazione dell’art. 185 d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (codice della strada) e l’eccesso di potere per difetto di motivazione, in quanto le restrizione imposte alla sosta degli autocaravan sarebbero ingiustificate e immotivate.
Il motivo è fondato.
L’art. 185 del d.lgs. n. 285 del 1992 stabilisce che i veicoli di cui al precedente art. 54, comma 1, lettera m) (e cioè gli autocaravan), ai fini della circolazione stradale in genere sono soggetti alla stessa disciplina prevista per gli altri veicoli. La sosta delle autocaravan, dove consentita, sulla sede stradale non costituisce campeggio, attendamento e simili se l’autoveicolo non poggia sul suolo salvo che con le ruote, non emette deflussi propri, salvo quelli del propulsore meccanico, e non occupa comunque la sede stradale in misura eccedente l’ingombro proprio dell’autoveicolo medesimo.
La disciplina imposta dall’ordinanza impugnata, però, contiene una forze limitazione all’uso degli autocaravan, in violazione dell’art. 185 citato e, per come lamentato, non è adeguatamente motivata circa le sue ragioni, individuate genericamente nella necessità di “regolamentare la sosta e il parcheggio nello spiazzo antistante il Palazzetto dello Sport”.
6. – Il ricorso deve dunque trovare accoglimento, limitatamente alle previsioni relativa agli autocaravan.
Le spese di lite vanno regolate secondo il principio della soccombenza

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, Lo accoglie per quanto di ragione e, per l’effetto:
a) annulla l’ordinanza emessa dal Sindaco del Comune di Soverato in data 12 marzo 2002, n. 13, limitatamente alla parte in cui si riferisce agli autocaravan;
b) condanna il Comune di Soverato, in persona del suo sindaco in carica, alla rifusione, in favore di Vincenzo Giovanni Simonetta delle spese e competenze di lite, che liquida nella misura complessiva di € 2.000,00, oltre al rimborso del contributo unificato e delle spese generali nella misura del, nonché oltre a IVA e CPA come per legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Art. 185. Circolazione e sosta delle autocaravan. 

1. I veicoli di cui all’art. 54, comma 1, lettera m), ai fini della circolazione stradale in genere ed agli effetti dei divieti e limitazioni previsti negli articoli 6 e 7, sono soggetti alla stessa disciplina prevista per gli altri veicoli.

2. La sosta delle autocaravan, dove consentita, sulla sede stradale non costituisce campeggio, attendamento e simili se l’autoveicolo non poggia sul suolo salvo che con le ruote, non emette deflussi propri, salvo quelli del propulsore meccanico, e non occupa comunque la sede stradale in misura eccedente l’ingombro proprio dell’autoveicolo medesimo.

3. Nel caso di sosta o parcheggio a pagamento, alle autocaravan si applicano tariffe maggiorate del 50% rispetto a quelle praticate per le autovetture in analoghi parcheggi della zona.

4. È vietato lo scarico dei residui organici e delle acque chiare e luride su strade ed aree pubbliche al di fuori di appositi impianti di smaltimento igienico-sanitario.

5. Il divieto di cui al comma 4 è esteso anche agli altri autoveicoli dotati di appositi impianti interni di raccolta.

6. Chiunque viola le disposizioni dei commi 4 e 5 è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 84 a euro 335.

7. Nel regolamento sono stabiliti i criteri per la realizzazione, lungo le strade e autostrade, nelle aree attrezzate riservate alla sosta e al parcheggio delle autocaravan e nei campeggi, di impianti igienico-sanitari atti ad accogliere i residui organici e le acque chiare e luride, raccolti negli appositi impianti interni di detti veicoli, le tariffe per l’uso degli impianti igienico-sanitari, nonché i criteri per l’istituzione da parte dei comuni di analoghe aree attrezzate nell’ambito dei rispettivi territori e l’apposito segnale stradale col quale deve essere indicato ogni impianto.

8. Con decreto del Ministro della sanità, di concerto con il Ministro dell’ambiente, sono determinate le caratteristiche dei liquidi e delle sostanze chimiche impiegati nel trattamento dei residui organici e delle acque chiare e luride fatti defluire negli impianti igienico-sanitari di cui al comma 4.

 


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