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Lo sai che? Pignoramento pensione 2018

Lo sai che? Pubblicato il 22 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 gennaio 2018

Pignoramento pensione: quali sono i limiti e qual è il minimo vitale impignorabile per il 2018.

In caso di mancato pagamento delle somme dovute, i creditori (soggetti privati, banche, Agenzia delle entrate, Inps ecc.) possono avviare un’esecuzione forzata e aggredire, con il pignoramento presso terzi, la pensione del debitore.

Il pignoramento della pensione può avvenire:

  • direttamente presso l’Inps o altro ente previdenziale, prima che l’importo venga corrisposto al pensionato;
  • dopo che la somma è stata accreditata sul conto corrente bancario o postale di quest’ultimo.

La pensione non può mai essere pignorata per intero, dovendo essere rispettato il limite di 1/5.

L’importo massimo pignorabile non è sempre uguale poiché dipende dalla misura annua dell’assegno sociale: essa infatti è un parametro fissato dalla legge per determinare fino a quanto si può spingere il pignoramento del debitore.

Vediamo quali sono il limiti di pignoramento della pensione 2018.

Pignoramento pensioni 2018: minimo vitale impignorabile

La legge prevede una particolare tutela, esclusivamente a favore dei pensionati: Le somme da chiunque dovute a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione o di altri assegni di quiescenza, non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà. La parte eccedente tale ammontare è pignorabile nel limite di 1/5.

Si tratta del cosiddetto «minimo vitale», una somma ritenuta impignorabile per garantire al pensionato un’esistenza dignitosa e decorosa

Per calcolare l’importo del minimo vitale, occorre prendere la misura dell’assegno sociale erogato dall’Inps (importo annualmente rivalutato) e sommarvi la metà di tale stesso importo. Pertanto, se l’importo dell’assegno sociale per l’anno 2018 è attualmente di euro 453,00, il minimo di sopravvivenza impignorabile è pari ad euro 679,50 (ossia 453,00 + 226,50 – che è la metà di 453,00).

Dunque, per individuare la parte di pensione che i creditore può effettivamente pignorare, occorre sottrarre dalla pensione netta l’importo di 679,50 euro e calcolare sull’importo residuo il limite di 1/5.

Pignoramento pensione 2018 Agenzia delle Entrate Riscossione

L’Agenzia delle Entrate – Riscossione, in caso di debiti iscritti a ruolo a carico del contribuente, non pagati a seguito della notifica delle cartelle esattoriali e delle eventuali intimazioni di pagamento, può procedere ad esecuzione forzata e, quindi, a pignoramento presso terzi.

La pensione non può tuttavia essere pignorata per intero. La legge prevede infatti specifici limiti di pignorabilità con riguardo ai crediti esattoriali, variabili in base agli importi di stipendi/pensioni e altre indennità relative al rapporto di lavoro (per esempio TFR):

  • 1/10 per importi fino a 2.500,00 euro;
  • 1/7 per importi da 2.500,00 a 5.000,00 euro;
  • 1/5 per importi superiori a 5.000 euro.

Anche l’Agenzia delle Entrate – Riscossione deve rispettare il minimo vitale impignorabile.

Se la pensione è accreditata sul conto corrente

Se la pensione è accreditata su conto bancario o postale intestato al debitore, essa può essere pignorata, per l’importo eccedente il triplo dell’assegno sociale, quando l’accredito è avvenuto in data anteriore al pignoramento (vale a dire euro 1.359,00 [453,00×3]).

Quando invece l’accredito ha luogo alla data del pignoramento o successivamente, le predette somme possono essere pignorate nei limiti sopra indicati (1/10, 1/7, 1/5).

In ogni caso, gli obblighi del terzo pignorato non si estendono all’ultimo emolumento accreditato sul conto corrente.


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3 Commenti

  1. Il governo italiano che ha dichiarato guerra ai cittadini Italiani, lo strapotere di agenzia delle entrate ex equitalia porterà soltanto ad una reazione degli Italiani e non sarà
    gradita per lo stato italiano.
    Lui aggredisce noi e noi aggrediamo lui.

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