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Lo sai che? Conto cointestato: ultime notizie

Lo sai che? Pubblicato il 19 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 19 gennaio 2018

I cointestatari possono prelevare anche più del 50% e la banca non può opporsi, salvo poi restituire all’altro contitolare la sua parte di soldi. 

È una pratica assai consolidata quella del conto cointestato. All’interno delle famiglie, quasi sempre c’è un conto con più di un titolare: un padre e il figlio, una zia e la nipote, il marito e la moglie, l’anziano non più autonomo e la badante-convivente. C’è chi lo fa solo per trovare un aiuto materiale nelle operazioni da svolgere allo sportello (la nonna con il nipote); chi invece per garantire al contestatario i prelievi necessari per il ménage domestico (il marito con la moglie); chi invece per anticipare un lascito che sarà definitivo alla propria moglie (l’anziana zia o l’uomo assistito dalla badante). Ma quali sono, da un punto di vista giuridico, le conseguenze di un conto cointestato? La cointestazione si considera un atto di pura formalità o è, a tutti gli effetti, una donazione del 50% dell’importo depositato e di quello che lo sarà in futuro? Sul tema, di recente, si è espressa più volte la Cassazione, fornendo i chiarimenti necessari per orientarsi in questa spinosa materia. «Spinosa» perché, a fronte di un atto che formalmente è sempre identico, le finalità che lo sorreggono possono essere le più svariate e non è facile ricostruire, a posteriori, quali fossero le effettive intenzioni dei correntisti. In questo articolo analizzeremo le sentenze più recenti e, quindi, tutte le ultime novità sul conto cointestato per comprendere quali sono le conseguenze e gli effetti legali della cointestazione di un conto corrente. Ognuno dei seguenti chiarimenti è stato fornito da una distinta sentenza che tuttavia citeremo solo in nota.

Se contesto un conto corrente a una persona si considera una donazione?

Cointestare un conto corrente a una persona è una donazione a tutti gli effetti, salvo si dimostri che lo scopo perseguito dalle parti era un’altro e che, quindi, la donazione era solo fittizia. Così, se un padre nomina come contitolare del conto anche il figlio, quest’atto comporta lo spostamento della proprietà del 50% dei soldi in capo a quest’ultimo. Tuttavia, qualora dovessero sorgere delle contestazioni tra i due, il precedente titolare potrebbe sempre dimostrare che la donazione era solo una simulazione finalizzata a uno scopo diverso e ulteriore: quello, ad esempio, di aiutare il padre nelle operazioni allo sportello che questi, per via dell’età, non è più in grado di svolgere da solo. Allo stesso modo, in una coppia che si separi, ove la moglie pretenda di avere il 50% del conto cointestato, il marito potrebbe dimostrare che la suddetta cointestazione era stata puramente formale, finalizzata solo a consentire alla donna – non titolare di reddito – di effettuare prelievi in autonomia per badare alla casa; tale prova potrebbe essere raggiunta dimostrando che il conto corrente è alimentato solo dai redditi dell’uomo che vi accredita puntualmente lo stipendio [1].

In caso di conto corrente cointestato posso prelevare più della metà dei soldi?

Nei rapporti con la banca, il cointestatario dei soldi ha la possibilità di prelevare qualsiasi somma, anche superiore al 50% a lui spettante. L’impiegato allo sportello non può impedirglielo. Non può neanche vietargli di chiudere il conto ritirando tutto il denaro che vi è depositato. Difatti le relazioni con l’istituto di credito sono regolate secondo il principio della cosiddetta «solidarietà attiva»; significa che ciascuno dei correntisti può esigere dalla banca qualsiasi somma, anche superiore alla metà [1].

I rapporti tra le parti, però, restano disciplinati in modo diverso e opposto: per cui chi preleva più della propria quota è tenuto a restituire all’altro la sua parte fino a ricostituire la metà del deposito.

Un esempio chiarirà meglio la situazione. Immaginiamo che madre e figlio siano titolari dello stesso conto corrente per quote uguali. Un giorno il figlio preleva il 70% dei soldi. L’impiegato glieli consegna in contanti. La madre lo viene a sapere e gli chiede la restituzione. Il figlio è tenuto a ripristinare in banca il 50% della madre (versando cioè il 20% di quanto vi era precedentemente sul conto) [2].

In caso di conto corrente cointestato i debiti si dividono a metà tra i due titolari?

Specularmente a quanto abbiamo appena detto per quanto riguarda i prelievi, anche per i debiti i correntisti rispondono secondo la regola della solidarietà (in questo caso si parla di «solidarietà passiva»). Questo significa che se il conto dovesse essere “in rosso”, la banca potrebbe chiedere il rientro e il pagamento delle somme dovute a ciascuno dei due correntisti, per l’intero. In altri termini ciascuno dei due potrebbe essere costretto a pagare tutto il debito, salvo poi rivalersi contro l’altro cointestatario per la sua parte del debito (ossia il 50%) [1].

Se non è indicata la percentuale come si dividono i soldi?

In un conto cointestato, i soldi si considerano al 50% di ciascuno dei due correntisti, salvo sia indicata una diversa ripartizione. Come abbiamo però detto in apertura, è sempre ammessa la prova contraria. È cioè possibile dimostrare che la cointestazione è solo una simulazione. In tal caso, nonostante detta cointestazione, i soldi restano di proprietà integrale del primo intestatario. L’altro avrà la possibilità di disporne dietro autorizzazione di quest’ultimo (autorizzazione che, tuttavia, se la firma è disgiunta, la banca non può richiedere) [3].

Per la cointestazione del conto bisogna andare dal notaio?

Poiché la cointestazione, come detto, è una vera e propria donazione di denaro, questa richiede l’atto pubblico solo se la somma è di importo rilevante, tenuto conto delle condizioni del donate (sul punto leggi l’importante chiarimento Donazione sul conto: ci vuole il notaio?).

Vediamo ora l’aspetto fiscale. Se la donazione avviene tra padre e figlio o tra nonno e nipote non si pagano le imposte se l’importo non supera un milione di euro. Se lo supera, sull’eccedenza si paga un’aliquota del 4%. Tra fratelli e sorelle la franchigia è di 100mila euro e, sulla differenza, si sconta un’imposta del 6%. Per i parenti fino al 4° grado, affini in linea retta e collaterale sino al 3° grado si paga sempre un’imposta pari al 6%. Leggi sul punto Donazione e regalo di soldi: quali tasse si pagano?

Se il genitore cointestatario muore, come si divide il conto cointestato?

Se il genitore contitolare del conto muore, come va diviso il conto corrente? Le soluzioni sono tre:

  • di norma il conto corrente viene così diviso: il 50% spetta al contitolare, che può tenerlo per sé senza dividerlo; l’altro 50% viene invece ripartito tra tutti gli eredi (compreso il contitolare se anch’egli erede) secondo le rispettive quote;
  • se gli altri eredi riescono a dimostrare che la cointestazione era fittizia, ossia rivolta non allo scopo di donare una parte del conto ma solo di facilitare le operazioni allo sportello, il denaro va diviso tra tutti gli eredi secondo le rispettive quote;
  • se il contitolare riesce a dimostrare che dietro la cointestazione si nascondeva la volontà di donare l’intero conto corrente, questo non viene diviso tra gli eredi ma resta interamente in capo al contitolare.
  • Nel primo e nel terzo caso, gli eredi non potranno far dichiarare la cointestazione nulla solo perché non avvenuta con atto notarile: abbiamo infatti detto che, secondo la Cassazione, questo tipo di regalo si classifica come «donazione indiretta» e non richiede il rogito.

note

[1] Cass. sent. n. 77/2018 del 4.01.2018: Nel conto corrente bancario intestato a più persone, i rapporti interni tra correntisti, anche aventi facoltà di compiere operazioni disgiuntamente, sono regolati non dall’articolo 1854 c.c., riguardante i rapporti con la banca, bensì dal secondo comma dell’articolo 1298 c.c., in virtù del quale debito e credito solidale si dividono in quote uguali solo se non risulti diversamente; ne consegue che, ove il saldo attivo risulti discendere dal versamento di somme di pertinenza di uno solo dei correntisti, si deve escludere che l’altro possa, nel rapporto interno, avanzare diritti sul saldo medesimo.

[2] Cass. sent. n. 26991/2013. Nel conto corrente (bancario e di deposito titoli) intestato a due (o più) persone, i rapporti interni tra correntisti sono regolati non dall’articolo 1854 cod. civ., riguardante i rapporti con la banca, bensì dal secondo comma dell’articolo 1298 cod. civ., in base al quale, in mancanza di prova contraria, le parti di ciascuno si presumono uguali, sicché ciascun cointestatario, anche se avente facoltà di compiere operazioni disgiuntamente, nei rapporti interni non può disporre in proprio favore, senza il consenso espresso o tacito dell’altro, della somma depositata in misura eccedente la quota parte di sua spettanza, e ciò in relazione sia al saldo finale del conto, sia all’intero svolgimento del rapporto.

[3] Cass. sent. n. 28839/2008. La cointestazione di un conto corrente, attribuendo agli intestatari la qualità di creditori o debitori solidali dei saldi del conto (articolo 1854 cod. civ.) sia nei confronti dei terzi, che nei rapporti interni, fa presumere la contitolarità dell’oggetto del contratto (articolo 1298, secondo comma, cod. civ.), ma tale presunzione dà luogo soltanto all’inversione dell’onere probatorio, e può essere superata attraverso presunzioni semplici – purché gravi, precise e concordanti – dalla parte che deduca una situazione giuridica diversa da quella risultante dalla cointestazione stessa. (Nella specie la S.C. ha confermato la decisione di merito che aveva ritenuto detta presunzione di contitolarità superata dalla prova documentale dell’esclusiva provenienza del denaro da uno solo dei contestatari del conto).

Vedi anche Cass. sent. n. 19305/2006: La cointestazione di un conto corrente, attribuendo agli intestatari la qualità di creditori o debitori solidali dei saldi di conto (articolo 1854 cod. civ.) sia nei confronti dei terzi, sia nei rapporti interni, fa presumere la contitolarità dell’oggetto del contratto, salva la prova contraria a carico della parte che deduca una situazione giuridica diversa da quella risultante dalla cointestazione stessa.


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