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Tari ridotta al 40% se i contenitori non bastano

20 gennaio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 gennaio 2018



La Ctr di Bari riconosce il diritto a pagare la tassa ridotta se il Comune non mette a disposizione cassonetti a sufficienza per raccogliere i rifiuti prodotti.

Se andate al ristorante, ordinate una bistecca e ve ne portano metà, la paghereste intera? Se entrate al bar, chiedete la colazione e vi servono mezza tazza di cappuccino anziché intera, paghereste il prezzo pieno? Se andate dal parrucchiere e vi dice che ha finito dopo aver tagliato la metà dei capelli, paghereste il taglio completo? Certo che no. Perché pagare un servizio pieno quando ne è stata offerta una parte? Così succede con la Tari, la tassa sui rifiuti: se i cassonetti per la raccolta sono insufficienti rispetto alla quantità di spazzatura prodotta, la tassa non va pagata al 100% ma deve essere ridotta al 40%.

Non è una novità legislativa. Tant’è vero che questa disposizione è contenuta in un decreto legislativo risalente, addirittura, al 1993 [1]. Ma la Commissione Tributaria Regionale di Bari (Ctr) ha ritenuto opportuno ricordarlo in una sentenza [2] con cui ha dato ragione, in parte, ad un’impresa che produce imballaggi in legno.

Perché la Ctr pugliese ha ritenuto che la Tari va ridotta al 40% se i contenitori non bastano? E questo si può applicare anche al privato cittadino o è solo un vantaggio delle imprese che producono più rifiuti?

Tutto parte, come detto, da una ditta di imballaggi in legno che ha fatto ricorso alla Ctr di Bari per non pagare la tassa rifiuti, cioè la Tari, in quanto, a suo avviso, era stata costretta a gestire i rifiuti per conto proprio.

I giudici hanno, dapprima, accertato che il Comune interessato aveva assimilato gli scarti della produzione degli imballaggi ai rifiuti urbani. Dopodiché, hanno stabilito che la gestione in proprio di questi rifiuti può giustificare una riduzione della Tari – nei termini disposti dal regolamento comunale – ma non il suo completo esonero.

Detto questo, i giudici hanno valutato il servizio erogato dal Comune, o meglio la sua capacità di ritirare i rifiuti prodotti. Passaggio importante, perché gli enti locali sono tenuti a includere nel loro regolamento la quantità massima di spazzatura che è in grado di gestire in base alla capacità dei cassonetti messi a disposizione dei cittadini. Ed è questo il nocciolo della sentenza della Ctr di Bari: i contenitori messi a disposizione dall’Amministrazione comunale non bastavano a raccogliere la quantità di rifiuti prodotti dalla ditta di imballaggi. Per questo, l’azienda è stata costretta (e lo ha documentato) a rivolgersi ad un’impresa privata.

Ecco perché la Commissione ha applicato il decreto legislativo sopra citato che, all’articolo 59, dispone: in caso di servizio di gestione di rifiuti svolto in maniera irregolare, il tributo è dovuto nella misura massima del 40%. Una riduzione già riconosciuta a suo tempo dalla Cassazione in occasione dell’emergenza rifiuti di Napoli.

note

[1] Dlgs. n. 507/1993.

[2] Ctr Bari, sent. del 07.09.2017.


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