Diritto e Fisco | Articoli

Rinuncia all’eredità: inventario non obbligatorio

18 gennaio 2018


Rinuncia all’eredità: inventario non obbligatorio

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 gennaio 2018



È valida la rinuncia all’eredità da parte di chi è nel possesso dei beni del defunto anche senza aver fatto, nei tre mesi successivi all’apertura della successione, l’inventario.

Nel momento in cui muore un caro, i familiari sono chiamati al non sempre facile compito di decidere se accettare l’eredità o rifiutarla. Nel primo caso, si diventa titolari solo di una quota del patrimonio del defunto, da dividere in un momento successivo con gli eventuali ulteriori eredi; in essa sono compresi però non solo i beni (case, terreni, conti correnti, auto, arredi, quadri, oggetti di valore, libretti, ecc.), ma anche i debiti di cui gli eredi devono rispondere in base alla propria quota. Nel caso invece di rinuncia all’eredità non si subentra né nei diritti né nei debiti. Gli indecisi possono optare per l’accettazione con beneficio di inventario: con la conseguenza che gli eventuali creditori potranno pignorare solo i beni ottenuti con l’eredità e non quelli personali, di cui l’erede era già titolare prima. Ma come si fa la rinuncia all’eredità? Il codice civile sembra imporre [1], a chi al momento della morte del defunto aveva già il possesso dei suoi beni (si pensi al figlio convivente), di fare entro 3 mesi l’inventario dei beni stessi e, nei 40 giorni successivi, dichiarare la rinuncia davanti a un pubblico ufficiale (un notaio o il cancellerie del tribunale). Stando invece a un recente studio del notariato [2], l’inventario non sarebbe condizione per la validità della rinuncia. Secondo questa interpretazione, dunque, per la rinuncia all’eredità l’inventario non è obbligatorio. Vediamo perché e quali sono le conseguenze.

Già in passato la dottrina e la giurisprudenza hanno condiviso l’ammissibilità di una valida rinunzia all’eredità senza l’inventario da farsi entro tre mesi dalla morte, da parte del chiamato all’eredità possessore dei beni ereditari.

Solo una sentenza della Cassazione [3] ha ritenuto, in passato, che il chiamato all’eredità per poter validamente rinunciare alla stessa debba prima fare l’inventario e solo dopo procedere alla rinuncia. Questa interpretazione troverebbe giustificazione nello scopo per il quale è previsto l’inventario; in particolare l’inventario viene richiesto per separare il patrimonio del defunto da quello dell’erede al fine, da un lato, di preservare il patrimonio personale dell’erede e dall’altro di tutelare i creditori affinché abbiano un’esatta rappresentazione del patrimonio ereditario onde evitare che la materiale apprensione dei beni ereditari da parte del chiamato possessore determini un’agevole sottrazione di questi ultimi.

In verità l’inventario serve soprattutto all’erede per valutare la convenienza di una accettazione con beneficio di inventario o meno. Ma se già l’erede non ha dubbi sulla propria intenzione di rinunciare all’eredità, non c’è ragione di imporgli tale onere, peraltro tutt’altro che facile e a volte molto dispendioso. Sovente, compendi ereditari che hanno ad oggetto beni immobili includono negli stessi i beni mobili, con le ben note difficoltà di provare la proprietà degli stessi.

A ben vedere il codice civile stabilisce che, solo chi non decide nel termine di tre mesi se accettare o rinunciare l’eredità, si considera automaticamente erede puro. La conseguenza dell’acquisto dell’eredità nonostante la rinunzia nell’ipotesi di mancanza di redazione dell’inventario rappresenterebbe sanzione sproporzionata.

Giurisprudenza e dottrina a più riprese hanno reputato incompatibile la redazione dell’inventario a carico di colui che preventivamente avesse rinunziato all’eredità [4].

La necessità di redigere l’inventario a carico di tutti i chiamati possessori a prescindere dalla loro volontà di accettare o meno l’eredità quale esigenza a tutela della conservazione dell’asse ereditario dovrebbe essere espressamente imposta dal legislatore, trattandosi di un onere molto gravoso.

Detta omissione appare, invece, indice dell’intento del legislatore di non sottoporre a simile sanzione anche colui che abbia già rinunziato all’eredità, esprimendo in modo univoco la propria volontà. Aderendo all’interpretazione minoritaria, ci sarebbe il rischio dell’inefficacia della rinuncia effettuata senza aver redatto l’inventario nei tre mesi dall’apertura della successione.

A ben vedere, infatti, il legislatore in modo inequivoco applica la “sanzione” dell’acquisto dell’eredità in modo puro e semplice a situazioni in cui i chiamati, pur mantenendo il possesso di beni ereditari ovvero sottraendo o celando beni ereditari, non deliberano in ordine all’accettazione o rinunzia all’eredità. Nel caso in cui, invece, il delato abbia ritualmente manifestato la propria volontà contraria all’acquisto dell’eredità, attraverso la rinunzia, la caducazione di quest’ultima dovrebbe avvenire soltanto mediante un espresso o tacito atto volitivo ovvero mediante una espressa e inequivocabile previsione normativa che sia tale da sradicare un chiaro apporto volitivo.

In definitiva, la natura giuridica della rinunzia all’eredità e della sua revoca e il chiaro dettato normativo dovrebbero indurre a ritenere superflua e in contraddizione con le disposizioni esaminate la redazione dell’inventario per il chiamato rinunziante, in accoglimento di quanto sostenuto dalla dottrina e giurisprudenza più tradizionali [5].

note

[1] Art. 485 cod. civ.

[2] Studio n. 406-2017/C

[3] Cass. sent. n. 4845/2003.

[4] G. GROSSO e A. BURDESE, Le successioni, cit., p. 303; L. FERRI, Disposizioni generali sulle successioni, cit., p. 135, C. COPPOLA, La rinunzia all’eredità, in Tratt. dir. succ. don. Bonilini, I, Milano, 2009, p. 1596; G. PRESTIPINO, Delle successioni in generale, artt. 456-535, in Comm. c.c. De Martino, Roma, 1981, p. 456; V. CUFFARO, Rinuncia e accettazione dell’eredità: considerazioni sul disposto dell’art. 527 c.c., cit., c. 289 ss.; L. COVIELLO, Diritto successorio, cit., 343 ss., 351 ss. e 518 ss.; L. CARIOTA FERRARA, Le successioni per causa di morte, cit., 492;; G. PRESTIPINO, Delle successioni in generale, cit., 477, ove si sottolinea come una sottrazione o un nascondimento avvenuti dopo la rinunzia siano meri «atti illeciti»; G. AZZARITI, Le successioni e le donazioni, Padova, 1982, p. 162. A. CICU, Successioni per causa di morte. Parte generale. Delazione e acquisto dell’eredità. Divisione ereditaria, in Tratt. dir. civ. comm. Cicu e Messineo, 2a ed., Milano, 1961, p. 216.

[5] A ben vedere le esigenze poste a fondamento dell’opposta ricostruzione giurisprudenziale sono ben appagate dal legislatore del 1942 con apposite norme. La tutela dei creditori del de cujus è, invero, una finalità perseguita solo di riflesso della disciplina concernente l’accettazione con il beneficio dell’inventario, istituto che ha per fine principale quello di consentire la separazione del patrimonio del defunto da quello dell’erede. Detta tutela è adeguatamente assicurata dalle norme di cui agli artt. 490, co. 3 c.c. (preferenza dei creditori dell’eredità sul patrimonio ereditario di fronte ai creditori dell’erede), 476 (accettazione tacita, qualora il chiamato rispetto ai beni di cui è in possesso, compia un atto che presuppone la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede) e agli artt. 512 e ss. (separazione dei beni del defunto da quelli dell’erede) e soprattutto all’art. 527 (i chiamati all’eredità che hanno sottratto beni spettanti all’eredità stessa decadono dalla facoltà di rinunziarvi e sono considerati eredi puri e semplici, nonostante la loro rinunzia).

Quanto alla “certezza della situazione giuridica successoria” ed all’esigenza di evitare “che gli stessi terzi possano ritenere, nel vedere il chiamato in possesso da un certo tempo di beni della eredità, che questa sia stata accettata puramente e semplicemente”, simili esigenze trovano ampia collocazione nel sistema di pubblicità espressamente previsto in materia di rinunzia all’eredità, ossia la inserzione della rinunzia nel registro successioni, prevista dall’art. 52 delle disp. att. c.c..


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI