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Lo sai che? Come diventare freelance

Lo sai che? Pubblicato il 21 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 21 gennaio 2018

Lavoro autonomo, con o senza partita iva. Freelance: conviene?

Lavorare senza essere subordinati all’autorità di un capo è il sogno di tanti impiegati. Esercitare liberamente la propria professione può comportare numerosi vantaggi: quello di non sottostare alle direttive degli altri, di poter stabilire a proprio piacimento gli orari e gli appuntamenti, di potersi muovere con libertà.

Il freelance racchiude in sé tutte queste caratteristiche. Ma davvero conviene non avere alcun rapporto di subordinazione? Come diventare freelance? Scopriamolo insieme.

Freelance: cos’è?

Innanzitutto, va chiarito cosa si intende per freelance. Il termine è chiaramente inglese e sta a indicare la persona che lavora con diverse imprese o aziende senza alcun contratto subordinato con esse. Il freelance, quindi, pur essendo retribuito per la sua attività, non è vincolato da legami contrattuali.

Il freelance può svolgere le attività più diverse: dal giornalismo alla consulenza legale, non c’è un unico settore a cui il termine sia legato in maniera esclusiva. Ad esempio, molto spesso si sente parlare di giornalisti freelance, cioè di giornalisti che scrivono articoli per le testate pur non essendo ad esse legate da vincoli contrattuali. In parole semplici, il freelance instaura solamente una collaborazione.

Freelance non significa propriamente libero professionista: ad esempio, l’avvocato non può essere definito un freelance, poiché egli presto la sua attività direttamente nei confronti dei suoi clienti. Se, invece, lavorasse con aziende e organizzazioni, potrebbe essere definito un lavoratore freelance.

Freelance: come diventarlo?

Poiché è un lavoratore autonomo, il primo problema che si pone al freelance è quello della fatturazione; sarà necessario, pertanto, aprire una partita iva. Come vedremo di qui ad un istante, l’apertura della partita iva non è obbligatoria, a meno che non si eserciti una professione che per legge lo richieda: in genere, le professioni cosiddette protette (cioè, quelle che richiedono l’iscrizione agli albi) non possono essere svolte senza partita iva.

In verità, per chi ritiene di fatturare poco è possibile anche scegliere una diversa strada, cioè quella dell’emissione di una ricevuta di prestazione occasionale. Per poter fare ciò, è necessario che:

  • il guadagno annuo del lavoratore autonomo non sia superiore ai cinquemila euro;
  • la collaborazione, nell’anno solare, non sia superiore ai trenta giornicon la stessa azienda;
  • l’attività non abbia cadenza regolare e non sia stabile e continuativa (perché, come dice il nome stesso, dovrebbe essere davvero una collaborazione occasionale).

Detto questo, per diventare freelance non occorrono particolari requisiti, proprio perché si può lavorare come freelance in tantissimi settori: pertanto, bisognerà capire se, in quello scelto, c’è bisogno di uno specifico titolo (ad esempio, la laurea) oppure soltanto di esperienza.

Freelance: vantaggi e svantaggi

Quello del freelance è sicuramente un cammino in salita. Ai vantaggi elencati all’inizio dell’articolo (maggiore libertà rispetto ad un lavoratore subordinato, gestione autonoma degli impegni) fanno da contraltare almeno altrettanti svantaggi, primo su tutti l’assenza di uno stipendio a fine mese.

Poi, la libertà di cui gode il freelance è relativa, nel senso che l’accumularsi degli impegni e le collaborazioni con le imprese impongono comunque il rispetto di tempistiche strette, a volte non dissimili da quelle di chi, al mattino, deve timbrare il cartellino.

Potremmo dire che quella del freelance è una scelta di vita, destinata a chi, per temperamento e spirito, predilige essere dipendente non di una persona ma del proprio lavoro.

note

Autore immagine: Pixabay.com


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