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Passaggio da full-time a part-time senza consenso del lavoratore

21 Gen 2018


Passaggio da full-time a part-time senza consenso del lavoratore

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 Gen 2018



Il datore non può mettere a part-time il dipendente senza il suo consenso scritto: sarebbe altrimenti una modifica unilaterale del contratto di lavoro.  

L’azienda presso cui lavori ormai da diverso tempo ha intrapreso una ristrutturazione interna organizzativa e, in questa nuova politica di riduzione dei costi e massimizzazione dell’efficienza dei dipendenti, ha deciso di passare il tuo contratto di lavoro da tempo pieno a part-time. Il datore di lavoro ti ha così inviato lettera ove ti è stato comunicata la riduzione dell’orario di lavoro a partire dal mese successivo. La decisione ti ha colto di sorpresa, soprattutto perché nessun accordo di tal tipo ti era mai stato fatto firmare, né era stato chiesto un consenso ai sindacati. Proprio i sindacati ti hanno consigliato di non opporti perché altrimenti potresti rischiare il posto. Ma è tua intenzione far valere ugualmente i tuoi diritti di dipendente. Così decidi di rivolgerti a un avvocato affinché ricorra in tribunale contro l’azienda e contro la decisione di realizzare una trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a part time senza il consenso del lavoratore. Chi dei due la spunterà in causa? La risposta è stata fornita dalla Cassazione due giorni fa [1]. Ecco cosa hanno detto i giudici supremi della sezione lavoro in merito alla variazione del monte ore pattuito.

Quando è possibile la variazione del contratto da tempo pieno a part-time

Datore di lavoro e lavoratori possono accordarsi in qualsiasi momento per trasformare il rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale o viceversa. Il rifiuto da parte del lavoratore di trasformare il rapporto non può mai integrare un motivo di licenziamento [2].

La trasformazione di un contratto di lavoro da full-time a part-time è ammessa sono sei l’accordo tra le parti viene stipulato per iscritto. Dal 1° gennaio 2012 non è più necessaria la convalida della direzione provinciale competente per territorio.

La cassazione ha ribadito che la trasformazione del rapporto di lavoro subordinato a tempo pieno in rapporto a tempo parziale non può avvenire a seguito di determinazione unilaterale del datore di lavoro, ma necessita in ogni caso del consenso scritto del lavoratore. Il rifiuto di quest’ultimo alla trasformazione del rapporto non può costituire in nessun caso giustificato motivo di licenziamento [3].

Nell’ipotesi di trasformazione del rapporto di lavoro da full time a part-time la riduzione della quantità (cioè dell’orario) del lavoro prestato determina una proporzionale riduzione della retribuzione complessiva in tutte le sue componenti, compresi gli scatti di anzianità.

La legge attribuisce priorità nella trasformazione del contratto di lavoro da time a part-time:

  • in caso di patologie oncologiche riguardanti il coniuge, i figli o genitori del lavoratore, nonché nel caso in cui il lavoratore assista una persona convivente con totale e permanente inabilità lavorativa, alla quale è stata riconosciuta una percentuale di invalidità pari al 100% con necessità di assistenza continua in quanto non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita;
  • in caso di richiesta del lavoratore con figlio convivente Gaetano non superiore a 13 anni o con figlio convivente portatore di handicap.

Il lavoratore che abbia trasformato il rapporto di lavoro a tempo pieno in part-time ha diritto di precedenza nelle assunzioni con contratto a tempo pieno per l’espletamento delle stesse mansioni o equivalenti.

Vietata la trasformazione del rapporto di lavoro senza consenso scritto del dipendente

Secondo la sentenza della Cassazione in commento, il datore non può decidere unilateralmente di passare da un rapporto a tempo pieno a un part-time, quindi a una riduzione delle ore di lavoro, senza il consenso scritto del lavoratore. La variazione, in aumento o in diminuzione del monte ore pattuito è una modifica del contratto di lavoro inizialmente concordato che necessita di una rinnovata manifestazione di volontà. Tale volontà non può essere desunta da un semplice comportamento concludente delle parti, come ad esempio dal fatto che inizialmente il lavoratore si sia recato sul posto e abbia iniziato a svolgere le mansioni secondo il nuovo orario.

note

[1] Cass. sent. n. 1375/18 del 19.01.2018.

[2] Art. 5 d.lgs. n. 61/2000.

[3] Cass. sent. n. 16169/2006.

[4] Tanto ai sensi della disciplina dettata dall’articolo 5 del decreto legge 726/84 tanto ai sensi del decreto legislativo 61/00.

La trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto a tempo parziale, tanto ai sensi della disciplina dettata dall’articolo 5 Dl. 726/1984 tanto ai sensi del Dlgs. n. 61/00, non possa avvenire a seguito di determinazione unilaterale del datore di lavoro, necessitando invece del consenso scritto del lavoratore e che, configurando la modalità oraria un elemento qualificante della prestazione oggetto del contratto part-time, la variazione, in aumento o in diminuzione, del monte ore pattuito, costituisca una novazione oggettiva dell’intesa negoziale inizialmente concordata, che richiede una rinnovata manifestazione di volontà, pertanto non desumibile per facta concludentia dal comportamento successivo delle parti a norma dell’articolo 1362 Cc.


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