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Rubare al supermercato: cosa rischio?

17 gennaio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 gennaio 2018



Rubare in un supermercato è un atto che può integrare diversi reati, con conseguenze penali gravi: vediamo cosa prevede il nostro ordinamento per questi casi.

Capita abbastanza di frequente di ascoltare al telegiornale, o di leggere una notizia online, sui casi di persone che abbiano provato (o siano riuscite) a commettere furti in un supermercato. In alcune ipotesi, anche di recente, certe vicende sono state oggetto di notevole interesse da parte della collettività, in quanto riguardanti situazioni di grande disagio sociale che si sono risolte positivamente. È il caso di quegli interventi delle forze dell’ordine che, in più di un’occasione nel corso degli ultimi anni, chiamate sul luogo del furto, si sono trovate di fronte madri e genitori che avevano sottratto merce per pochi euro per poter dare da mangiare ai propri bambini, e hanno deciso di pagare al posto loro e, magari, aggiungere anche qualche altro bene di prima necessità. Rimane comunque il fatto indiscutibile che sottrarre merce, di valore oppure anche solo dell’ammontare di pochi euro, dagli scaffali di un supermercato della grande o piccola distribuzione integra una condotta di reato, e quindi è punibile dal nostro sistema giuridico. Vediamo quindi quali reati si commettono sottraendo la merce dagli scaffali e quali sono le pene previste per il furto in supermercato: cosa si rischia a rubare al supermercato?

Rubare al supermercato: cosa si rischia

Quando si sottraggono merci dagli scaffali di un supermercato le ipotesi di reato che possono sussistere e far rischiare un procedimento penale all’autore sono più di una.

Anzitutto, il reato di furto è la principale ipotesi di reato che può verificarsi: perchè possa essere integrato il reato di furto, e non il tentativo di furto (su cui ci soffermeremo più avanti nella nostra analisi), il bene sottratto deve essere, secondo la giurisprudenza, uscito definitivamente e senza alcun dubbio dalla sfera di sorveglianza del soggetto passivo del reato: in pratica, bisogna aver passato i controlli indenni, senza che nessuno se ne sia accorto e sia intervenuto per effettuare un controllo, e verificare se si stia portando via merce non pagata alle casse.

Il nostro codice penale prevede come pena per il reato di furto la reclusione da sei mesi a tre anni, e la multa da 154 a 516 euro, fermo restando che si tratta di un reato procedibile a querela della persona offesa. Pertanto, perchè inizi un procedimento penale, il proprietario del punto vendita – o qualunque responsabile che abbia un effettivo e autonomo potere di custodia e gestione delle merci in vendita – deve denunciare l’accaduto. Se però durante l’attività criminosa l’autore – o gli autori, in concorso – del furto commette qualche aggravante (violenza sulle cose, uso di mezzi fraudolenti) oppure causa ingenti danni economici e patrimoniali, il reato è procedibile d’ufficio, e quindi non occorrerà la querela della persona offesa: sarà infatti l’autorità giudiziaria a procedere con l’incriminazione, una volta ricevuta la notizia di reato.

A seconda della condotta che la persona ponga in essere, inoltre, è possibile che si aggiunga anche il reato di rapina. Si pensi al caso del ladro che, scoperto da un agente della sicurezza o della sorveglianza, oppure segnalato da un altro acquirente che ha assistito alla scena e ha denunciato il fatto, decida di darsi alla fuga, colpendo con violenza o minaccia chiunque si interponga sul suo cammino con l’intenzione di ostacolare la sottrazione delle merci sottratte. In questi casi la giurisprudenza dei tribunali italiani e della corte di cassazione analizza con attenzione le condotte, in quanto a seconda di come si sono svolti i fatti in concreto al momento della fuga e del tipo di violenza che viene posta in essere può configurarsi il reato di rapina oppure quello di furto in concorso con il reato di violenza o di minaccia. La pena prevista per il reato di rapina è la reclusione da quattro a dieci anni con la multa da 927 a 2.500 euro.

Rubare in un supermercato: furto consumato o furto tentato?

Bisogna prestare particolare attenzione, quando ci si riferisce alla commissione del delitto di furto in un supermercato, al fatto che il furto può essere consumato o tentato. Il furto può dirsi infatti consumato quando l’intera condotta di reato è stata compiuta dall’autore, mentre quello tentato si verifica nel caso in cui non è stato possibile, in concreto, rubare la merce. La differenza è stata oggetto di grande analisi dalla giurisprudenza, non solo perchè la pena prevista per il tentato furto è differente da quella prevista nelle ipotesi di furto consumato, prevedendo una pena inferiore e quindi più favorevole nei confronti dell’indagato – imputato, ma anche in relazione al caso più frequente della commissione di furti nei supermercati, cioè quella nella quale l’autore si impossessa del bene prescelto e se lo nasconde addosso (sotto la giacca, nelle tasche, tra i vestiti).

Per identificare il momento effettivo che comporta il passaggio dal furto tentato al furto consumato, secondo la giurisprudenza, bisogna considerare e verificare se la merce sottratta sia in effetti uscita – definitivamente – dalla sfera di vigilanza del soggetto passivo e di coloro che sono addetti alla sorveglianza. Pertanto se, in concreto, l’autore del furto viene identificato durante l’azione stessa (sia in maniera diretta, dalla sorveglianza, che indiretta, come nel caso di telecamere o strumenti che identificano lo spostamento della merce) si rientra nel caso di tentato furto, e non di furto consumato.

Furto al supermercato: l’aggravante del mezzo fraudolento

Una particolare situazione che può inoltre verificarsi è quella nella quale, durante la sottrazione della merce, vengano effettuate particolari manovre destinate a eludere la sorveglianza degli incaricati, per occultare con particolare destrezza i beni rubati. Si rientra in questi casi in una delle circostanze aggravanti previste dal nostro codice penale che è quella del mezzo fraudolento. Per la giurisprudenza, si intende quale mezzo fraudolento qualsiasi attività, fatta durante la condotta di furto, che possa essere insidiosa, scaltra o astuta, realizzata con lo scopo di ingannare appositamente il detentore del bene oggetto di furto riuscendo così a impossessarsene. Non viene però considerata tale la semplice attività di occultarsi la merce addosso, nascosta sotto i vestiti o dentro una borsa, in quanto occorre che si utilizzino mezzi più sofisticati, attrezzandosi anche di oggetti appositi, come per esempio borse con doppio fondo o utensili per rimuovere le etichette antitaccheggio.

Per chiudere come abbiamo cominciato, infine, ricordiamo che nel caso di furto in supermercato può applicarsi l’istituto della particolare tenuità del fatto, per il quale si esclude la punibilità dell’autore del reato nelle ipotesi in cui l’offesa sia di particolare tenuità e il comportamento sia non abituale: si pensi alle persone incensurate che sottraggono merci di poco valore, o appunto che agiscono – come negli esempi che abbiamo trattato – per sfamare la famiglia, in estreme condizioni di disagio sociale.

note

Autore immagine: Pixabay.


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1 Commento

  1. Rubare al supermercato. ..gravi conseguenze? Vivo da anni vicino una famiglia di zingari saranno almeno 30 anni che fanno affari con droga estorsioni r quanto di peggio coseguenze?stanno sempre alla casa….tra domiciliari e vari permessi a rompere i coglioni tutte le notti tra fasti banchetti e musica …e tu mi vuoi far passare dei guai xche rubo una caramella al supermercato ma andate a fare in culo

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