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Lo sai che? Ristrutturare la casa del coniuge: come detrarre le spese?

Lo sai che? Pubblicato il 19 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 19 gennaio 2018

Un’agile guida per chiarire se un coniuge possa detrarre le spese sostenute per ristrutturare l’appartamento di proprietà esclusiva dell’altro.

Se ci si chiede se sia possibile ristrutturare la casa del coniuge e poi detrarre le spese sostenute, la risposta è positiva a condizione che marito e moglie (o anche conviventi uniti da unione civile) di fatto convivano nell’immobile ristrutturato.

Quali sono le spese di ristrutturazione detraibili?

La legge [1] ha prorogato fino al 31 dicembre 2018 la possibilità di detrarre dall’Irpef il 50% delle spese sostenute per ciascuna unità immobiliare, con un limite massimo di spesa pari a 96.000,00 euro, da detrarsi in dieci rate annuali.

I lavori le cui spese risultano detraibili sono, limitandoci a quelli più frequenti, quelli relativi a:

  • – manutenzione straordinaria;
  • – restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia,
  • – manutenzione ordinaria (detraibili solo se eseguiti su parti comuni condominiali).

La detrazione delle spese di ristrutturazione spetta in misura pari al 50%

La detrazione spetta al coniuge o al parente del proprietario?

Ristrutturare la casa del coniuge e poi detrarre le spese?

Sì, a queste condizioni:

  • – la detrazione di cui si sta discutendo spetta in generale anche al familiare (cioè al coniuge, al componente dell’unione civile, al parente entro il terzo grado e all’affine entro il secondo grado) che sia
  • convivente del possessore o detentore dell’immobile oggetto dell’intervento purché sostenga la spesa e sia intestatario di bonifici e fatture;
  • – l’Agenzia delle entrate [2] ha chiarito testualmente, sempre con riferimento alla detrazione spettante al familiare convivente, che, affinché il convivente possa beneficiare della detrazione non è necessario che l’immobile oggetto degli interventi di ristrutturazione costituisca l’abitazione principale dell’intestatario dell’immobile e del familiare convivente, ma è necessario che i lavori siano effettuati su uno degli immobili in cui di fatto si esplica la convivenza.

Questo significa che non è indispensabile che chi sostiene la spesa e il familiare convivente, proprietario

dell’immobile su cui avviene la ristrutturazione, abbiano la residenza anagrafica in quello stesso immobile, perché ciò che conta è che la convivenza si esplichi di fatto nell’immobile su cui i lavori sono effettuati, sempre a condizione che la convivenza esista già da prima che i lavori siano avviati.

La detrazione spetta al familiare convivente del proprietario dell’immobile ristrutturato

Quali documenti conservare per non perdere la detrazione?

I documenti che il contribuente deve ottenere e poi conservare per poter fruire della detrazione e superare eventuali contestazioni da parte dell’Agenzia delle entrate sono i seguenti:

  • a) domanda di accatastamento (se l’immobile non è ancora accatastato);
  • b) ricevute di pagamento dell’imposta comunale (Ici – Imu), se dovuta;
  • c) delibera assembleare di approvazione dei lavori e tabella millesimale (per i lavori da effettuarsi su parti comuni condominiali);
  • d) dichiarazione di consenso all’esecuzione dei lavori da parte del proprietario se gli interventi sono eseguiti dal detentore dell’immobile, ma solo nel caso in cui il detentore non sia un familiare convivente;
  • e) autorizzazioni amministrative rilasciaste dalla competente autorità se necessarie con riferimento al tipo di lavori da realizzare oppure, se non è necessaria alcuna autorizzazione amministrativa, dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà in cui indicare la data di inizio dei lavori e attestare che i lavori realizzati rientrano tra quelli agevolabili (l’autorizzazione amministrativa, se necessaria, può anche essere rilasciata a nome del proprietario e non di chi richiede la detrazione);
  • f) comunicazione alla Asl competente per territorio (con raccomandata a.r.) nel caso in cui lo prevedano le normative sulle condizioni di sicurezza nei cantieri di lavoro;
  • g) copie dei bonifici bancari o postali (anche online) con i quali devono necessariamente essere eseguiti i pagamenti alla ditta esecutrice dei lavori (nel bonifico vanno indicati: la causale del versamento con riferimento alla norma che consente la detrazione [3], il codice fiscale del beneficiario della detrazione e il codice fiscale o partita Iva del beneficiario del pagamento, cioè di chi esegue i lavori);
  • h) altre fatture o ricevute fiscali relative alle spese sostenute per realizzare i lavori di ristrutturazione intestate sempre a chi fruisce della detrazione.

Per quello che riguarda la dimostrazione della convivenza, nell’immobile da ristrutturare, tra la persona che richiede la detrazione e il proprietario dell’immobile su cui si eseguono i lavori, essa può essere fornita con una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, ma è consigliabile premunirsi di documentazione idonea a dimostrare che nell’immobile da ristrutturare la convivenza sussista effettivamente e questo allo scopo di superare eventuali richieste di documentazione e/o contestazioni da parte dell’Agenzia delle entrate (contestazioni che potrebbero portare anche alla notifica di un avviso di accertamento).

Ribadito che non è necessario che chi chiede la detrazione ed il proprietario dell’immobile abbiano entrambi la propria residenza anagrafica nell’immobile da ristrutturare, elenco di seguito la documentazione che, a titolo d’esempio, può essere idonea a dimostrare la convivenza di fatto nell’immobile da ristrutturare (a condizione che sia risalente a periodo precedente rispetto alla data di avvio dei lavori) nel caso in cui l’Agenzia delle entrate richieda al contribuente di dimostrare la convivenza di fatto in quell’immobile:

  • – almeno un contratto di fornitura di una utenza intestato a nome di chi richiede la detrazione (gas, o energia elettrica o acqua);
  • – contratto di abbonamento ad una rivista, ad un periodico o a un quotidiano intestato a chi richiede la detrazione e con indirizzo di recapito nell’immobile da ristrutturare;
  • – polizza assicurativa di autovettura di proprietà di chi richiede la detrazione con indicazione del domicilio nell’immobile da ristrutturare.

La detrazione per il familiare del proprietario spetta se la convivenza è iniziata prima dell’avvio dei lavori di ristrutturazione

note

[1] L. 27 dicembre 2017, n. 205.

[2] Circolare n. 24/E del 10 giugno 2004, punto 1.10.

[3] Art. 16 bis del d.p.r. n. 917 del 1986.


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