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Lo sai che? Matrimonio nullo se c’è propensione al divorzio del partner

Lo sai che? Pubblicato il 5 dicembre 2012

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> Lo sai che? Pubblicato il 5 dicembre 2012

È nullo il matrimonio quando risulti che anche uno solo dei coniugi, già prima di sposarsi, aveva delle serie titubanze sull’indissolubilità del matrimonio e di tali convinzioni non abbia fatto menzione all’altro coniuge.

 

La Cassazione [1] ha riconosciuto efficacia, anche all’interno dello Stato italiano, alla pronuncia della Sacra Rota (il cosiddetto tribunale ecclesiastico) che abbia acclarato la mancanza di serietà del fatidico “si” e, conseguentemente, abbia dichiarato nullo il matrimonio.

La propensione al divorzio di uno dei due nubendi costituisce una scappatoia per far dichiarare nullo, non solo per la Chiesa, ma anche per l’ordinamento italiano, il “sacro vincolo del matrimonio”.

Secondo la Suprema Corte, affinché la nullità del matrimonio, dichiarata in sede religiosa, abbia efficacia anche in sede civile [2], è sufficiente che la sentenza del tribunale ecclesiastico sia fondata su testimonianze degli amici della coppia, dalle quali si evinca il proposito di uno dei coniugi di divorziare.

Bisogna dunque dare prova che il proprio partner, quando ha contratto matrimonio, non considerava l’unione come indissolubile e che tale convinzione non fosse stata da questi manifestata all’esterno. In questo caso, il “si” risulterebbe infatti condizionato e non sincero.

Ottenuta la pronuncia di nullità del matrimonio dal tribunale ecclesiastico, affinché tale sentenza esplichi i propri effetti anche nello Stato italiano, è necessario avviare presso la Corte d’Appello un procedimento detto “giudizio di delibazione”.

La sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio, resa esecutiva nello Stato italiano tramite delibazione, consentirà di unirsi in nuove nozze con rito religioso cattolico [3].

Questa pronuncia conferma l’orientamento adottato già in passato dalla Corte. Infatti, con una sentenza del 2009 [4], la Cassazione ha accolto il ricorso di un uomo che, solo dopo aver contratto matrimonio, aveva scoperto nella moglie l’intenzione di non osservare il dovere di fedeltà per tutta la vita.

di GIORGIA MARIA CALABRO’

note

[1] Cass. n. 17191 del 9 ottobre 2012.

[2] Si parla, in tal senso di “delibazione”: la delibazione è una procedura giudiziaria mediante la quale in uno Stato viene riconosciuta efficacia giuridica ad un provvedimento emesso dall’autorità giudiziaria di un altro Stato. Secondo l’art. 8, co. 2 della legge n. 121 del 25.03.1985, “le sentenze di nullità di matrimonio pronunciate dai tribunali ecclesiastici, che siano munite del decreto di esecutività del superiore organo ecclesiastico di controllo, sono, su domanda delle parti o di una di esse, dichiarate efficaci nella Repubblica italiana con sentenza della Corte d’appello competente”.

[3] Possibilità preclusa, invece, nel caso in cui si ottenga una sentenza di cessazione del matrimonio di fronte a un tribunale ordinario. In questo caso vengono meno i reciproci diritti e doveri dei coniugi, salvo la corresponsione dell’assegno di mantenimento, qualora ne sussistano i presupposti. E non è consentito contrarre un nuovo matrimonio con rito religioso.

[4] Cass. n. 14906 del 25 giugno 2009.


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