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Lo sai che? Il ticket rientra nell’assegno di mantenimento?

Lo sai che? Pubblicato il 17 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 gennaio 2018

Ticket sanitari e parcelle del dentista per i figli rientrano nell’assegno di mantenimento versato dall’ex marito.

Il tuo ex marito, dal quale hai divorziato diversi anni fa, deve pagarti mensilmente un assegno di mantenimento di alcune centinaia di euro. Oltre a ciò deve anche versare il mantenimento per le spese ordinarie dei vostri figli. Un giorno, però, uno di questi cade malato e gli viene prescritta un’indagine accurata in ospedale. Sei così costretta a ritirare “l’impegnativa” del medico curante e a pagare il ticket sanitario. Con la prova di questa spesa, presenti il conto a tuo marito che – come da sentenza del giudice – è tenuto a versarti anche il 50% di tutte le spese straordinarie. Tra queste vi rientrano, ad esempio (ed a scriverlo è stato lo stesso giudice) «… quelle mediche, quelle per interventi chirurgici…» e tutto ciò che non può essere previsto in anticipo ma rappresenta un evento eccezionale. Del resto hai anche letto nelle nuove linee guida condivise dal Tribunale e dalla Corte di Appello di Milano (e utilizzabili su tutto il territorio nazionale), quali sono le spese straordinarie di mantenimento dei figli e tra queste vi rientrano quelle mediche. Tuo marito però ritiene che il ticket non possa considerarsi una spesa straordinaria, proprio perché la prestazione è a carico del Servizio Sanitario Nazionale e il cittadino paga un semplice contributo. Chi di voi due ha ragione? Il ticket rientra nell’assegno di mantenimento, quello cioè mensile che versa il marito alla moglie? La risposta è stata fornita dalla Cassazione con una sentenza di poche ore fa [1].

Le spese ordinarie sono quelle destinate a soddisfare i bisogni quotidiani del minore. Esse sono interamente ricomprese nella somma che il genitore obbligato paga con l’assegno periodico di mantenimento dei figli.

Sono invece spese straordinarie quelle che, per la loro rilevanza, entità e imprevedibilità, esulano dall’ordinario regime di vita dei figli. Le spese straordinarie di norma devono essere concordate con l’altro genitore prima dell’esborso, salvo che siano urgenti e strettamente necessarie per il figlio, come ad esempio l’intervento da un dentista, nel qual caso possono essere decise autonomamente dal genitore collocatario che poi potrà presentare il conto all’ex (si tratta delle .

Vediamo ora se il pagamento del ticket sanitario per le visite pediatriche dei figli e la parcella del dentista rientrano o meno tra le spese ordinarie. Secondo la Cassazione la risposta è positiva: tali esborsi sono già coperti dall’importo mensilmente versato dal marito alla moglie in favore dei figli, ossia nel normale assegno di mantenimento. Pertanto la moglie non può chiedere all’ex coniuge il rimborso al 50 per cento della spesa senza verificare se si tratti di esborsi veramente imprevedibili e non invece di routine.

C’è poi da considerare che le spese straordinarie si caratterizzano – come abbiamo detto poc’anzi – anche per il loro valore che deve essere consistente. La madre quindi non può pretendere il rimborso pro quota di esborsi dal modesto importo come appunto i normali ticket sanitari che devono invece ritenersi compresi nell’assegno di mantenimento. Straordinarie sono soltanto le spese sostenute che esulano dal regime ordinario di vita dei figli perché risultano tanto imponderabili quanto rilevanti: sarebbe in contrasto con il principio di proporzionalità includere in via forfettaria nell’assegno mensile una serie di esborsi imprevedibili, col rischio di privare i figli di cure necessarie o altri indispensabili apporti. Insomma: sono solo gli oneri di routine che devono rientrare nel mantenimento.

note

[1] Cass. sent. n. 1070/18 del 17.01.2018.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 21 novembre 2017 – 17 gennaio 2018, n. 1070
Presidente Cristiano – Relatore Valitutti

Fatto e diritto

Rilevato che:
T.F. ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza del Tribunale di Vicenza n 2483/2016, depositata il 18 novembre 2016, con la quale è stato accolto l’appello proposto da C.S. avverso la sentenza n. 79/2015 del Giudice di pace di Vicenza, finalizzato ad ottenere dal padre dei suoi figli minori, J. e A. , la metà delle spese straordinarie sostenute, in esecuzione di quanto disposto dal Tribunale per i Minorenni di Venezia con decreto dell’11 gennaio 2013;
l’intimata non ha svolto attività difensiva;
Considerato che:
con l’unico motivo di ricorso – denunciando la violazione degli att. 147 e ss., in materia di mantenimento dei figli minori – T.F. si duole del fatto il giudice di appello abbia ritenuto che le spese per la retta della scuola materna privata frequentata dalla figlia A. , per l’anno 2012-2013, le spese per i ticket relativi alla visita pediatrica, alle inalazioni termali ed agli esami audiometrici per i due figli, nonché per le cure odontoiatriche a favore della figlia A. costituissero spese straordinarie, da porre a carico – pro quota – del genitore non affidatario, T.F. ;
Rilevato che:
il ricorrente non contesta che la retta della scuola privata frequentata dalla figlia costituisca una spesa straordinaria (p. 5 del ricorso), ma deduce di non avere prestato – per l’anno in discussione – il proprio consenso all’iscrizione della minore in detta scuola, in considerazione delle numerose assenze effettuate dalla medesima, sicché la frequentazione della stessa si era venuta a tradurre in una sorta di collocazione provvisoria della bambina quando la madre era occupata, piuttosto che in uno strumento utile per la sua crescita e formazione; quanto alle spese per i ticket sanitari e per le cure odontoiatriche, il T. ne contesta l’ascrivibilità alle spese straordinarie, per la loro natura di esborsi rutinari, di modesto importo e prevedibili, in ordine ai quali, peraltro, nessuna consultazione con il padre sarebbe stata effettuata dalla C. ;
Considerato che:
per quanto concerne le spese per la frequentazione della scolastiche certamente ascrivibili a quelle straordinarie, come affermato nella specie anche dal Tribunale per i Minorenni nel decreto dell’11 gennaio 2013, e come è incontroverso tra le parti – questa Corte ha affermato che non è configurabile a carico del coniuge affidatario un obbligo di informazione e di concertazione preventiva con l’altro in ordine alla determinazione delle spese straordinarie, trattandosi di decisione “di maggiore interesse” per il figlio e sussistendo, pertanto, a carico del coniuge non affidatario, un obbligo di rimborso qualora non abbia tempestivamente addotto validi motivi di dissenso. Ne consegue che, nel caso di mancata concertazione preventiva e di rifiuto di provvedere al rimborso della quota di spettanza da parte del coniuge che non le ha effettuate, il giudice – ai fini della corretta applicazione dei criteri previsti dagli artt. 147 e 316 bis cod. civ. – è tenuto a verificare la rispondenza delle spese all’interesse del minore mediante la valutazione della commisurazione dell’entità della spesa rispetto all’utilità e della sostenibilità della spesa stessa rapportata alle condizioni economiche dei genitori (Cass. 30/07/2015, n. 16175; Cass. 26/09/2011, n. 19607);
nel caso di specie, risulta dagli atti che il T. aveva dato il consenso all’iscrizione della figlia A. alla scuola materna privata, per l’anno precedente, in tal modo valutando la convenienza e la conformità dell’iscrizione all’interesse della minore, ma poi lo ha revocato, per l’anno scolastico 2012-2013, in base alla sola considerazione che la medesima era stata molto spesso assente nel corso del precedente anno;
è da ritenersi, pertanto, condivisibile l’assunto del giudice di appello, secondo cui il consenso del padre, una volta concesso, non poteva più essere revocato, senza alcuna specifica e rilevante ragione di convenienza e di adeguatezza all’interesse della minore;
Ritenuto che:
quanto ai ticket sanitari ed alle spese odontoiatriche, sulla cui natura di spese ordinarie e non straordinarie si incentra il ricorso del T. , debbano intendersi per spese “straordinarie” quelle che, per la loro rilevanza, la loro imprevedibilità e la loro imponderabilità esulano dall’ordinario regime di vita dei figli, talché la loro inclusione in via forfettaria nell’ammontare dell’assegno, posto a carico di uno dei genitori, può rivelarsi in contrasto con il principio di proporzionalità sancito dall’art. 316 cod. civ. e con quello dell’adeguatezza del mantenimento, nonché recare grave nocumento alla prole, che potrebbe essere privata, non consentendolo le possibilità economiche del solo genitore beneficiario dell’assegno “cumulativo”, di cure necessarie o di altri indispensabili apporti (Cass. 08/06/2012, n. 9372);
nel caso di specie, la decisione di appello non si sia conformata a tali principi, avendo il Tribunale ritenuto straordinarie tali spese senza in alcun modo soffermarsi a considerare – in conformità al disposto delle norme succitate – se si trattava, per la loro natura di spese non imprevedibili ed eccezionali e per il loro modesto importo, di esborsi ordinari, come tali ricompresi nell’assegno di mantenimento.
Ritenuto che:
in accoglimento del ricorso, nei limiti di cui in motivazione, l’impugnata sentenza debba essere, pertanto, cassata con rinvio al Tribunale di Vicenza in diversa composizione, che dovrà procedere all’esame del merito della controversia, facendo applicazione dei principi di diritto suesposti.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso nei limiti di cui in motivazione; cassa la sentenza impugnata; rinvia al Tribunale di Vicenza diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.


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