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Conto corrente ereditato: l’erede può prelevare

27 gennaio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 gennaio 2018



L’erede può prelevare le somme presenti sul conto del genitore defunto, senza il consenso degli altri coeredi. Le motivazioni della giurisprudenza.

Solitamente, alla morte di un genitore, bisogna affrontare varie questioni: la sorte della casa familiare, i debiti del defunto nei confronti del fisco, le somme presenti sui conti corrente attivi in banca, ecc, ecc. Ebbene, a quest’ultimo proposito, la pluralità degli eredi (ad esempio, il coniuge superstite e i due figli) può prelevare tranquillamente le disponibilità sul conto o deve attendere? In particolare, può un solo erede incassare dalla banca oppure ha bisogno della necessaria presenza ed autorizzazione degli altri coeredi? In una recente ordinanza, la Suprema Corte di Cassazione ha risposto positivamente a questa domanda, affermando che relativamente al conto corrente ereditato, l’erede può prelevare senza alcun limite. Ma cerchiamo di essere più chiari e precisi.

Conto corrente ereditato: che cos’è?

Senza fornire troppe spiegazioni sulla natura tecnico giuridica del contratto di conto corrente, la risposta più semplice da dare è la seguente: si tratta di un credito. In altri termini, se il defunto era titolare o cointestatario (ad esempio con il coniuge) di un conto corrente, i successori del patrimonio ereditario (ad esempio i figli) hanno ereditato un credito nei riguardi della banca depositaria. Il credito consiste nelle somme presenti sul conto stesso alla morte del proprio genitore.

Conto corrente ereditato: cosa accade alla morte del titolare?

Abbiamo appena visto, che le somme presenti sul conto corrente ereditato rappresentano un credito da riscuotere per gli eredi. Insieme agli altri beni che costituiscono il patrimonio ereditario (ad esempio gli immobili, quale la casa familiare), esso cade in comunione. In altre parole, il credito nei riguardi della banca, come gli altri cespiti, dovrà essere diviso tra gli eredi secondo le quote stabilite nel testamento o in virtù di quelle previste dalla legge. Ma se le somme presenti sul conto corrente cadono nella comunione ereditaria, il singolo erede può prelevare tranquillamente le stesse oppure necessita dell’autorizzazione e del consenso degli altri eredi?

Conto corrente ereditato: l’erede può incassare

Le somme presenti sul conto corrente ereditato rappresentano un credito che cade in comunione tra gli eredi del titolare o del cointestatario defunto: lo chiarisce la Cassazione [1], la quale afferma che i crediti ereditari, oltre a cadere in comunione, devono essere oggetto di divisione. Lo conferma successivamente alla detta sentenza, la stessa Suprema Corte a sezioni unite [2]. Appurato ciò, resta da capire se il diritto di prelevare queste somme, cioè di incassare il predetto credito ereditario, possa essere esercitato singolarmente oppure no. Ebbene, a questo proposito, il recente pronunciamento della Cassazione [3], anche questa volta a sezioni unite, ha inteso chiarire questo dubbio. Gli ermellini, richiamando il precedente pronunciamento del 2007, ribadiscono che ogni coerede ha il diritto di agire nei confronti del debitore (in questo caso la banca depositaria) …per la riscossione dell’intero credito ovvero della quota proporzionale a quella ereditaria vantata, senza la necessità del coinvolgimento degli altri coeredi… Non è assolutamente necessario che la loro iniziativa sia fondata o giustificata dall’interesse comune. Ovviamente l’avvenuto incasso del credito dovrà essere opportunamente rendicontato nella successiva divisione del patrimonio ereditario, ma questa circostanza, precisa la Cassazione, non potrà in alcun modo precludere la riscossione del credito ad opera del singolo coerede.

note

[1] Cass. sent. n. 11128/1992.

[2] Cass. Sez. Un. sent. n. 24567/2007.

[3] Cass. Sez. Un. ord. n. 27417/2017.


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