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Agevolazioni prima casa: come si dimostra la residenza?

19 gennaio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 gennaio 2018



Non basta trasferire la dimora e intestare le utenze a proprio nome: per beneficiare delle agevolazioni prima casa occorre il trasferimento della residenza anagrafica.

Al fine di poter beneficiare delle agevolazioni prima casa, occorre il trasferimento della residenza nel Comune in cui è ubicato l’immobile nel termine perentorio di 18 mesi dall’acquisto. Questa condizione è rigidamente prevista dalla legge, a pena di decadenza del beneficio con conseguente integrazione delle imposte e pagamento della sanzione.

Per salvare l’agevolazione non basta abitare effettivamente nella casa o aver attivato le utenze (energia elettrica, gas, ecc.), ma occorre il requisito formale della residenza anagrafica.

È quanto affermato da una recente sentenza della Cassazione [1].

Agevolazioni prima casa: obbligo di trasferimento della residenza

La fruizione dell’agevolazione fiscale per l’acquisto della prima casa richiede che l’immobile sia ubicato nel Comune ove l’acquirente ha la residenza. Secondo la giurisprudenza, nessuna rilevanza giuridica può essere riconosciuta alla realtà fattuale, se questa contrasti con il dato anagrafico, o all’eventuale successivo ottenimento della residenza, essendo quest’ultima presupposto per la concessione del beneficio che deve sussistere entro il preciso termine decorrente dalla data dell’acquisto.

I benefici fiscali per l’acquisto della prima casa spettano infatti unicamente a chi possa dimostrare in base ai dati anagrafici di risiedere o lavorare nel Comune dove ha acquistato l’immobile senza che, a tal fine, possano rilevare la residenza di fatto o altre situazioni contrastanti con le risultanze degli atti dello stato civile.

Agevolazioni prima casa: domanda di trasferimento residenza

Nessuna rilevanza giuridica può rivestire l’eventuale conseguimento della residenza in data successiva al termine di diciotto mesi o il mancato accoglimento da parte del Comune di una domanda di trasferimento della residenza anteriormente formulata dall’interessato, in assenza dell’accertamento di vizi del provvedimento di diniego di tale richiesta o attinenti al procedimento che lo origina.

Ciò che conta, dunque, non è il momento conclusivo del procedimento di trasferimento della residenza, ma quello nel quale il contribuente manifesta, con la sua domanda, l’intenzione – poi concretamente realizzata – di ottenere la nuova residenza anagrafica.

Come si prova il trasferimento di residenza

La prova del trasferimento della residenza è data dalla doppia dichiarazione resa al nuovo Comune dove si intende fissare la dimora abituale e a quello che si abbandona, in base all’unicità del procedimento amministrativo di mutamento dell’iscrizione anagrafica.

Il trasferimento della residenza non può invece essere provato dimostrando che l’interessato si sia di fatto trasferito nel Comune sin da prima del compimento dei diciotto mesi dall’atto di acquisto, desumibile dall’attivata utenza elettrica e dalle relative bollette. La legge non richiede infatti il trasferimento della dimora (dato fattuale), bensì il trasferimento della residenza (dato formale).

note

[1] Cass. sent. n. 971 del 17.01.2018.

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