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Infortunio Inail: quanto tempo per chiedere l’aggravamento

19 gennaio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 gennaio 2018



Se, a seguito dell’infortunio sul lavoro, le condizioni sanitarie si aggravano, si può chiedere la revisione della rendita Inail entro un determinato termine.

In caso di aggravamento delle condizioni sanitarie già accertate a seguito di un infortunio sul lavoro, il lavoratore può chiedere la revisione della rendita Inail.

Più precisamente, la misura della rendita di inabilità può essere rivista, su domanda del titolare della rendita o per disposizione dell’Inail, in caso di diminuzione o di aumento dell’attitudine al lavoro ed, in genere, in seguito a modificazione nelle condizioni fisiche; in caso di peggioramento, occorre che questo sia derivato dall’infortunio che ha dato luogo alla liquidazione della rendita.

La rendita può anche essere soppressa nel caso di recupero dell’attitudine al lavoro nei limiti del minimo indennizzabile.

Trascorso il quarto anno dalla data di costituzione della rendita, la revisione può essere richiesta o disposta solo due volte, la prima alla fine di un triennio e la seconda alla fine del successivo triennio.

Il periodo massimo entro il quale è possibile effettuare la revisione è di dieci anni dalla data di decorrenza della rendita.

Revisione Inail: termine di dieci anni

La Cassazione ha più volte affermato, anche recentemente [1], che il termine di dieci anni, per la revisione della rendita per infortunio sul lavoro, non è di prescrizione né di decadenza, ma delimita soltanto l’ambito temporale di rilevanza dell’aggravamento o del miglioramento delle condizioni dell’assicurato che fa sorgere il diritto alla revisione.

Il lavoratore può quindi proporre la domanda di revisione anche oltre il decennio, a condizione che provi che la variazione (in meglio od in peggio) si sia verificata entro il decennio, e purché l’Inail, entro un anno dalla data di scadenza del decennio dalla costituzione della rendita, comunichi all’interessato l’inizio del relativo procedimento che consente la revisione della prestazione economica della rendita per aggravamento o miglioramento.

L’aggravamento deve dipendere dall’infortunio

Al contrario del miglioramento, che può anche derivare da cause extra lavorative, la legge impone che l’aggravamento dipenda, in via esclusiva, dal danno generato dall’infortunio indennizzato, con necessità di procedere all’accertamento di tale dipendenza sul piano causale, escludendo la rilevanza delle eventuali cause successivamente intervenute ed estranee al rischio lavorativo.

Inoltre, il sistema non distingue la posizione dell’assicurato da quella dell’Inail, quanto alla facoltà di richiedere l’accertamento di revisione ed alla operatività dei limiti temporali.  Vi è una presunzione assoluta di stabilizzazione dei postumi derivanti dall’infortunio nel periodo massimo di dieci anni.

Revisione di postumi invalidanti

La legge prevede anche la revisione di postumi non indennizzabili [2].

Entro dieci anni dalla data dell’infortunio, o quindici anni se trattasi di malattia professionale, qualora le condizioni dell’assicurato, dichiarato guarito senza postumi d’invalidità permanente o con postumi che non raggiungano il minimo per l’indennizzabilità in rendita, dovessero aggravarsi in conseguenza dell’infortunio o della malattia professionale in misura da raggiungere l’indennizzabilità, l’assicurato stesso può chiedere all’Inail la liquidazione della rendita, formulando la domanda nei modi e nei termini stabiliti per la revisione della rendita in caso di aggravamento.

In questo caso, oggetto della revisione è sia il materiale accertamento del grado di riduzione della integrità psicofisica che il relativo provvedimento di determinazione della misura della rendita.

Occorre accertare se il peggioramento delle condizioni di inabilità, causalmente correlato a circostanze che derivano sempre dall’originario infortunio, si inseriscano nella catena causale, modificando la naturale evoluzione del processo morboso avviato dal medesimo infortunio oppure ne realizzino la naturale evoluzione.

E’ solo tale naturale evoluzione, infatti, che soggiace alla regola della stabilizzazione dei postumi, mentre la concausa sopravvenuta causalmente dipendente dall’infortunio, proprio per il suo carattere di evento non prevedibile ed estraneo al naturale evolversi del danno originario, si colloca logicamente al di fuori della regola di stabilizzazione dei postumi e non ne consente l’applicazione.

Aggravamento infortunio o nuovo infortunio?

La Cassazione ha quindi affermato il seguente principio di diritto: Il termine per l’esercizio del diritto alla revisione della rendita Inail si riferisce esclusivamente all’eventuale aggravamento e alla consequenziale inabilità derivante dalla naturale evoluzione dell’originario stato morboso, mentre, qualora il maggior grado di inabilità dipenda da una concausa sopravvenuta, sempre necessariamente originata dalla lesione generata dallo stesso infortunio, deve trovare applicazione la disciplina dettata in materia di nuovo infortunio.

Nel caso in cui il titolare di una rendita, sia colpito da un nuovo infortunio indennizzabile con una rendita di inabilità, si procede alla costituzione di un’unica rendita in base al grado di riduzione complessiva dell’attitudine al lavoro causata dalle lesioni determinate dal precedente o dai precedenti infortuni e dal nuovo.

note

[1] Cass. sent. n. 1048 del 17.01.2018.

[2] Art. 83, c. 7, Testo unico Inail.


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