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Termine controquerela

23 febbraio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 febbraio 2018



Sei stato falsamente denunciato di un reato e ora vuoi sporgere querela per calunnia? Puoi farlo, ma a determinate condizioni. Vediamo quali.

Il reato di calunnia incrimina tutte le condotte che possono indurre ad intraprendere un procedimento penale contro un innocente. La figura delittuosa tutela due interessi distinti: da un lato, quello del calunniato, ingiustamente accusato di un fatto costituente reato; dall’altro, quello dello Stato, costretto a mettere in moto la pesante e costosa macchina della giustizia per perseguire un’incriminazione inventata. Per questo motivo si dice che la calunnia è reato plurioffensivo, cioè che mette in pericolo contemporaneamente beni giuridici diversi: in questo caso, la libertà dei cittadini e la corretta amministrazione della giustizia.

In questo articolo cercheremo di capire se c’è un termine per controquerelare per calunnia e i casi in cui è possibile farlo.

Cos’è la calunnia?

Il codice penale [1] punisce con la reclusione da due a sei anni chiunque accusa di un reato una persona che sa, invece, essere innocente, ovvero simula a danno di questi tracce di un reato. La pena è aumentata se si incolpa taluno di un reato per il quale la legge stabilisce pene detentive particolarmente severe o se dal fatto deriva la condanna alla reclusione per l’accusato. La pena è invece diminuita se la simulazione concerne un fatto preveduto dalla legge come contravvenzione (cioè come reato di minor allarme sociale).

Il codice penale prevede due diversi tipi di calunnia: quella diretta o formale e quella indiretta o materiale. La prima si attua attraverso la denuncia dell’innocente: per denuncia si intende, in senso ampio, l’informazione fornita all’autorità giudiziaria, senza particolari formalità. La denuncia, pur se consistente in una falsa accusa, deve essere dettagliata: deve, cioè, contenere tutti gli estremi utili per perseguire un delitto, e quindi indicare non solo il fatto materiale, ma anche l’elemento soggettivo (dolo o colpa) e l’assenza di cause di giustificazione (ad esempio, della legittima difesa).

La calunnia materiale consiste, invece, nel simulare le tracce di un reato ponendole a carico di taluno che si sa innocente. A differenza della calunnia formale o diretta, quella materiale presuppone una vera e propria macchinazione ai danni del povero accusato. Solitamente, la messa in scena posta in essere dal calunniatore consiste nel collocare oggetti indizianti presso il calunniato (ad esempio un’arma).

Quando è calunnia?

Per comprendere la portata del reato di cui ci occupiamo e capire quando si può controquerelare per calunnia, occorre focalizzare l’attenzione sull’elemento soggettivo del reato.

La calunnia è punita a titolo di dolo: è necessaria, cioè, la precisa intenzione di attribuire la commissione di un reato ad un innocente. La volontà colpevole, dunque, ricomprende due elementi: l’incolpazione e la piena consapevolezza dell’innocenza dell’incolpato [2]. Da ciò discendono alcune conseguenze.

Innanzitutto, va detto che l’errore sul fatto attribuito oppure sull’innocenza dell’accusato esclude il reato (ad esempio, Tizio denuncia Caio di furto credendo di averlo visto commettere il fatto; in realtà durante il processo si scopre che l’autore del furto era  Sempronio. In questo caso, pur avendo intrapreso un procedimento contro un innocente, Tizio non rischia una denuncia per calunnia da parte di Caio perché aveva denunciato quest’ultimo in buona fede).

Non v’è volontà colpevole, quindi, se l’accusatore ritiene per errore che l’incolpato sia responsabile del fatto attribuitogli; alla stessa maniera, difetta il dolo se l’incolpante dubiti ragionevolmente dell’innocenza dell’accusato.

Secondo la giurisprudenza, ai fini della prova del dolo non è sufficiente la falsità della denuncia, occorrendo, invece, la dimostrazione che il denunciante abbia avuto la certezza dell’innocenza del denunciato, in quanto il mero errore o il semplice dubbio sulla colpevolezza di quest’ultimo esclude la presenza dell’elemento soggettivo.

Ugualmente, non si incorrerà nel delitto di calunnia nel caso di cattiva o falsa interpretazione di una norma (ad esempio, si accusa taluno di un fatto che ha commesso, ignorando che la condotta segnalata alle autorità, in realtà, non costituisce reato).

Riassumendo in parole semplici, perché si abbia calunnia è necessaria la certezza dell’innocenza dell’accusato; in tutti gli altri casi (quando, ad esempio, ci si trovi in errore sul fatto costituente reato o sull’autore, oppure si ha un dubbio ragionevole sull’innocenza di questi) il delitto di calunnia non si integrerà e non vi sarà nessun rischio di essere denunciati per calunnia.

Il dolo è identico sia nel caso di calunnia formale che di calunnia materiale: in entrambe le condotte occorre, da un lato, che il soggetto agente sia a conoscenza della innocenza dell’incolpato e, dall’altro, che la sua condotta sia idonea a far sorgere un procedimento penale [4].

Certo, non è sempre agevole dimostrare che il calunniatore sia a conoscenza dell’effettiva innocenza dell’incolpato. A tal proposito, la Corte di Cassazione ritiene che la consapevolezza da parte del denunciante dell’innocenza del calunniato si possa evincere dalle concrete circostanze e dalle modalità esecutive dell’azione delittuosa [5]. Si tratta di procedimento logico deduttivo da effettuare con la dovuta cautela, al fine di non incorrere nel rischio di incriminare di calunnia colui che, denunciando il fatto, era invece in buona fede.

Quando controquerelare?

Da quanto finora detto si evince non soltanto che la controquerela può essere sporta quando l’accusatore abbia mentito spudoratamente, ma anche che è possibile farlo fin dal momento in cui la falsa accusa è stata portata a conoscenza delle autorità. In altre parole, chi è stato ingiustamente accusato non dovrà per forza attendere l’esito favorevole dell’eventuale procedimento che verrà intrapreso a suo carico, ma potrà ben farlo fin dal momento in cui il calunniatore ha mentito.

In termini un po’ più giuridici, si dice che, poiché la calunnia è un reato di pericolo, non occorre l’effettiva instaurazione di un procedimento penale a carico dell’incolpato per aversi l’offesa al bene protetto, essendo invece sufficiente che la condotta dell’agente appaia a priori idonea a provocare l’intervento dell’autorità giudiziaria sul fatto denunciato.

Anche la Corte di Cassazione ha affermato che per la sussistenza del reato di calunnia è sufficiente un’astratta possibilità di dare corso ad un procedimento penale a carico del soggetto incolpato, possibilità che verrebbe invece esclusa nell’ipotesi in cui la falsa accusa abbia per oggetto fatti manifestamente ed a prima vista inverosimili, cosicché l’accertamento della sua infondatezza non abbia bisogno di alcuna indagine [6].

Qual è il termine per controquerelare?

Per la controquerela non c’è un vero e proprio termine, poiché il delitto di calunnia è procedibile d’ufficio, non a querela di parte. Cosa significa?

Secondo il codice di procedura penale [7], la querela è una condizione di procedibilità con la quale si manifesta la volontà di procedere in ordine ad un fatto che costituisce reato. In termini più semplici, la querela è la volontà, manifestata per iscritto o verbalmente da chi è vittima del reato, di perseguire l’autore del fatto delittuoso. Senza tale “consenso” la legge non può punire l’autore del reato.

La querela deve essere sporta entro un termine preciso, che è di tre mesi dalla commissione del fatto (sei mesi per alcuni particolari delitti, quali la violenza sessuale e lo stalking)

Al contrario, si procede d’ufficio quando non c’è alcun bisogno che la vittima esterni la sua volontà di far punire il colpevole, in quanto lo Stato proseguirà indipendentemente da essa. Per la denuncia da parte dei privati non c’è un contenuto formale tipico e, soprattutto, non è previsto alcun termine per la sua presentazione.

La procedibilità d’ufficio della calunnia rafforza quanto detto in precedenza: scopo essenziale del reato è la tutela del corretto funzionamento della giustizia, interesse prevalente sulla protezione dell’innocente. Tanto è confermato anche dal fatto che, secondo la giurisprudenza, la spontanea ritrattazione della denuncia non esclude la punibilità del reato di calunnia, potendo al più rilevare come circostanza attenuante, purché effettuata prima che l’autorità giudiziaria acquisisca la prova della falsità dell’incolpazione [8].

Controquerela per calunnia: c’è un termine?

Non c’è un termine per presentare la denuncia per calunnia, proprio perché si tratta di un delitto procedibile d’ufficio, come sopra spiegato.

L’unico limite è quello della prescrizione del reato, che avviene (nella forma non aggravata) entro sei anni dalla commissione del fatto, cioè da quando il calunniatore ha falsamente accusato di reato taluno che sapeva essere innocente.

note

[1] Art. 368 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 34173/2014 del  01.08.2014.

[3] Cass., sent. n. 8976/2010 del 05.03.2010; Cass., sent. n. 34821 del 08.09.2009.

[4] Cass., sent. N. 30852/2014 del 11 luglio 2014.

[5] Cass., sent. N. 32801/2012 del 21.08.2012.

[6] Cass., sent. del 10.01.1997.

[7] Articoli 336 e seguenti cod. proc. pen.

[8] Cass., sent. N. 26177/2009 del  23.06.2009.

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