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Pensione anticipata per gli esuberi

19 gennaio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 gennaio 2018



Prepensionamento dei lavoratori in esubero: isopensione, assegno straordinario e Ape aziendale.

Uscita dal lavoro 7 anni prima con l’isopensione e l’assegno straordinario, o anticipo pensionistico a 63 anni con l’Ape aziendale: sono diverse le possibilità di scivolo pensionistico per gli esuberi, cioè di uscita dal lavoro prima della maturazione dei requisiti per il pensionamento.

Queste possibilità di prepensionamento sono poi state recentemente ampliate dalla legge di Bilancio 2018 che consente, in alcuni casi, la pensione anticipata 7 anni prima.

Le possibilità di pensione anticipata per gli esuberi, però, non sono alla portata di tutte le aziende: l’isopensione e l’assegno straordinario, in particolare, che consentono il pensionamento con un anticipo massimo di 7 anni, hanno dei costi notevoli. Risulta più abbordabile, invece, l’Ape aziendale, che consente l’uscita dal lavoro a 63 anni. Nel caso in cui non sia possibile utilizzare nessuno di questi strumenti, resta la possibilità di usufruire dell’indennità di disoccupazione per un massimo di 2 anni e, in seguito, per chi ha almeno 63 anni di età, dell’Ape sociale, oppure della pensione anticipata con 41 anni di contributi per chi è lavoratore precoce.

Ma procediamo per ordine e vediamo, nel dettaglio, tutte le possibilità di pensione anticipata per gli esuberi.

Pensione anticipata esuberi 7 anni prima con l’isopensione

La possibilità di pensionamento più vantaggiosa per gli esuberi è l’isopensione.

L’isopensione è uno  scivolo pensionistico, istituito dalla Legge Fornero, che consente ai dipendenti di anticipare l’uscita dal lavoro sino a un massimo di 4 anni senza perdere lo stipendio: questo prepensionamento, come abbiamo anticipato, è stato ampliato a 7 anni dalla legge di Bilancio 2018.

Non si tratta di una pensione anticipata, anche se la prestazione a cui il lavoratore ha diritto è pari all’importo della pensione spettante (esclusi i contributi figurativi che il datore di lavoro si impegna a versare per il periodo di esodo): si tratta, invece, di una prestazione a sostegno del reddito, come la disoccupazione e la mobilità. Oltre all’isopensione, al lavoratore sono anche accreditati i contributi previdenziali spettanti sino alla data di maturazione dei requisiti per la pensione anticipata o di vecchiaia (a seconda del trattamento che il lavoratore può ottenere per primo).

Possono beneficiare dell’isopensione i lavoratori in esubero che:

  • sono occupati presso aziende che hanno mediamente più di 15 dipendenti, ai quali manchino non più di 4 anni- dal 2018 7 anni- al raggiungimento dei requisiti per la pensione;
  • sono oggetto di un accordo sindacale aziendale (con le organizzazioni comparativamente più rappresentative);
  • concludono un ulteriore accordo con l’impresa, con cui si fornisce il consenso alla cessazione del rapporto (il consenso non è necessario solo in caso di licenziamenti collettivi).

Per essere sicuri del possesso dei requisiti, bisogna richiedere all’Inps (direttamente online o tramite patronato) l’Ecocert, cioè l’estratto conto certificativo: si tratta del documento in cui appaiono tutti i contributi accreditati a favore del lavoratore e gli anni nei quali sono stati effettuati i versamenti contributivi.

Come ottenere l’isopensione per gli esuberi

Vediamo quali sono i passaggi per ottenere l’isopensione:

  • l’impresa individua l’insieme dei dipendenti in esubero e dichiara il dato al sindacato;
  • viene sottoscritto un accordo sindacale, che individua, come eccedenza, l’insieme dei lavoratori che entro 4 anni- ora 7- raggiungono la pensione di vecchiaia o anticipata;
  • l’azienda propone la pre-adesione ai lavoratori interessati e presenta all’Inps le pre-adesioni e l’accordo sindacale;
  • l’Inps valuta la posizione dei lavoratori interessati all’adesione ed invia all’azienda un documento di stima della spesa nel periodo di prepensionamento;
  • i dipendenti interessati vengono informati sui calcoli dell’Inps e decidono se accettare, o meno, l’isopensione;
  • prima che l’Inps liquidi l’isopensione al lavoratore, l’azienda è tenuta a versare all’istituto gli importi conteggiati; il pagamento può essere unico o rateale, ma l’impresa è tenuta a predisporre a garanzia del debito una fideiussione bancaria;
  • una volta effettuati tali adempimenti, l’Inps paga la prestazione, mensilmente, al lavoratore.

Pensione anticipata esuberi 7 anni prima con l’assegno straordinario

Per i lavoratori delle imprese che aderiscono ai fondi bilaterali può essere erogato (se previsto dagli accordi di costituzione del fondo) un assegno straordinario per il sostegno al reddito: la prestazione, chiamata anche prepensionamento, è riconosciuta, come l’isopensione, nelle procedure di agevolazione all’esodo dei dipendenti in esubero e può essere ottenuta dai dipendenti che maturano i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata entro 7 anni.

L’assegno straordinario è pari all’importo della pensione spettante alla data di cessazione del rapporto di lavoro, compresa la quota di pensione calcolata sulla base dei contributi mancanti per maturare il diritto alla pensione di vecchiaia.

Bisogna fare molta attenzione nel caso in cui ci si rioccupi con un nuovo lavoro: se il nuovo impiego è in concorrenza con l’azienda grazie a cui è stato riconosciuto l’assegno straordinario, si perde sia la prestazione che il versamento dei contributi previdenziali.

Pensione anticipata esuberi  a 63 anni con l’Ape aziendale

Sia l’isopensione che l’assegno straordinario risultano notevolmente vantaggiosi per i lavoratori in esubero, ma comportano dei costi per le aziende molto elevati. Esiste però una possibilità di prepensionare i dipendenti con dei costi minimi, consentendo l’uscita dal lavoro a 63 anni, con un minimo di 20 anni di contributi: si tratta della cosiddetta Ape aziendale.

L’Ape aziendale non è un vero e proprio anticipo pensionistico a carico dell’azienda, ma uno strumento che consente al lavoratore in esubero, grazie ai contributi versati dal datore di lavoro, di beneficiare dell’Ape volontario (cioè dell’anticipo pensionistico ottenuto, a titolo oneroso, attraverso un prestito bancario) con costi più bassi.

In pratica, il meccanismo dell’Ape aziendale funziona in questo modo: azienda e dipendente in esubero firmano un accordo col quale l’impresa si impegna a pagare al lavoratore dei contributi previdenziali aggiuntivi. La contribuzione aggiuntiva determina un aumento della futura pensione del lavoratore.

Successivamente, il dipendente invia all’Inps domanda di Ape volontario e gode dell’assegno dal momento dell’uscita dal lavoro sino alla maturazione della pensione di vecchiaia.

Una volta maturata la pensione di vecchiaia, questa risulterà di importo maggiore grazie ai contributi aggiuntivi versati dall’azienda: di conseguenza, l’aumento della pensione compenserà, in tutto o in parte, il costo delle rate per la restituzione del prestito Ape.

L’Ape aziendale rappresenta dunque un buon compromesso tra le esigenze del lavoratore e quelle del datore di lavoro: quest’ultimo, difatti, può licenziare l’esubero senza spendere troppo, mentre il lavoratore può fruire di un sostegno al reddito continuativo sino alla data della pensione, senza subire successivamente dei tagli elevati della prestazione.

Allo stato attuale l’Ape aziendale non è ancora operativo, in quanto non lo è ancora nemmeno l’Ape volontario, a causa dei ritardi nella stipula degli accordi con banche e assicurazioni sul prestito pensionistico: si stima la piena operatività entro giugno 2018.


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